INTERVISTA 15 Ottobre Ott 2015 2022 15 ottobre 2015

Vaciago: «Manovra di tweet e parole, ora serve coraggio»

Legge di Stabilità «positiva». Ma piena di promesse. «Adesso bisogna attuarle», dice l'economista Vaciago. «Renzi semplifichi. E l'Ue si svegli: la crescita frena».

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Matteo Renzi, presentando la manovra per il 2016, ha usato uno dei suoi slogan: «Si scrive legge di Stabilità, ma si pronuncia legge di fiducia».
Secondo l'economista Giacomo Vaciago, però, «la fiducia te la dà la banconota che hai in tasca, il reddito che ti paga il tuo datore di lavoro e il gruzzolo di risparmi che hai ottenuto con il crollo delle materie prime, petrolifere e non».
PER ORA TANTE PROMESSE. In poche parole, quella presentata dal premier il 15 ottobre a Palazzo Chigi (guarda tutte le slide) «è una manovra positiva», dice a Lettera43.it Vaciago, ma solo «se si attua tutta davvero. Il problema di questi anni è infatti che le finanziarie sono rimaste solo promesse».
CONSUMI E RIPRESINA. Così si rischia ancora una volta di navigare a vista: «Se vado a vedere quanto il minore costo del petrolio direttamente o indirettamente ha dato ai cittadini italiani sono in pratica gli 80 euro del 2014».
Questo spiega perché «i consumi sono ripartiti all'inizio dell'anno e hanno fatto un po' da locomotiva alla ripresina in corso nel 2015».
NEI GUAI CON L'EXPORT. Il problema è però, osserva l'economista, che nel frattempo la stessa discesa dei prezzi delle materie prime «sta provocando fallimenti in giro per il mondo, e calano le nostre esportazioni con problemi alle imprese che campano di export».


L'economista Giacomo Vaciago. © Imagoeconomica  

DOMANDA. Quindi gli sgravi per le assunzioni stabili del 2016, che durano per due anni, non servono a molto se non ci sono imprese che assumono?
RISPOSTA. Il rischio è di un 2016 che inizia con forti preoccupazioni. I cittadini che quest'anno hanno beneficiato di un potere di acquisto accresciuto, adesso devono avere fiducia nel loro governo, ma anche fiducia che l'economia mondiale riparta nei prossimi mesi. E per questo non basta certo Renzi o Padoan, serve anche Bruxelles.
D. Più che fiducia è speranza allora?

