Afghanistan: Onu, crescono simpatie Isis
CONFLITTI 15 Ottobre Ott 2015 1743 15 ottobre 2015

Obama: 5.500 soldati in Afghanistan dopo il 2016

Il presidente annuncia il rinnovo della missione di supporto alle forze afghane: «La sicurezza è ancora troppo fragile».

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Ogni anno in Afghanistan sembra ripetersi la stessa storia. Quasi 12 mesi fa si tenevano nel Paese le elezioni che avrebbero visto vincitore Ashraf Ghani, e sempre un anno fa gli Usa e i suoi alleati annunciavano il prolungamento della missione di assistenza alle forze armate afghane.
Cambiato il nome della missione (da Isaf a Resolute Support), non è cambiato il concetto di fondo: Obama sa che non può abbandonare l'Afghanistan.
MILITARI ANCHE OLTRE IL 2016. Il 15 ottobre il presidente americano Barack Obama ha annunciato che 5.500 militari americani resteranno in Afghanistan dopo il 2016.
«Da commander in chief non posso permettere che diventi un paradiso per i terroristi», ha dichiarato Obama, aggiungendo che «la sicurezza è ancora troppo fragile, le forze afghane non sono ancora pronte, e abbiamo rilevato anche una forte presenza dell'Isis».
Il presidente ha anche fatto sapere che gruppi consistenti appartenenti ad al Qaeda sono entrati in Afghanistan dal Pakistan, e che uno degli obiettivi della prolungata missione è combattere questi gruppi terroristici.
OBAMA SEGUE IL PIANO DI DEMPSEY. Da giorni giravano indiscrezioni di stampa secondo le quali Obama stava valutando di lasciare in Afghanistan un numero di truppe più alto del previsto anche oltre il 2016, ovvero la scadenza del suo secondo mandato.
Era stato il Washington Post a riferirlo per primo citando fonti informate: a quanto risulta il presidente si sarebbe basato su un piano presentato lo scorso agosto dall'allora capo di stato maggiore interforze generale Martin Dempsey.
LA MISSIONE ITALIANA. Nel suo discorso dalla Casa Bianca, Obama ha anche sottolineato che «Cercheremo di convincere i nostri alleati a restare con noi». Inutile a dirsi, la proroga della missione italiana in Afghanistan è stata rifinanziata con quasi 59 milioni di euro fino al 31 dicembre prossimo.
La misura fa parte del pacchetto delle missioni internazionali delle forze armate impiegate nel consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione, contenute nel decreto legge di proroga varato dal consiglio dei ministri il 12 ottobre.
LA PAURA DI UN NUOVO IRAQ. Il presidente americano non vuole che si ripeta quello che è successo in Iraq a partire dal 2011. Dopo il ritiro definitivo delle truppe da Baghdad, il Paese ha visto rinascere forme di terrorismo, ed è stato velocemente contagiato dalla guerra civile siriana.
L'Isis ha preso velocemente il controllo di grandi porzioni del territorio, arrivando a pochi chilometri dalla capitale.
In Afghanistan il timore principale è rappresentato dai talebani, che non hanno mai abbandonato la loro lotta e che recentemente hanno messo in seria difficoltà le truppe afghane.
I TALEBANI RINNOVANO L'OFFENSIVA. Il 13 ottobre hanno lasciato la città di Kunduz, dopo 15 giorni di tira e mola con l'esercito regolare coadiuvato dai bombardamenti Nato. Una sconfitta momentanea, e sicuramente parziale.
Le truppe di Akhtar Mansour, il successore del Mullah Omar, si sono dimostrate tutt'altro che deboli o demotivate, e i comandanti dell'Alleanza Atlantica sanno che abbandonare l'Afghanistan in questo momento sarebbe un rischio troppo alto.
TRUPPE AFGHANE CORROTTE E IMPREPARATE. L'esercito di Kabul, nonostante i molti anni di addestramento e i (grossi) finanziamenti occidentali è ancora impreparato a tenere il Paese sotto controllo senza l'aiuto della Nato.
Il problema principale è la corruzione dilagante tra le militari e polizia, che non rende possibile la creazione di una forza affidabile.
L'ultima offerta dei talebani è stata la promessa di negoziati con il governo, ma solo a patto che «le truppe straniere si ritirino». Inutile dire che non c'è da fidarsi.

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