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PIRELLONE 14 Ottobre Ott 2015 1212 14 ottobre 2015

Maroni, i guai della Giunta della Lombardia

Salvini: «Attacco politico». Maroni: «Giunta solida». Ma Mantovani e Garavaglia non sono casi isolati. Il governatore è atteso a processo. Se condannato, decade.

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Da sinistra, Mario Mantovani, Roberto Maroni e Massimo Garavaglia.

Appena eletto lo promise, impegnato nel braccio di ferro con l'allora Pdl: «No ad assessori indagati in Giunta».
E invece Roberto Maroni ora vede traballare il suo governo.
L'arresto di Mario Mantovani, già assessore alla Sanità e vice presidente della Regione nonché uomo di Berlusconi, è una batosta per il leghista delle ramazze.
MANTOVANI SI AUTOSOSPENDE. Dal canto suo il forzista dal carcere si è dichiarato «estraneo ai fatti» che gli vengono contestati, e si è autosospeso dalla carica.
Ma tra gli indagati dell'inchiesta c'è pure Massimo Garavaglia, suo uomo di fiducia e assessore al Bilancio.
«UN ATTACCO POLITICO». La Lega prova in tutti i modi a fare scudo.
Il leader Matteo Salvini è intervenuto il giorno dopo lo scoppio del caso a La Telefonata su Canale 5, evocando una sorta di complotto: «Qualche giudice si è alzato male. È un attacco politico alla Regione meglio governata d'Italia. Magari per nascondere i problemi del Pd e le cene di Marino e Renzi».
«LA GIUNTA NON RISCHIA». Anche il governatore Maroni ha commentato da Bruxelles: «La Giunta non è a rischio, non risultano tangenti pagate per la sanità in Lombardia».
Ma per Bobo i guai non finiscono qua.
MARONI A PROCESSO. L'ex ministro, infatti, è atteso a processo per direttissima il primo dicembre con l'accusa di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e induzione indebita per presunte pressioni per sistemare due sue ex collaboratrici ai tempi del Viminale: Mara Carluccio e Maria Grazia Paturzo, con la quale il presidente della Lombardia era legato da una «relazione affettiva».
Nel 'pacchetto' era compreso anche un viaggio a Tokyo proprio per Paturzo, assunta da Expo 2015.
VIAGGIO SPESATO DA EXPO. Secondo gli inquirenti, Maroni avrebbe voluto che fosse inserita nella delegazione della Regione per il viaggio e che fosse spesata proprio da Expo, perché il Pirellone non poteva coprire i costi.
Da qui le sue presunte pressioni sul direttore generale Chirtian Malangone, attraverso il capo della sua segreteria Ciriello, e l'accusa di induzione indebita.
L'OMBRA DELLA SEVERINO. Nel secondo filone dell'inchiesta Maroni è accusato di aver turbato la gara per favorire l'assegnazione di un contratto di collaborazione con Eupolis, ente di ricerca della Regione, a Carluccio.
Non sono dettagli: in caso di condanna, anche solo di primo grado, Maroni rischia di dover lasciare la carica di governatore in applicazione della sospensione prevista dalla legge Severino.
LA CONDANNA DI CANTÙ. Condannata a un anno e più di 300 euro di multa per diffamazione è invece l'ex assessore alla Famiglia e al volontariato Maria Cristina Cantù.
La 49enne aveva offeso Paolo Ricci, all’epoca dei fatti direttore del dipartimento della direzione medica dell'Asl di Mantova. La pena è sospesa, ma l’ex assessore dovrà risarcire 5 mila euro alla parte civile.
UNA POLTRONA LA ASPETTA. Poco male. La maroniana di ferro, ex manager e dirigente, ha perso sì la delega, però è data tra le favorite per una nomina ai vertici dell'Agenzia dei controlli sulla Sanità.
In barba al decreto 39 del 2013 che impedisce a un ex assessore di ricoprire un ruolo trecnico nella Pubblica amministrazione.
Cantù non ci sta e a Repubblica Milano aveva ribadito: «La normativa nasce per evitare opacità e conflitti di interesse da parte di chi ha avuto un ruolo politico. La questione però non si applica a chi prima dell'assunzione della carica aveva incarichi dirigenziali. Nel mio caso, un contratto da direttore generale che, per giunta, scade il 31 dicembre. Per questo, ribadisco, non c'è alcuna criticità concreta».

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