Toti, Tsipras stregone veterocomunista
BASSA MAREA 14 Ottobre Ott 2015 1858 14 ottobre 2015

Toti è un miracolato: per lui il bivio è già vicino

Il suo centrodestra ha vinto grazie ai voti di protesta. Adesso è chiamato a convincere i liguri. Ma le prime nomine...

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Giovanni Toti.

Ma lo sanno, gli uomini del centrodestra ligure, di essere dei miracolati che devono giocarsi bene le prime carte?
Toti ha vinto nel maggio scorso perché un numero sufficiente di liguri ha deciso che Claudio Burlando aveva esaurito il suo tempo e la sua diretta erede Raffaella Paita, la continuità burlandiana, non avrebbe fatto meglio. Quindi, avanti Toti e il centrodestra, e vedremo.
Alcune nomine, per ora, non lasciano del tutto tranquilli. «Tempo scaduto, Toti deve dare una scossa alla Liguria», ha titolato a inizio ottobre in un fondo del suo direttore Il Secolo XIX.
I VOTI DI PROTESTA AL CENTRODESTRA. L’alluvione di un anno fa, e il dissesto dalla Banca Carige, la vecchia Carige Cassa di Risparmio da sempre dominata dalla politica locale, avevano suonato la campana a morto per la Giunta di Claudio Burlando, il politico interprete della lunghissima stagione Pci-Pds-Ds-Pd in Liguria.
La destra, che ben pochi davano vincente a fronte di una macchina elettorale burlandiana considerata ancora potente, ha avuto alla fine il buon senso di non dividersi, a differenza della sinistra. E ha vinto. Più la Lega che Forza Italia. O meglio, Burlando ha perso.
Il Pd conta oggi a Genova appena un migliaio di iscritti; ne aveva 40 anni fa all’inizio del suo ciclo, lungo quasi il doppio del precedente ciclo democristiano, ancora più di 30 mila, e la spompata Dc ancora 20 mila.
Il centrodestra neppure esiste, ormai, come struttura credibile, ma ha comunque preso i voti di protesta.
MARCO SCAJOLA ALL'URBANISTICA. Gli assessori sono stati ridotti a sette, con un incrocio di deleghe non sempre razionale. Ma la portata del rischio che Toti corre la dà uno dei nuovi assessori, Marco Scajola responsabile di Urbanistica ed Edilizia in una delle regioni più cementificate d’Italia, là dove la peculiare orografia consente di costruire, cioè sulla costa e nelle valli (nei fiumi, spesso, come alluvione insegna).
Marco è figlio di Alessandro, già massimo rappresentante della destra nella gestione consociativa che non ha visto anzi, ha tollerato, il disastro Carige; l’ex ministro Claudio è suo zio. Di suo, Marco è persona gentile, tratto non inutile. Ma viene considerato, in attesa di smentite, etero diretto.
Comunque dopo la vittoria ha rilasciato alcune dichiarazioni imbarazzanti. Ad esempio: «Finalmente, dopo 10 anni di governo Burlando possiamo rimettere in piedi un territorio distrutto dal Pd».

Sanremo? Non un modello di buona amministrazione

Claudio Scajola.

