Putin Task Force 151016231343
MEDIO ORIENTE 16 Ottobre Ott 2015 2250 16 ottobre 2015

Afghanistan, Putin crea una task-force coi Paesi ex-Urss

La Russia si prepara a schierare truppe nei Paesi della Csi. Il motivo ufficiale è l'anti-terrorismo, l'obiettivo è il controllo sui confini dell'Afghanistan.

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Il presidente dell'Armenia Sargsyan, quello della Bielorussia Lukashenko, quello del Kazakistan Nazarbayev, quello della Russia Putin e quello del Kyrgyzstan Atambayev.

Vladimir Putin ha progetti ambiziosi per la sua Russia. Il ritorno in grande stile nello scacchiere medio-orientale, la politica aggressiva in Ucraina e i toni forti della diplomazia del Cremlino sono singole parti della grande visione che l'ex agente del Kgb ha per il suo Paese.
Le manovre del leader russo ora si spostano anche in Asia Centrale, in particolare nello Stato tradizionalmente al centro del cosiddetto “Grande Gioco”: l'Afghanistan.
Conteso con gli inglesi nel corso di tutto l'Ottocento e territorio di una guerra per procura con gli Usa ai tempi dell'invasione negli Anni '80, la Repubblica Islamica è tornata nel mirino di Mosca.
UNA TASK FORCE PER DIFENDERE LE FRONTIERE. Venerdì 16 ottobre, durante un vertice con i presidenti della Csi (la Comunità degli Stati indipendenti, sorta dalle ceneri dell'Urss), Putin ha ammonito gli alleati del rischio di un'espansione della minaccia terroristica in Asia centrale dall'Afghanistan, dove la situazione è «vicina alla criticità».
Preoccupato per la sicurezza dei suoi vicini, ha annunciato la creazione di una task force comune per difendere i confini in eventuali situazioni di crisi.


TRUPPE AI CONFINI CON L'AFGHANISTAN. Con questa mossa, Mosca potrebbe stanziare truppe russe, nominalmente parte di una forza militare collettiva, sui confini di Tagikistan, Uzbekistan e Turkmenistan contro il turbolento Afghanistan.
Mentre gli Usa e i suoi alleati tentano (non riuscendo) di ritirarsi gradualmente dal crocevia dell'Asia, Putin è pronto a riempire il vuoto di potere.
Il Cremlino afferma di voler contenere l'islamismo militante, ma secondo molti analisti la mossa rientra perfettamente in una strategia a largo spettro volta a riaffermare la Russia come una potenza globale.
LA PAURA DEI FOREIGN FIGHTERS. Al vertice con gli alleati asiatici, il leader russo ha avvertito che da 5 mila a 7 mila persone provenienti dai Paesi della Csi stanno combattendo per l'Isis in Siria e Afghanistan. «Non possiamo consentire che applichino a casa nostra l'esperienza acquisita all'estero» ha osservato, sottolineando l'importanza della cooperazione nella lotta al terrorismo.
«FALLIMENTO USA». Per Mosca, la decisione della Casa Bianca di sospendere il ritiro delle truppe dall'Afghanistan, con l'immediata minaccia talebana di una 'guerra totale' contro bersagli Usa, «è un'altra evidente testimonianza del completo fallimento della campagna militare durata 14 anni».
Per questo ora la Russia interviene direttamente, rivendicando il suo ruolo nell'Asia centrale in aperta concorrenza con Washington.

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