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ESTERI 16 Ottobre Ott 2015 0700 16 ottobre 2015

Medio Oriente, così Putin taglia fuori l'Occidente

Mosca rafforza l'asse con Damasco. E mette Washington all'angolo. L'obiettivo? Chiudere l'area alla Nato. E creare una fusione geopolitica tra il Golfo e la Cina.

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da Beirut

Vladimir Putin.

L’azione militare intrapresa dalla Russia ha finalmente svelato la strategia del Cremlino nel Paese e in tutto il Medio Oriente.
«Mi colpisce lo stupore e la sorpresa, vera o finta, delle cancellerie occidentali», dice Fahed Haddad, giornalista libanese, «l’azione di Putin era prevedibile da molto tempo e in preparazione da mesi».
Haddad non fa riferimento solo ai voli di ricognizione che i Mig russi effettuavano da lungo tempo sul teatro delle operazioni o alla stretta collaborazione dei servizi siriani, egiziani iraniani e iracheni con quelli militari di Putin.
IL NEMICO NUMERO UNO? AL NUSRA. «A maggio», spiega, «l’esercito di Assad con l’appoggio di Hezbollah e delle forze speciali iraniane ha lanciato un’offensiva al confine con il Libano per liberare la regione dagli uomini del Fronte al-Nusra e di molti altri gruppi islamisti. Dopo più di cinque mesi quella campagna si è conclusa con successo».
In questo modo Assad ha tagliato ai qaedisti la principale via di rifornimento: «Oggi il nemico principale di Assad e Putin non è l'Isis, ma il Fronte al-Nusra».
Il gruppo qaedista e i suoi alleati controllano una parte importante del Paese a Nord-Ovest, nelle province di Idlib e Hama e, inoltre, hanno costituito diverse enclave nei territori in mano al governo nelle aree di Damasco, Aleppo e Homs.
L'ISIS È UN OBIETTIVO SECONDARIO. L’obiettivo dei bombardamenti russi e della campagna di terra appena lanciata dall’esercito governativo, insieme a Hezbollah e alle forze speciali iraniane, è liberare quella regione dagli islamisti radicali e dai cosiddetti ribelli moderati.
Solo in seguito, e se la campagna avrà successo, l’attenzione si potrà spostare sui combattenti dell’Isis.
«Anche le vittime eccellenti di questa offensiva», dice ancora Haddad, «testimoniano di quanto sia importante per l’alleanza russo-siriana-iraniana riappropriarsi totalmente di quella regione. Nella prima settimana, infatti, sono caduti un generale iraniano delle forze speciali e un importante ufficiale delle milizie di Hezbollah».
PRIORITARIO DIFENDERE LATAKIA. In questa fase l’interesse prioritario di Mosca è difendere la provincia di Latakia, dove a Tartous si trova la sua unica base navale nel Mediterraneo.
Nel medio periodo, invece, sembra puntare alla chiusura dello spazio del Medio Oriente a tutte le operazioni della Nato, con gli effetti energetici e geopolitici che si possono facilmente immaginare.

Pechino è spettatore interessato

Xi Jinping e Li Keqiang, presidente e premier cinese.

«L’azione russa si concentra sulle aree maggiormente popolate del Paese e dove è concentrata la maggioranza della produzione agricola», afferma Igor Sutyagin, esperto del Royal United Services Institute di Londra, «lasciando allo Stato Islamico il controllo delle aree desertiche, anche se petrolifere».
Su un piano militare sono molti i vantaggi che le forze del Cremlino hanno rispetto a quelle della coalizione a guida Usa.
In primo luogo gli aerei e gli elicotteri di Mosca hanno la loro base operativa a Latakia, a pochi chilometri dal fronte, sono usati caccia da attacco al suolo, per colpire da vicino gli obiettivi, mentre gli aerei della coalizione sono bombardieri da alta quota.
«COALIZIONE ESTROMESSA DAI CIELI SIRIANI». La Russia sembra non accontentarsi di questa supremazia e pochi giorni dopo l’inizio dei raid arei sono iniziati i lanci dei missili da crociera dal Mar Caspio.
Oggi la Russia sembra dominare il cielo siriano e, contemporaneamente, ha fornito ai suoi alleati un ricco corredo di mezzi antiaeri fissi e mobili. Sembra quasi che il Cremlino abbia istituito una no-fly zone per rafforzare la sua protezione al governo di Damasco. «La coalizione, turchi e israeliani compresi, è de facto estromessa dal cielo siriano», ha osservato Sutyagin.
Un dato sottolineato anche dal comandante delle forze Nato in Europa, il generale Philip Breedlove, che ha ricordato come Mosca avesse già creato una “bolla” di questo tipo nel Mar Nero, durante la recente crisi per la Crimea. Gli incidenti tra jet turchi e russi di questi giorni sembrano confermare questi timori.
ANKARA ACCUSA DAMASCO. Il dispositivo militare russo in Siria possiede anche sofisticate strutture missilistiche, i missili antiaerei Sa 15 e Sa 21, il che è strano, visto che i jihadisti non hanno una aviazione, ma potrebbero averla i loro protettori.
Ankara ha già accusato il governo di Damasco di avere “inquadrato” nei mirini della nuova antiaerea due jet turchi in volo.
Se i russi riusciranno nei loro intenti, l'area che va dalla Siria all’Iraq fino al Golfo Persico sarà di pertinenza di Mosca, e gli Usa e l’Alleanza Atlantica dovranno pagare il pegno per penetrarvi, ma solo come potenze secondarie.
L'ASSE TRA RUSSIA E CINA. Con questo intervento si è creato un collegamento tra gli idrocarburi russi e quelli del Medio Oriente.
Se la Russia vincerà la sua partita assisteremo a una sorta di fusione geopolitica tra l’area del Golfo e il mondo petrolifero e non dell'Asia Centrale.
L’obiettivo sarebbe quello di deviare, almeno in parte, il flusso degli idrocarburi verso il gruppo della Shangai Cooperation Organization, e in particolare la verso la Cina, che si dice stia finanziando lo sforzo russo in Siria.

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