Governatore Veneto Luca 151015111818
INTERVISTA 15 Ottobre Ott 2015 1200 15 ottobre 2015

Luca Zaia: «In Lombardia si faccia chiarezza»

Il governatore del Veneto a L43 benedice Salvini leader. Sulle alleanze dice: «Le farei anche con la sinistra». «Io capo del centrodestra? Per ora no». Ma nel 2018...

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Piace a destra e a sinistra, al Nord e al Sud, a Silvio Berlusconi e a Matteo Salvini, ma di tornare a Roma e fare il leader del centrodestra non ci pensa proprio.
«Sono concentrato sul Veneto», è il mantra che il governatore leghista Luca Zaia ripete senza stancarsi anche a Lettera43.it.
«Mi è rimasto un bel ricordo dell'esperienza come ministro dell'Agricoltura», dice ricordando il suo incarico durante il governo Berlusconi, «tanto che contadini e allevatori mi cercano ancora», e non per menarlo, precisa, «io le quote latte le ho sistemate, sia chiaro».
Ma la Capitale non lo attira neanche un po', per ora.
«IL MODELLO LOMBARDO-VENETO FUNZIONA». Al suo posto, in caso di elezioni anticipate, ci vorrebbe mandare il segretario della Lega Nord, «uno scontro tra i due Mattei lo vedrei bene».
Solo che è proprio Salvini adesso a trovarsi in difficoltà, non solo a Roma ma anche in casa. Strenuo difensore del modello lombardo-veneto, con lo scandalo giudiziario che ha investito la regione Lombardia, rischia di vedere i leghisti veneti rivendicare una superiorità politica e morale tale che la ruspa, alla fine, potrebbe essere usata proprio contro di lui.
Per ora però il fuoco cova sotto la cenere, e l'ordine è quello di serrare i ranghi: «Il modello lombardo-veneto funziona e continuerà a funzionare», ribadisce Zaia, «il Veneto lascia 21 miliardi di euro di residuo fiscale, la Lombardia circa 54. L'Italia senza queste due regioni è finita».

Il governatore del Veneto, Luca Zaia. © ImagoEconomica

DOMANDA. Oltre alla politica economica c'è anche l'etica politica: le crea un po' di imbarazzo quello che sta succendo nella giunta Maroni?
RISPOSTA.
È fondamentale che in Lombardia si faccia subito chiarezza, ma non sono abituato a celebrare i processi sui giornali.
D. Massimo Garavaglia, uomo di fiducia di Maroni e assessore al Bilancio, è indagato dal tribunale però, non dai giornali. E il vicepresidente Mario Mantovani è stato arrestato...
R.
Garavaglia, per quanto lo conosco io, è una persona perbene e penso che tutto l'impianto accusatorio nei suoi confronti non sarà alla fine confermato. Come dissi anche davanti allo scandalo Mose, ben più complicato, bisogna fare chiarezza a 360 gradi per far capire ai cittadini che la politica non è tutta malaffare ma è anche fatta da persone perbene.
D. Cosa la preoccupa di più: il caso di corruttela nella regione Lombardia a presidenza leghista o lo scandalo della Banca Popolare di Vicenza?
R.
Parto da un vecchio adagio: male non fare, paura non avere. Penso di aver dimostrato cosa siano la correttezza amministrativa e la legalità. Io sono passato sotto ogni tipo di esame, la mia Regione ha vissuto un'inchiesta fatta dalla procura di Venezia a cui hanno fatto seguito un centinaio di avvisi di garanzia e custodie cautelari. La legalità deve essere il punto di riferimento per noi amministratori.
D. Rimarrà in Veneto o sta pensando alla proposta di diventare leader del centrodestra?
R.
Mi occupo di Veneto, non ho nessuna intenzione di andare a distrarmi in candidature a livello nazionale.
D. Quindi in caso di elezioni anticipate nessun passaggio di ruolo?
R.
No.
D. Nel 2018 però...
R.
Vedremo, per ora sono il governatore del Veneto.
D. Un centrodestra frammentato e tutto da ricostruire le fa paura?
R.
No, il problema non è questo, penso che sia corretto nei confronti dei cittadini occuparsi di quello per cui sei stato eletto, ho già un'attività da fare e la porto avanti con coerenza.
D. Il suo partito vede bene una sua discesa in campo a livello nazionale. Forse perché è l'unico presentabile?
R.
La Lega dovrà coniugare sempre di più la forza di lotta e la forza di governo. I cittadini alla fine ti scelgono perché porti i rappresentanti del territorio. È fondamentale questa azione che è un po' una falange macedone.
D. Che sarebbe?
R.
Da un lato c'è chi porta l'idea e da un lato chi la concretizza amministrativamente.
D. E lei che ruolo gioca?
R.
Io sono un amministratore, cerco di mutuare l'idea del mio partito che condivido in un'azione amministrativa che sia sostenibile, democratica e rispettosa della libertà dei cittadini.
D. Rendendola magari anche un po' più moderata rispetto al modello ruspa profetizzato da Salvini?
R.
Ci sono cittadini che dicono che Zaia è troppo moderato, altri che dicono Salvini è troppo impetuoso. Ma la verità è che questo mix ci permette di parlare a una platea molto più estesa.

