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STRATEGIA 17 Ottobre Ott 2015 1200 17 ottobre 2015

Emergenza migranti, Merkel sdogana Erdogan

Frau madrina dell'intesa tra Bruxelles e Ankara. Obiettivo: fermare l'arrivo di 2 mln di siriani. Garantendo 3 mld di euro e accesso senza visti ai turchi in Ue.

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Recep Tayyip Erdogan e Angela Merkel.

Fino a 3 miliardi di euro alla Turchia, per trattenere i milioni di siriani diretti verso l’Europa, libertà d’ingresso nell’Ue per 75 milioni di turchi e l’attestato di «Paese sicuro».
Il 15 e il 16 ottobre i leader europei hanno discusso a Bruxelles degli aiuti ai Paesi terzi per l’emergenza profughi, il “sultano” Recep Tayyip Erdogan è già volato a parlare con la Commissione Ue e la proposta finanziaria della cancelliera tedesca Angela Merkel ad Ankara, ben accolta dai tecnocrati, nel vertice si è triplicata, con l’elargizione di altri bonus.
TURCHIA VERSO LE ELEZIONI. Per Erdogan una manna dal cielo, a due settimane dalle Legislative anticipate turche, le più calde dalla stagione dei colpi di Stato.
C’è fretta per accordarsi il prima possibile. Alla frontiera con la Turchia le guardie bulgare hanno sparato e ucciso un afghano, da Bodrum verso la Grecia salpano ogni settimana migliaia di migranti e soprattutto, in ballo ci sono due milioni di siriani riparati in Turchia che guardano alla Germania, dopo che la cancelliera ha aperto «senza limiti» ai profughi, facendosi sorridente i selfie con i richiedenti asilo a Berlino.
L'AMBIGUITÀ DI ANGELA MERKEL. A che gioco sta giocando Angela? Già era stata ambigua nel colloquio con Viktor Orban, il premier ungherese ultra-tradizionalista che è nei Popolari europei con il partito (Cdu-Csu) di Merkel, concordando che «il passaggio dei migranti oltre i confini ungheresi, dovuto alla situazione di emergenza» fosse stata «un'eccezione».
Comunicato del governo tedesco, non rumors di corridoio, dopo il sì accorato e anche incondizionato della cancelliera ad «accogliere i siriani in Germania». Così Merkel vola a Istanbul a chiudere con il presidente Erdogan.

La Turchia al voto gioca al rialzo con l'Ue

Recep Tayyip Erdogan, presidente della Turchia.

In Germania stanno arrivando troppi siriani, i rubinetti vanno chiusi o quantomeno contingentati. Molte amministrazioni, Berlino in primis, non ce la fanno più, gli sforzi non bastano.
Nel nome della sua ragion di Stato la cancelliera tedesca rischia di sdoganare una quarta legislatura islamista dell'Akp in Turchia e riabilitare Erdogan, in un momento di grave mancanza di trasparenza del governo di Ankara.
LE ACCUSE A ERDOGAN. Dall'impasse del voto di giugno, la Turchia è ripiombata nella strategia delle tensione, dilaniata dagli attentati terroristici.
Centinaia di morti insanguinano i cortei curdi e il Kurdistan.
Alla vigilia del voto, le autorità hanno vietato la diffusione delle immagini delle stragi in grado di turbare l'opinione pubblica. In declino politico, Erdogan è accusato di collusione con le forze oscure che fanno esplodere bombe, di varia natura, ai comizi politici e davanti alle istituzioni.
TURCHIA INFILTRATA DALL'ISIS. In generale, la Turchia è infarcita di combattenti di ritorno dall'Isis e dagli altri gruppi jihadisti in Siria e in Iraq, foraggiati dalle politiche spericolate dell'Akp di Erdogan: schegge impazzite che ora mettono a repentaglio anche la sicurezza degli stessi cittadini turchi.
Da 1 miliardo entro il 2016, come voleva Merkel, Ankara avrebbe alzato l'asticella a 3. Per l'Akp è ancora fumata nera, mentre per la Commissione Ue l'accordo c'è già, «gli ingredienti sono stati approvati», è il bilancio della prima giornata del summit.
Si chiede ai turchi l'impegno a controllare le frontiere e di «assicurare che i rifugiati che sono in Turchia restino in Turchia, evitando che viaggino verso la Ue».
La Turchia dilaniata dagli attentati diventa «Paese sicuro»
I finanziamenti (in parte dal bilancio europeo, in parte dai fondi degli Stati membri) non sono ancora definiti e andranno alla gestione dei campi e delle attività dei profughi, che in Turchia «potranno avere accesso al lavoro e ai pubblici servizi».
Nel pacchetto c'è poi l'inserimento della Turchia nella lista dei Paesi sicuri - non lo era prima, lo è dal 2015 con l'escalation di attentati? -, dai quali le richieste di asilo non hanno un trattamento prioritario.
NELL'UE SENZA VISTO. Infine, la ripresa dei negoziati per l'ingresso della Turchia nell'Ue e l'accelerazione sull'annosa questione della liberalizzazione dei visti.
Cioè dell'accesso senza visto dei cittadini turchi nell'Ue, che Bruxelles frena ma che Erdogan ha tutto l'interesse a dare in pasto agli elettori.
I 3 miliardi dell'Ue non sarebbero immediatamente accessibili e i leader europei più nazionalisti sarebbero contrari a non tracciare il transito dei turchi (richiesta prioritaria di Ankara), ma l'Ue è con l'acqua alla gola.
«SIAMO STATI LASCIATI SOLI». Viene da chiedersi perché Bruxelles abbia aspettato tanto. Ad Ankara finora l'Europa ha dato meno di 200 milioni di euro.
«Siamo stati lasciati soli», ha detto il premier Ahmet Davutoglu, braccio destro di Erdogan.
Lo si fa in extremis quando l'Ue è più sotto ricatto e, nella migliore ipotesi, Erdogan e l'Akp hanno perso il controllo della situazione.

Twitter @BarbaraCiolli

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