Territorio distrutto dal Pd? Troppo sbrigativo.
Anche le patelle attaccate allo scoglio di Punta Chiappa sanno che la Liguria è stata a lungo gestita da un patto di ferro Burlando-Scajola Claudio che assegnava al primo il comando a Genova (e Savona, se ci riusciva visto il fiero autonomismo locale), La Spezia per conto suo come al solito, da Liguria anomala quale è, e Imperia saldamente al secondo, scajoliana da ormai ben oltre mezzo secolo, da quando era sindaco tavianeo Ferdinando Scajola, nonno di Marco, e i cui figli Alessandro e Claudio sono stati ugualmente sindaci.
La spartizione in Carige era la Cassa di compensazione, più che di risparmio, di tutto questo bel consociativismo.
IL 'RAUTIANO' BERRINO. Toti ha annunciato a giorni il Piano casa, che segue quello sulla raccolta dei rifiuti e vedrà alla fine, entro metà novembre, il Grow Act (anche l’anglofila Liguria è anglofona, tra un belìn e l’altro), con liberalizzazioni per imprese, ambiente, agricoltura, cultura e altro.
Le liberalizzazioni. È tutto da vedere. Si sa come le intende molta gente: licenza di uccidere. Marco Scajola avrà nel piano casa un banco di prova, in una regione dove più che da costruire c’è da ricostruire.
Poi c’è l’assessore Giovanni Berrino, avvocato sanremese, Fratelli d’Italia, “rautiano” come si autodefinisce, una lunga militanza amministrativa nella sua città dove è stato anche vicesindaco.
Sanremo non è esattamente un modello di buona amministrazione, da vari decenni. Berrino si è subito fatto la fama di inavvicinabile e chissà, forse è meglio così.
UN RUOLO DELICATO. Il suo ruolo è delicato. Oltre che di Occupazione (ma perché non accorparla con lo Sviluppo economico affidato al leghista Edoardo Rixi, mentre il corposo, affine e assai liquido dossier Formazione è andato a Ilaria Cavo di Forza Italia?), Berrino ha la delega per Trasporti, Turismo e, punto cruciale, il Personale.
La burocrazia regionale Ligure è afflitta da un livello piuttosto basso, con alcune eccezioni, dei suoi direttori generali.
Anche per questo, colpa della giunta precedente e sul finale di quella attuale, sono andati perduti i finanziamenti Ue per il Terzo Valico ferroviario genovese. Che sia necessario lo dicono le date. Delle due linee attuali l’ultima è dell’ 89. Si intende 1889. Una terza via Ovada in esercizio da oltre 100 anni è a binario unico e nata e restata secondaria. Nessun grande porto d’Europa è rimasto così limitato per oltre un secolo.

Un fidatissimo di Toti a capo della segreteria

Giovanni Toti, europarlamentare di Forza Italia e presidente della Regione Liguria.

«I soldi ormai vengono essenzialmente dai finanziamenti europei», dice un alto funzionario regionale che lamenta amaramente quella perdita. «Solo che occorre avere personale che si sappia muovere con l’Europa».
Toti si è trincerato mettendo a capo della sua segreteria personale un fidatissimo, Pierpaolo Giampellegrini, avvocato con studio a Massa Carrara.
E a giorni arriva Paolo Emilio Signorini dal ministero delle Infrastrutture, dove era vice del defenestrato e plurindagato Ercole Incalza, come Segretario generale della Regione, primo dei funzionari cioè, al posto della burlandiana doc Gabriella Laiolo.
PRIMO BANCO DI PROVA: LA SANITÀ. Toccherà a Berrino e Signorini rimettere in sesto una struttura per troppo tempo costruita attorno alle persone, valutate per fedeltà più che altro, e non alle funzioni affidate a persone adeguate. Ci riusciranno?
Forse qualche consulenza un po’ affrettata è già stata elargita e in una regione dove ci sono più professionisti che parcelle professionali interessanti la pressione è notevole.
Sonia Viale, cui fa capo la cruciale Sanità, 70% del bilancio e primo banco di prova su cui i liguri giudicheranno, non conosce molto la materia per ora, ma ha una buona esperienza parlamentare (Lega) e governativa e arriva, dicono, preparata alle riunioni.
Sugli ex sindaci Giacomo Giampedrone di Ameglia, indipendente ex Forza Italia, chiamato all’Ambiente e su Stefano Mai ex primo cittadino di Zuccarello (Savona) e leghista, all’Agricoltura, ci sono varie speranze.
IL BIVIO È VICINO. Il territorio è dissestato, quel poco di agricoltura che c’è va rilanciata, e quella che è insieme al Trentino la più boschiva regione d’Italia (63% dell’area regionale contro il 60% del Trentino) non è neppure l’ombra rispetto alle aree di Trento e Bolzano come gestione dei boschi, in Liguria sempre più una selva impraticabile e abbandonata, con la ormai quasi totale scomparsa del glorioso castagno domestico. Un disastro.
Fra sei mesi circa i liguri, sornioni, mugugnoni, ma osservatori, avranno capito con chi hanno a che fare. Se sarà tutto sommato pollice alto, il premio è in vista: il Comune di Genova, una macchina amministrativa quattro volte più grande di quella regionale, dove pure la sinistra potrebbe essere agli sgoccioli, nel 2017.
Se sarà per Toti pollice verso, sotto un altro, per Genova, magari di “campanile”.

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