Aiutare il Sud è un investimento: così il Nord smette di pagare

D. Che cosa accomuna lei e Salvini?
R.
La Lega.
D. Lega Nord o Nazionale?
R.
L'una non esclude l'altra. A chi ci accusa dicendoci «ma voi andate al Sud» ricordo che innanzitutto, per noi, l'oggetto sociale è sempre l'indipendenza della Padania.
D. Ma?
R.
Voglio anche ricordare che io la discesa verso il Sud già l'ho fatta, sono stato l'ante litteram, perché ci andavo da ministro quando tutti si aspettavano che andassi solo nei campi di grano del Nord. La mia prima uscita l'ho fatta a Caserta per la mozzarella di bufala, ho fatto la protezione del marchio Stg (specialità tradizionale garantita) per la pizza margherita, ho commissariato il consorzio di tutela della mozzarella, sono stato in Sicilia, dappertutto. Il punto è che la Lega deve scendere in campo a 360 gradi e per noi rappresenta un investimento dare voce a chi vuole riscattarsi.
D. Ora terùn è bello: per raggiungere il 20% questo e altro?
R.
Magari chi fa i calcoli della politica fa giustamente pure questo ragionamento. Io la vedo diversamente: dare voce alla protesta che cresce anche al Sud, a chi non vuole più la cupola, il malaffare, per noi è un investimento, perché alla fine il conto di quello che non funziona in tutta Italia, lo paga sempre il Nord.
D. La Lega si presenta come paladina di trasparenza e giustizia: sicuri di non avere altri scheletri negli armadi, altri Belsito in agguato?
R.
Per attaccare la Lega si va sempre a riesumare Belsito, altrimenti trovare qualcun altro è una bella fatica. Il nostro dogma è la legalità, il rigore, poi naturalmente se c'è qualcuno che sbaglia ne risponde soggettivamente.
D. Per questo è della Lega?
R.
Sono leghista perché vengo dalla Liga veneta, ho conosciuto solo l'assenso per un partito, ho iniziato da studente.
D. Una fede calcistica, insomma.
R.
Da noi c'era un portatore di idee che c'è ancora ed è Gian Paolo Gobbo, segretario nazionale per 20 anni della Liga veneta. Gobbo aveva un'azienda che vendeva utensili per meccanici, quindi i primi leghisti in Veneto sono stati proprio loro, che portavano la chiave inglese e il volantino della Liga. Anche mio papà era un meccanico.
D. Anziché falce e martello, chiave inglese e ruspa. Ma oggi chi porta le idee nella Lega?
R.
I militanti. Jean-Jacques Rousseau diceva che il popolo sceglie i suoi rappresentanti, penso sia fondamentale rispettare il popolo.
D. E visto che Salvini è stato eletto segretario del partito nessuna obiezione, a malincuore?
R.
Noi abbiamo un leader, Salvini, che ha i fondamentali per portare il verbo, le nostre idee. Io non sono mai stato un fondamentalista, un fanatico, uno che si schiera con il leader di turno, ma lui ha dimostrato sul campo di cosa è capace, ha preso un partito al 3% e l'ha portato al 15% in un momento storico fondamentale.
D. Quale?
R.
Oggi non viviamo più una fase delle casacche politiche, ma della leadership. Abbiamo un leader di sinistra che parla a un elettorato moderato, mai sarebbe accaduto in Italia 20 anni fa con Berlinguer per esempio.

