Bernie Sanders e Hillary Cliton, candidati democratici alla presidenza Usa 2016, durante il dibattitto televisivo del 13 ottobre.
STATI UNITI 14 Ottobre Ott 2015 0914 14 ottobre 2015

Usa 2016: confronto tv tra i democratici, la più forte è Hillary

Presidenziali Usa, confronto tra i dem. Hillary vince, ma la star è Sanders.

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Bernie Sanders e Hillary Cliton, candidati democratici alla presidenza Usa 2016, durante il dibattitto televisivo del 13 ottobre.

Che galantuomo, Sanders. Il primo dibattito televisivo tra i candidati democratici alla presidenza degli Stai Uniti, si chiude con una indiscutibile vittoria di Hillary Clinton, che sfoggia argomenti e sicurezza da vero capo di Stato.
Ma la sorpresa della serata organizzata dalla Cnn il 13 ottobre, è il socialista Bernie Sanders che dimostra un inedito fair play rifiutandosi di attaccare la sua sfidante sullo scandalo mail: «Sono d’accordo con lei (Hillary, ndr)», dice, sollecitato sull'argomento dal conduttore Anderson Cooper.
IL FAIR PLAY DI SANDERS. «È una montatura dei repubblicani, gli americani sono stufi di sentir parlare di queste email, vogliono che parliamo dei loro problemi reali». E quando il giornalista gli fa notare che sulla faccenda indaga l'Fbi, Sanders replica infastidito attaccando la stampa che si occupa di 'posta elettronica' «anziché preoccuparsi della gente che perde il lavoro, del crollo del ceto medio, dei 27 milioni di americani che versano in condizioni di indigenza».

Hillary alla fine la spunta agevolmente, aggressiva e determinata, ma anche rilassata: «Sono state le sue due ore migliori da quando si è candidata», commenta il Washington Post. Sanders sa tenerle testa, mostrando tutta la passione di cui è capace. Gli altri tre candidati - O'Malley, Webb e Chafee - ridotti quasi a comparse.
IL TWEET DI BILL. Disattivata la bomba mail, sparisce dal dibattito anche l'altro argomento forte contro la Clinton: quello della commissione sui fatti di Bengasi, dove l'ex segretario di Stato dovrà testimoniare il 22 ottobre e che lei liquida come strumento fazioso in mano ai repubblicani del Congresso. Le cose si mettono così bene durante lo show che il marito Bill tira un sospiro di sollievo e twitta a metà dibattito: «Quello che sta accadendo a Las Vegas dimostra che Hillary Clinton è la più qualificata candidata per diventare Potus».


Siria e Putin, il confronto sugli esteri


Sempre su Twitter, il candidato repubblicano Donald Trump, non vedendo la serata trascendere, si dice annoiato: «Stasera sul palco non c'è nessuna star», scrive. Hillary parte subito bene, guadagnandosi la prima ovazione della serata già con le presentazioni: «ex first lady, ex segretario di stato, madre e nonna di una splendida bimba«. E andando immediatamente al cuore del suo messaggio: ognuno in America deve avere una chance, non solo i più ricchi che invece devono finalmente «pagare il giusto».
L'AFFONDO DI SANDERS SU WALL STREET. Sanders non l'attacca direttamente, ma cerca di pungolarla sulla sua vicinanza con Wall Street e i poteri forti. Quell'ambiente che l'ex hippie, divenuto senatore del Vermont, combatte strenuamente e che - sottolinea - dopo aver causato la crisi dovrebbe pagare per i poveri, l'istruzione, per gli studenti che vanno al college, per i servizi. L'ex first lady però incassa bene, e respinge le critiche di chi la descrive come «out of touch», fuori dalla realtaà: «Io non sono una che guarda ai suoi interessi personali, ma sono una progressista a cui piace che le cose vengano fatte».


Frecciata a Sanders criticato spesso per i suoi toni più populisti. «Non voglio essere votata perchè mi chiamo Clinton - insiste Hillary - ma per quello che ho fatto in passato. E per evitare che alla Casa Bianca arrivi un repubblicano che ci riporti indietro rispetto all'era Obama».
Hillary sceglie dunque di porsi in continuità con l'attuale presidente: «Bisogna andare oltre Obama», sottolinea, ma fa capire che l'eredità di Barack sarà il suo punto di partenza su molte cose. «Quali le differenze con Obama? Avere una donna presidente è già una differenza», replica quando si cerca di stuzzicarla su questo argomento. I momenti di maggiore scontro con Sanders sono la politica estera, le armi e il programma di spionaggio della Nsa. Sulla lotta all'Isis in Siria, Hillary manda un messaggio chiaro a Mosca: «Non accetteremo mai che Putin crei il caos». HILLARY ATTACCA SULLE ARMI. Ribadisce di sostenere la 'no fly zone', mentre Sanders dice no ai «pantani militari».
E se l'ex first lady dichiara guerra alla potente lobby della armi, la Nra, Sanders spiega che serve una soluzione «di buon senso», mentre afferma che da presidente cancellerebbe subito il programma di spionaggio della Nsa. Quello che Hillary di fatto approvò votando il Patriot Act dell'era Bush e post 11 settembre. Papa Francesco torna invece ad unire sul tema dei cambiamenti climatici. A citarlo è Sanders, che parla di «questione morale». E Hillary è d'accordo. Alla fine lei ha parlato oltre 30 minuti, tre volte di più di Chaffee. Sanders 28 minuti. Per ora, in attesa che Joe Biden decida, è una partita a due.

Bernie meglio di Barack?

Secondo i media statunitensi, a questo punto della campagna elettorale delle primarie democratiche per Usa 2016, Sanders sta riscuotendo risultati migliori di quanto fece Barack Obama nel 2007-2008 in almeno tre aree chiave: pubblico, sondaggi e donatori.
Sul fronte del pubblico, nello stesso periodo della sua prima campagna elettorale per la corsa alla Casa Bianca, Obama aveva radunato al massimo 24 mila persone durante un comizio a New York, mentre il senatore del Vermont a luglio ne ha mobilitate oltre 100 mila.
PUBBLICO, SONDAGGI E DONATORI. Quanto ai sondaggi, a questo punto della sua campagna elettorale Obama era sotto di 26 punti rispetto alla rivale Hillary Clinton, mentre oggi l'ex first lady guida i sondaggi con solo 17 punti percentuali di vantaggio su Sanders. Anche sulle donazioni il senatore ha fatto meglio dell'attuale presidente americano: il candidato dell'Asinello ha raggiunto l'obiettivo del milione di donazioni più velocemente di qualsiasi altro rivale nella storia. La campagna di Sanders ha infatti annunciato alla fine di settembre di aver superato il milione di donazioni (con un contributo medio di 24,86 dollari), mentre Obama raggiunse lo stesso risultato solo nel febbraio del 2008.


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