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POLITICA 14 Ottobre Ott 2015 1645 14 ottobre 2015

Soldi pubblici ai partiti, cosa prevede la sanatoria

Con 148 sì, 44 no e 17 astenuti il Senato approva il ddl Boccadutri. Che sblocca  45,5 mln di rimborsi del 2013-14. I punti del provvedimento del Pd.

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La protesta dei senatori del M5s nell'aula di Palazzo Madama per il ddl Boccadutri sul finanziamento pubblico ai partiti.

Un colpo di spugna al visto di conformità della commissione bilancio per sbloccare la sanatoria fai da te sui finanziamenti pubblici ai partiti.
Con 148 sì, 44 no e 17 astenuti l'aula di Palazzo Madama ha approvato la 'leggina' in base alla quale le formazioni politiche riceveranno comunque i fondi relativi agli anni 2013 e 2014, benché non sia stato effettuato il controllo delle loro spese.
I contributi erano infatti stati bloccati in seguito alla decisione dell'ufficio di presidenza di Montecitorio, che a luglio aveva stabilito di non poter erogare neanche un euro senza la relazione di conformità della Commissione di garanzia presieduta da Luciano Calamaro.
SOLO UNA VERIFICA FORMALE SUI BILANCI. La decisione di procedere con l'incardinamento del ddl Boccadutri, per poi sospendere la seduta in Senato e consentire alla commissione Bilancio di esaminare e valutare i 215 emendamenti presentati al testo, è stata presa sulla base di una proposta, votata favorevolmente, del presidente di turno, Roberto Calderoli.
Quella approvata dall'aula è vera e propria sanatoria.
Una boccata dossigeno per le casse dei partiti, un altro colpo di mano in favore di un sistema di contribuzione che non è stato ancora del tutto abolito.
Ma la vera svolta è che lo Stato erogherà queste cifre quasi ad occhi chiusi, effettuando solo una verifica formale sui bilanci dei partiti e non uno screening approfondito su fatture, scontrini, bonifici.
Ecco perché ha riacceso le polveri di chi da sempre fa della contrarietà al finanziamento pubblico della politica uno dei tratti distintivi della propria identità. In primis, il Movimento 5 Stelle.

Controlli mai avvenuti per «mancanza di personale»

Il ddl Boccadutri - che modifica l'articolo 9 della legge 96 del 2012 con la quale si sono ridotti i contributi pubblici ai partiti - riguarda, nello specifico, la Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici. Il provvedimento, già approvato dalla Camera (con 319 sì e 88 contrari), sblocca finanziamenti già decisi ma non erogati perché, nonostante siano state ottemperate tutte le disposizioni di legge per ottenerli da parte dei partiti, la Commissione in questione - istituita dalla legge del governo Letta che elimina progressivamente il finanziamento fino all’azzeramento nel 2017 – si era dichiarata impossibilitata a svolgere le dovute verifiche sui bilanci 2013 e 2014 per mancanza di personale.

Una torta da 45,5 milioni

Le delibere adottate dagli Uffici di presidenza di Camera e Senato che, tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, avevano «congelato» l’erogazione della tranche del finanziamento pubblico che i partiti avrebbero dovuto incassare prima della pausa estiva.
Il ddl del Pd dice che la verifica della conformità di spese effettivamente sostenute ed entrate percepite dalle forze politiche «si applica ai rendiconti relativi agli esercizi successivi al 2014», escludendo quindi il 2013 e il 2014. I partiti incasseranno quei milioni di euro pubblici, una torta da 45,5 milioni, residuo di un finanziamento che si esaurirà nel 2017 in virtù della legge approvata dal governo Letta a dicembre del 2013. Mancherà, tuttavia, quella trasparenza sbandierata con l’istituzione della commissione di garanzia, che evidentemente non era stata dotata del personale sufficiente per svolgere quelle funzioni.

M5s in rivolta

La dura condanna da parte del M5s erano arrivate già dopo il passaggio a Montecitorio del ddl. Poco prima della votazione finale hanno sventolato in aula banconote finte da 500 euro, in segno di protesta.
«Dopo la truffa della legge Boschi-Verdini che regala l'immunità parlamentare a consiglieri regionali e sindaci», è poi insorto Gianluca Castaldi, capogruppo del M5s in Senato, ecco il blitz super veloce sulla legge Boccadutri che regala milioni di euro ai partiti senza controllare i bilanci».
GRILLINI CONTRO IL REDDITO DI CITTADINANZA AD PARTITUM. I grillini, oltre a lamentare il «condono a ogni eventuale irregolarità dei bilanci dei partiti» e la sottrazione «alla commissione di garanzia, che loro stessi hanno istituito per legge, la possibilità di svolgere i necessari controlli e verifiche sulle scritture contabili», hanno contestato anche un’altra norma «scandalosa» contenuta nella legge: l'istituzione di una «cassa integrazione straordinaria, una specie di reddito di cittadinanza ad partitum».

Il Pd: «Finanziamento è principio di garanzia democratica»

Il senatore del Pd Miguel Gotor, ha voluto spiegare la sua decisione di essere realtore del ddl: «Sono tra i due o tre senatori del partito democratico che nel 2013 non hanno votato la legge che ha abolito nel corso di questa legislatura, per di più per decreto-legge, il finanziamento pubblico ai partiti. Sono, infatti, radicalmente contrario allo spirito di un simile provvedimento che reputo il più grave e contraddittorio varato nell'attuale legislatura per i costi che comporterà nel medio periodo sul corretto e sano funzionamento della democrazia italiana».
Per il democratico il principio del finanziamento pubblico dei partiti, ha detto «è un principio di garanzia democratica che, non a caso, vige in tutte le democrazie europee per i suoi caratteri di universalità, neutralità, terzietà e proporzionalità, rispondendo così a un elementare bisogno di giustizia».

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