Salvini è un trascinatore, se la giocherà con Renzi

D. Matteo e Matteo, gemelli separati alla nascita?
R.
Salvini dimostra di avere una leadership da trascinatore, riesce a prendere voti in parti di territorio che non sono tipiche dell'elettorato leghista. Questo dimostra che il futuro è un investimento sui leader, non sui partiti.
D. Quindi lei vede i due Mattei in pole alle prossime elezioni?
R.
Sì.
D. Insomma, si tira indietro?
R.
Non mi sono mai buttato avanti, l'ho detto dall'inizio, oggi sono della partita ma penso che un leader lo abbiamo già ed è Matteo. Poi chi fa troppi calcoli va sempre a finir male, chi ragiona come con le figurine Panini sbaglia, e l'ho dimostrato in Veneto: tutti a fare i conti possibili e immaginabili e alla fine i voti li ho presi io.
D. Ma sulle prossime elezioni due conti li starete facendo, dietro le quinte, con Maroni, Salvini o Berlusconi?
R.
No, nessuna telefonata né incontro sul tema. Voi vivete di cene segrete, io non ci vado proprio alle cene, quindi non mi sono mai messo nei casini, per questo all'inizio sono stato preso per uno che non capiva nulla di politica.
D. Poi cos'è cambiato?
R.
Che hanno capito che alla fine avevo ragione io a non andare alle cene di Mose o non Mose e derivati. Bisogna sempre avere i piedi per terra e stare in mezzo alla gente. Quando fai troppe riunioni è finita.
D. E quando fai troppe alleanze invece? Quella con il Front national di Marine Le Pen non rischia di danneggiare la Lega “più moderata” che lei ha in mente?
R.
L'enfatizzazione che si fa di Le Pen forse è troppo estrema. Penso a come si descriveva Umberto Bossi 20 anni fa, sembravamo i neonazisti. Poi se ci sono percorsi comuni che si possono condividere a prescindere dalle diverse formazioni che male c'è?
D. Opportunismo politico...
R.
Un tempo si diceva: col diavolo purché condivida le nostre idee. Se c'è condivisione di progettualità io farei alleanze a destra e a sinistra. Se ci dessero l'autonomia, per esempio, a caval donato non si guarda in bocca.
D. Falce e chiave inglese?
R.
Premesso che ho sempre avuto un sacco di voti dalla sinistra in Veneto, ci sono temi sui quali non collimeremo mai, come l'immigrazione o lo ius soli.
D. Alfano quindi è un alieno di destra?
R.
Alfano oggi è politicamente e organicamanete con un governo di centrosinistra, tanto è vero che ne sostiene tutte le attività.
D. Sugli immigrati, però, ha seguito lo stesso percorso del leghista Maroni, già ministro dell'Interno?
R.
No, noi nel 2011 abbiamo avuto a che fare con la Primavera araba, arrivarono 63 mila immigrati e attivammo tutte le misure possibili per limitare gli arrivi; nel 2012 Monti ne ha gestiti 13 mila; nel 2013 il governo Letta 43 mila; nel 2014 il governo Renzi 170 mila, nel 2015 chiudiamo con 200 mila.
D. Erano altri tempi, questo è il più grande esodo dalla Seconda guerra mondiale...
R.
Avevamo tutto il Nord Africa in rivolta, problemi in Libia, Tunisia, Algeria, i barconi che arrivavano, nessuno se lo ricorda più, solo che noi attivammo subito la politica dei respingimenti. Allora dicevo no ad aiutare i tunisini che arrivano con gli occhialoni da sole e la borsa a tracolla.
D. La paura dell'immigrato, vecchio cavallo vincente della Lega...
R.
Sugli immigrati il popolo non ci dice 'non aiutate i profughi', ma non vogliamo quelli che arrivano in perfetta forma fisica e con l'iPhone.
D. Non si rischia di fare del qualunquismo, visto che oggi il telefonino lo hanno tutti?
R.
Quando arrivi in Veneto non devi buttare il cibo per terra perché vuol dire che non sei scappato dalla fame.

