LA KERMESSE 17 Ottobre Ott 2015 2218 17 ottobre 2015

Imola, Grillo e Casaleggio lanciano il M5s di governo

Beppe show: «Sono l'elevato. Via nome dal simbolo». Ma sui candidati premier...

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Il megafono? Rottamato. Ora meglio chiamarlo «l'elevato».
Beppe Grillo canta Everybody needs somebody dei Blues Brothers dal palco di Imola, chidendo la prima giornata della festa del M5s, perché lui e Gianroberto Casaleggio sono in missione, non per conto di Dio (almeno non ancora) ma «per conto della democrazia».
«VIA IL MIO NOME DAL SIMBOLO». «Io ho un sogno», ha ripetuto il leader pentastellato, «voglio togliere Beppe Grillo dal simbolo, perché il movimento diventerà vostro».
Eppure, a fine 2014, chi proponevca la stessa identica cosa, come Giulia Sarti, venne considerato dissidente.
All'autodromo Dino e Enzo Ferrari è andata in scena, come annunciato, la metamorfosi di un movimento che ora è pronto a governare. Lo hanno ripetuto i big durante la giornata e anche lo stesso Casaleggio.
«ABBIAMO IL DOPPIO DI ISCRITTI DEL PD». «Abbiamo 130 mila iscritti, il doppio del Pd, abbiamo 1.600 eletti nelle istituzioni, 150 mila persone nei meet-up: non siamo forza che è scomparsa, ma stiamo crescendo e l'anno prossimo saremo ancora di più», ha detto ai militanti. «Adesso vogliamo andare al governo prima che questi distruggano il Paese: peggio dei partiti non potremmo fare anche se ci impegnassimo, andremo al governo il prima possibile perché noi siamo trend del futuro. Andremo al governo anche grazie a fatto che quello che abbiamo detto lo abbiamo sempre fatto, quello che non abbiamo fatto è perché non ce l'hanno lasciato fare, noi abbiamo dato l'esempio».
Il nome dei o del candidato premier resta ancora un tabù. Grillo nel pomeriggio ha frenato anche su Luigi Di Maio.
SQUADRA DI GOVERNO PRIMA DEL VOTO. «Quando andremo alle elezioni, speriamo presto, presenteremo a priori non solo il candidato presidente del Consiglio», ha spiegato Casaleggio, «ma anche la squadra di governo: la squadra non la sceglie il presidente del Consiglio, ma gli iscritti». Lo stesso vale per il programma: «Faremo un programma di governo con gli iscritti e faremo un programma pluriennale».

Dal 'vinciamo noi' al 'governiamo noi'

Beppe Grillo a Imola.

Parte dunque una nuova fase del M5s, quella che dovrà portare la bandiera pentastellata a sventolare su Palazzo Chigi. Se prima il mantra era «vinciamo noi» (con gli inevitabili margini di interpretazione che il concetto di vittoria ha in un contesto elettorale) adesso è «governiamo noi», ripetuto in tutte le salse sul palco della kermesse e nei vari stand.
Un orizzonte politico che ha come scadenza plausibile il 2018: i pentastellati non si fanno particolari illusioni che il governo in carica possa cadere prima. Ma la strategia prevede delle tappe intermedie: la più vicina, la più importante, è il turno elettorale che nella prossima primavera porterà al voto Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna.
La conquista del governo passa da lì, in particolare dalla Capitale.
DI BATTISTA: «RIPARTIAMO DALLE GRANDI CITTÀ». «In questi anni», ha spiegato Alessando Di Battista, che ha comunque ribadito che non sarà lui il candidato sindaco di Roma, «abbiamo dimostrato di saper fare opposizione, ora dobbiamo dimostrare di saper governare, con l'obiettivo di cominciare dalle grandi città. Se riusciamo ad amministrare bene Roma, poi sarà più facile conquistare il governo del Paese» (Così come Roberto Fico non si presenterà a Napoli).
Le mire di Di Battista sono più alte? Lui, a CorriereTv, ha minimizzato: nessun ministero degli Esteri. A parlare è stato invece Di Battista senior che vedrebbe bene il figlio agli Interni, sperando che «possa essere più cattivo del padre». Lui che si è definito orgogliosamente «non di destra, ma fascista».
La presa della Capitale sembra comunque a un passo a sentire i pentastellati. Perché come ha confidato Casaleggio, «a Roma ci stanno aiutando a vincere».
LE AMMINISTRAZIONI PENTASTELLATE. Eppure forse pesano le esperienze di amministrazione non proprio brillanti. Una per tutte Livorno.
Al netto degli annunci, prendere il Campidoglio potrebbe però voler dire bruciarsi, e bruciare il M5s. E forse Di Battista vuole evitare il rischio.
Ma Grillo minimizza accusando, come al solito, la stampa. «Sui sindaci a 5 stelle», ha attaccato, «state facendo una campagna disonesta, dite che non sappiamo governare. Dove ci siamo noi il debito è diminuito».
LE CRITICHE DI PIZZAROTTI. Qualche critica è arrivata anche dall'eretico sindaco di Parma Federico Piazzarotti, presente all'autodromo, ma ai margini dei luoghi più visibili, che ha espresso qualche perplessità sul format scelto da Grillo e Casaleggio: «È un ambiente troppo dispersivo, non so se sia la modalità giusta per veicolare gli argomenti: mi piacerebbe chiedere a chi sta ascoltando se ha capito o non ha capito».

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