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POLITICA 14 Ottobre Ott 2015 1900 14 ottobre 2015

Mantovani, la corte di Verdini per portarlo in Ala

A metà settembre Verdini cercò di portare Mantovani in Ala. Ma lui rispose no. Sperava di rientrare nelle grazie del Cav. Anche se in Fi il suo potere era finito.

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Mario Mantovani.

Mario Mantovani sarà stato anche un politico in declino ben prima che arrivasse la magistratura che lo ha portato in carcere a San Vittore con l'accusa di abuso d'ufficio, turbativa d'asta, corruzione e concussione per appalti nella sanità lombarda.
Eppure faceva ancora gola alla politica romana e lombarda, sia perché instacabile collezionista di preferenze sul territorio sia perché capitano di una piccola pattuglia di deputati e senatori a Roma.
A dimostrarlo sono le lusinghe che gli fece Denis Verdini, l'ex berlusconiano ora renziano di ferro, nello scorso settembre, prima dell'approdo della riforma costituzionale in parlamento.
L'INCONTRO AL SENATO CON VERDINI. A palazzo Madama si ricordano bene di quell'incontro dove 'il macellaio fiorentino' chiese al vicegovernatore lombardo di passare in Ala, il gruppo Alleanza Liberalpopolare-Autonomie, insieme con la sua pattuglia di parlamentari.
Per la precisione due deputati di Forza Italia, Giuseppe Romele e Luca Squeri, e due senatori, Sante Zuffada, sempre di Fi, poi Lionelli Marco Pagnoncelli, ex Fi ora tra i fittiani di Conservatori e Riformisti, ma comunque vicino a Mantovani: fu quello che lo sostituì da senatore nel giugno 2013. L'ex numero due della Lombardia però disse di no, sia per questioni legate ai delicati equilibri in Regione sia, soprattutto, per riconoscenza nei confronti di Berlusconi, che era tornato a frequentare proprio nelle ultime settimane, dopo mesi di silenzio e incomprensioni.

Il riavvicinamento con Berlusconi e i consigli per i servizi sociali

Silvio Berlusconi con il coordinatore Pdl lombardo Mantovani alla commemorazione del Giorno della Memoria a Milano, il 27 gennaio 2013.

Non è un caso che il Cavaliere abbia deciso di difenderlo nel giorno dell'arresto dicendosi stupito e descrivendolo come una «persona sempre corretta».
C'è infatti un passaggio dell'ordinanza di custodia cautelare che racconta alla perfezione le difficoltà politiche 'del badante di Mamma Rosa' negli ultimi mesi.
E riguarda una telefonata effettuata da Mantovani l'11 aprile del 2014. L'allora assessore alla Sanità di regione Lombardia chiama Arcore, la residenza di Silvio Berlusconi, il leader di Forza Italia. Non parla però direttamente con il Cavaliere, come è sempre stato solito fare negli anni precedenti, ma con la segretaria Marina Brambilla.
LA TELEFONATA ALLA SEGRETARIA. Le spiega che «le sta per inviarle un fax con l’illustrazione dell’Opera Pisa Castiglione che si occupa di solidarietà ed assistenza per anziani, per poterla far valutare da Berlusconi in caso di scelta di una fondazione presso la quale svolgere il servizio di affidamento ai servizi sociali» cui era stato condannato il leader di Forza Italia.
Nella telefonata sottolinea che si tratta della stessa fondazione che sta realizzando ad Arconate la Rsa per anziani che poi l’assessore dedicherà alla mamma di Berlusconi.
Non solo. L'ex sindaco di Arconate fa capire che l'Opera Pia «è di suo stretto interesse», tenendo a puntualizzare che la lettera che giungerà via fax non contiene il suo nome, in quanto è firmata dal presidente della stessa, puntualizzando che: «Ecco... siccome non c'è scritto che sono... perché è firmata dal presidente, che è il professor Francesellino... quindi non c’è il mio nome, però, se riesci a dirgli: 'Guarda, questa gliela manda Mantovani.... stanno realizzando una residenza per anziani.... gliela dedicheranno a sua mamma... lui lo sa, io glielo ho già detto'».
PER 15 ANNI CONSIGLIERE DEL CAV. Berlusconi poi sceglierà la Sacra Famiglia di Cesano Boscone
Sta in questa manciata di righe il declino di questi ultimi due anni del ras delle cliniche per anziani, politico che per più di 15 anni aveva udienza e accesso settimanale alle sacre stanze di Arcore.
Mantovani è stato per anni uno dei politici più ascoltati da Berlusconi, sia per la vicinanza che ebbe con la madre del Cavaliere, sia perché è sempre stato un uomo di peso sul territorio lombardo, in particolare nell'Altomilanese.

La lenta perdita di potere all'interno di Fi

Il governatore lombardo Roberto Maroni e l'assessore regionale alla Sanità Mario Mantovani.

Mister preferenze alle Europee, coordinatore regionale, senatore, sindaco, persino sottosegretario, è tra la fine del 2012 e l'inizio del 2013 che inizia a contare sempre di meno tra i quadri dirigenziali di Forza Italia.
LE FRIZIONI CON MARONI. Lo scandalo sui doppi incarichi nella primavera del 2013, dopo l'insediamento della giunta di Roberto Maroni in Lombardia, non aiuta. Ma è l'arrivo di Mariastella Gelmini come nuova mediatrice con il governatore lombardo, incarico che le fu affidato proprio da Berlusconi, a cambiare le carte in tavola di una situazione a tratti esplosiva.
Siamo alla fine del 2013. C'è da affrontare la prima tornata di nomine nella sanità nell'amministrazione lombarda che arriva da quasi 15 anni di governo ciellino di Roberto Formigoni, ex presidente con cui Mantovani non è mai andato d'accordo. La quadra, però, non si trova. Si parla di frizioni tra il Faraone di Arconate e Bobo il leghista.
SOSTITUITO DALLA GELMINI. A mettere una pezza sarà appunto Mariastella Gelmini, che in poco tempo, anche grazie al buon rapporto con Maroni, prenderà in mano il partito dopo il bagno di sangue alle elezioni amministrative del 2014, estromettendo Mantovani da ogni incarico interno.
È solo l'inizio. Perché nel giro di un anno, il governatore lombardo gli toglierà anche le deleghe dell'assessorato, lasciandogli solo la vicepresidenza, il tutto con l'avvallo di Berlusconi.
Negli ultimi giorni il vento stava cambiando, ma poi è arrivata la procura di Milano.

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