BpVi? Oggi parliamo di popolari, domani parleremo di credito cooperativo...

D. Però in Veneto, in compenso, si possono buttare i risparmi dei cittadini: cosa pensa dello scandalo della Banca popolare di Vicenza?
R.
Spero che la magistratura faccia subito chiarezza, anche perché il nostro tessuto produttivo non ha bisogno di banche sgangherate. Poi aggiungo: quelli che fanno tante lezioni alla politica oggi abbiano almeno il coraggio di fare un mea culpa, perché queste banche sono sempre state gestite dalla società civile e dagli imprenditori.
D. Un Monte dei Paschi di Siena in salsa settentrionale?
R.
Non farei questi paragoni, anche se queste sono banche che in effetti hanno troppi aspetti che non fanno tornare i conti. Unicredit per esempio nel 2010 valeva 40 euro, oggi 6 euro. Banche che continuavano a crescere perché non erano quotate.
D. Qual è il vero problema?
R.
Il vero tema è il risparmio dei 205 mila veneti, 205 mila famiglie che consideravano questa azioni un bene rifugio, e invece la realtà ci ha dimostrato tutt'altro.
D. Ovvero?
R.
In Veneto le banche popolari interessate da questa trasformazione in Spa sono due: Popolare di Vicenza e Veneto banca. Sono 205 mila soci in tutta la regione, la prima decurtazione del valore dell'azione del 23% ha significato per i risparmi dei veneti un meno 2,5 miliardi di euro e queste azioni scenderanno ancora molto, perché questa banche dovranno quotarsi, banche che vivono oggi di un valore che non è quello di mercato, ma quello attribuito dalle assemblee dei soci.
D. Come uscirne?
R.
A noi serve una banca di riferimento regionale, abbiamo 600 mila partite Iva e il nostro tessuto produttivo è formato per l'80% da Pmi. Socio occulto delle nostre imprese è sempre stata la banca, che è un valore per il nostro territorio. Ma serve un cambiamento radicale. Oggi parliamo di popolari, domani parleremo del credito cooperativo perché anche lì...
D. Ne usciranno delle belle?
R.
Diciamo che c'è un'azione di ristrutturazione forte.
D. Che forse anche la politica doveva sollecitare prima?
R.
Io già tre anni fa ponevo il problema della fusione, il tema delle quotazioni, e tutti mi hanno lanciato pomodori: oggi vedo che avevo ragione.
D. Un sistema di potere troppo radicato?
R.
In Italia bisogna avviare lo spoil system a tutti i livelli. Io come presidente di Regione ho portato il blocco dei mandati anche per il presidente, mi chiedo come mai il parlamento può candidare a vita delle persone, come mai questo sistema sia possibile anche a livello di istituti di credito che mantengono le stesse figure ai vertici per anni (per quanto ci siano un codice civile e un'assemblea di soci che vota per alzata di mano e si tratti di aziende private).
D. Spoil system o meno, c'è al Nord un problema di corruzione che non si riesce a risolvere?
R.
La corruzione è un fatto culturale. C'è chi si illude che facendo nuove leggi si fermi la corruzione. Noi dobbiamo partire dai bimbi, dal senso civico del bene comune. So che dette così sembrano delle putt...te, ma chi ruba l'elemosina in chiesa è ladro quanto chi ruba in banca e viceversa. Perché comunque c'è una propensione a rubare con la quale dobbiamo fare i conti.

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