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MAMBO 16 Ottobre Ott 2015 0945 16 ottobre 2015

La Boschi ha un futuro radioso. Ma non a Roma

Viene indicata come candidato sindaco della Capitale. Rischia però di uscirne schiacciata. Meglio scegliere un romano.

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Maria Elena Boschi

Claudio Cerasa, giovane collega e ottimo successore di Giuliano Ferrara al Foglio, scrive un articolo in cui mette in campo la candidatura di Maria Elena Boschi come sindaco di Roma.
Questo nome gira da tempo e girava anche prima che l’onorevole Boschi diventasse madrina, in condivisione con Anna Finocchiaro, della legge costituzionale che muta profondamente ruolo, funzioni e composizione del Senato della Repubblica. Assieme al suo nome si era anche fatto quello di un’altra ministra del governo Renzi, cioè Marianna Madia.
TROPPI SINDACI NON ROMANI IN CITTÀ. Il ragionamento di Cerasa si fonda su un assunto assai semplice. La Boschi è il personaggio più rappresentativo del governo e del renzismo e quindi un suo eventuale incarico di sindaco/a della Capitale darebbe il segno di una presa di coscienza della nouvelle vague politica dell’importanza di una città finora così male amministrata.
Sarebbe, per così dire, un investimento sul futuro. Anche della giovane Maria Elena che, se eletta, sicuramente farebbe bene e vincerebbe un’altra tappa del suo inarrestabile, pare, cursus honorum.
Ci sono dei “ma”. La Boschi non è romana, come non lo sono stati altri sindaci di Roma, e tragicamente gli ultimi due.
Altri sindaci non romani però, prendo il caso di Ugo Vetere che conservava uno spiccato accento calabrese, conoscevano e amavano la città.
La ministra sicuramente ama la città, dubito che la conosca per come deve conoscerla una personalità che deve amministrarla.
Serve per Roma, l’ho già scritto, una specie di “dictator”, un uomo o una donna di tempra solida, profondamente conoscitore o conoscitrice della Capitale, in grado di fondare la sua stessa campagna elettorale su quelli che solitamente vengono considerati difetti: essere cioè brutto, sporco e cattivo. La Boschi, per sua grazia, non è nessuna delle tre cose.
UN PRIMO CITTADINO CONTO TERZI NON VA BENE. Altro “ma”. Quale possibilità ha la Boschi di essere eletta di fronte allo sfascio del Pd, soprattutto dopo la cura di Orfini, e di fronte a un candidato pentastellato che dovrebbe godere del vento in poppa e dello stesso Marchini che ha un buon seguito. La notorietà nazionale e televisiva, l’impronta del premier possono non bastare, se non nuocere, alla corsa della Boschi.
I romani, così bistrattati in questi giorni, sono orgogliosi e non amerebbero un sindaco/a per conto terzi.
Potrò sbagliare, ma delle varie carriere che sono state prefigurate per la brillante esponete del “renzismo educato” - sembra strano ma c’è anche un “renzismo educato” - io preferirei vedere per la Boschi la carriera di segretario del Pd così anche da correggere la troppo prolungata sovrapposizione del ruolo di premier con quello di segretario.
Inviterei, quindi, Renzi a uscire dal suo cerchio magico e a guardarsi attorno, forse per ruoli di governo non deve essere tassativo essere nati a Firenze.

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