R. No, è fiducia perché la gente ha effettivamente speso, la disoccupazione è diminuita un po', ma questo è il passato, non il futuro. La fiducia deve rimanere anche nel 2016, nonostante le nuvole si vedono già in giro per il mondo.
D. Quali?
R. L'11 agosto è crollata la Cina e noi non possiamo dire che non c'entriamo nulla.
D. Che cosa esattamente Renzi sta facendo finta di non vedere?
R. Per motivi ovvi di opportunismo trascura lo scenario internazionale che rischia di fare da freno. Il settore auto per esempio riparte in tutta l'Eurozona, arriva poi lo scandalo Volkswagen che ai nostri produttori può far bene, ma noi siamo anche fornitori dell'azienda tedesca, quindi quello scandalo ci avvantaggia o no?
D. Chi risponde?
R.
Renzi deve far fronte a questi problemi, e sapere che nel mondo ci sono questioni irrisolte. Deve essere pronto con la cassetta degli attrezzi in mano.
D. Il problema non è quindi lo spazio di flessibilità in Ue che, dice Renzi, «vale circa 13 miliardi»?
R.
No, l'Europa deve fare di più oltre a darci i permessi, deve rimboccarsi le maniche e mettere ogni mese sul tavolo i miliardi del piano Juncker.
È inutile perdere tempo ad andare in Europea con il piattino dell'elemosina o farsi concedere un rinvio nel rientro verso il pareggio di bilancio.
D. Quale strategia suggerisce?
R.
Bisogna andare a Bruxelles e porre con forza il problema dei ritardi della crescita del 2016.
D. Per ora Renzi assicura Bruxelles dicendo che non c'è nessun problema sulle coperture: è vero?
R.
Sì, Bruxelles ormai con la comunicazione interpretativa sulla cosiddetta nuova flessibilità non rompe più di tanto se usi bene il vocabolario. Il problema non è Bruxelles.
D. E chi?
R.
Il Paese, che ha bisogno di semplificazione, di minori spese e minori tasse, e teme che poi questo coraggio che il governo ha mostrato in conferenza stampa e su Twitter non arrivi negli uffici o a casa. Il governo non si può più nascondere dietro la burocrazia italiana.
D. Per ora solo belle parole?
R.
Diciamo che la manovra è molto ambiziosa, anche perché il mondo sta frenando e noi promettiamo di crescere nel 2016 più che nel 2015, cosa non ovvia. Bisogna rimboccarsi le maniche e insistere con Bruxelles perché capiscano che la frenata mondiale è superiore a quella dichiarata finora.
D. Cioè?
R.
Quando frena un Paese così interdipendente come la Cina, tutti rallentano di conseguenza. Così la Cina frenerà ancora una seconda volta. Lo dico da anni, ma a Bruxelles sembra non l'abbiano ancora capito.
D. E neanche in Italia a quanto pare, viste le previsioni positive.
R.
Noi siamo più ottimisti della media perché da quando si è installato il governo le cose hanno iniziato a funzionare. Anche se non per merito suo.
D. Fino a quando si vivrà di rendita allora?
R.
Attenzione che pur essendo in crescita l'anno prossimo è tutto da vedere: il Pil sale sì dallo 0,7 al 0,9% quest'anno, ma l'1,6% nel 2016 ce lo dobbiamo meritare.
D. E come?
R.
Il piano Juncker: quanti euro sono stati spesi sino a oggi? È di un anno fa. Bruxelles svegliati. Non vede che la frenata che c'è da agosto è superiore al previsto? Basta guardare i prezzi sulle materie prime.
D. Bruxelles non vede la frenata, ma vede e male i tagli del governo Renzi.
R.
Tagliare le spese fa sempre bene, ma solo se le tagli a chi le paga, e se fai in modo che chi non ha mai pagato, ora nel 2016 inizi a farlo.
D. La famosa lotta all'evasione.
R.
Sì, ma dobbiamo usare, come fanno nei Paesi civili, il diritto penale: mettiamo in galera chi non paga le tasse.
D. L'abolizione dell'imposta sulla prima casa non è quindi un problema?
R.
Questa tassa la dovremo abolire tra qualche anno. Ma non ora. E solo quando avremo un catasto che funziona, non catastrofico come l'attuale. I ricchi adesso hanno prime case e non pagano niente. Anche qui sulla prima casa si conteggia l'evasione.
D. Su che cosa Renzi dovrebbe invece insistere ora?
R.
Sulla spending review: la Pubblica amministrazione deve guadagnare efficienza, fare una vera lotta agli sprechi, risparmiare, aumentare il potere e le competenze. Quando Gutgeld con l'aiuto di Perotti pensavano di farlo fare a Palazzo Chigi dicevano: questa è la volta buona, così il governo non ha più la scusa di Bondi o Cottarelli. Oggi la faccia ce la mette Palazzo Chigi.
D. Ma i 5 miliardi previsti non sono pochi?
R.
Non sono pochi se sono veri. Bisogna però capire bene quali voci di spesa far sparire e il tempo che quella spesa produce. Ci vuole un enorme guadagno di efficienza, serve la migliore tecnologia: gli uffici dove ci sono code di cittadini e si consuma carta vanno chiusi.
D. Un'altra utopia?
R.
Ci vuole coraggio, ma non con proveddimenti amministrativi inutili che nessuno poi applica, bisogna dare ordini ai dirigenti. I cittadini sarebbero così contenti di non essere più torturati dai burocrati. Qui si inventano le favole sugli euroburocrati di Bruxelles, ma il problema sono quelli nel Comune di casa nostra.
D. Un consiglio al premier?
R.
Renzi si occupi degli 8 mila Comuni italiani, vada avanti con i tagli come con la riforma del Senato. La maggioranza dei cittadini è con Palazzo Chigi se le si semplifica la vita. Basta governatori regionali che si mettono di mezzo, gli uffici locali inefficienti vanno commissariati e i dipendenti mandati a casa.
D. Che cosa pensa dell'innalzamento della soglia del contante?
R. Non uso più le banconote da anni, ho la carte di credito. Nei paesi civili, i cittadini non usano più la moneta.Questaè semplicemente una buona notizia per i ladri, che possono rubare più facilmente.

Twitter @antodem

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