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IL DIBATTITO 17 Ottobre Ott 2015 1506 17 ottobre 2015

Renzi, ma cos'è la destra, cos'è la sinistra?

Il premier: «Tagliare le tasse non è di destra, è giusto», e difende la manovra.

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Renzi a Che tempo che fa.

Se lo chiedeva sempre Giorgio Gaber in una delle sue più celebri canzoni: «Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra?»
Una domanda alla quale in tanti non hanno ancora trovato una risposta. Tanti, eccetto Renzi, che su un punto sembra avere le idee chiare più di tutti: «Tagliare le tasse non è di destra, è giusto», ha detto a Buttrio in provincia di Udine alla presentazione dello stabilimento della Danieli.
«Oggi c'è il dibattito: Renzi abbassa le tasse, ma è di destra o di sinistra? È un dibattito surreale», ha esordito il premier.
D'altronde, come diceva Gaber: «È evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra».
Ma quando si tratta di difendere la scelta di abolire la tassa sulla prima casa, Renzi diventa subito serio: «Qui non siamo davanti a un'iniziativa di partito, ma di governo. Non è né di destra né di sinistra ma semplicemente giusto e normale».
STOP IDEOLOGIE SINO AL VOTO 2018. Una risposta alla sinistra interna del Pd che aveva contestato con forza la decisione di eliminare la Tasi anche sulle case di lusso. Critiche non gradite a Renzi, che preferisce però rinviare per ora la resa dei conti: «Ognuno dice la sua. Poi si andrà alle elezioni e con la prossima legge elettorale si saprà chi ha vinto o perso. Ma fino al 2018 anziché parlare di valore ideologico, la questione è che gli italiani hanno pagato troppe tasse».
Insomma per quanto «l'ideologia, malgrado tutto, credo ancora che ci sia», cantava Gaber, per Renzi non è il momento adatto per parlarne, non prima del 2018.
L'ATTACCO DI BERSANI. Ad affrontare la questione è invece il suo predecessore Pier Luigi Bersani. Il 16 ottobre, rispondendo proprio a una domanda se Renzi sia «fuori dalla storia della sinsitra», l'ex leader del Pd ha risposto: «Se uno disarma le proprie idee prima o poi tira la volata alle idee degli altri, e ricordiamoci che la destra in Italia è nata prima della sinistra. Puo' abbracciarti come un pugile sul ring quando è in difficoltà, ma prima o poi ti da un cazzotto».

«Non dico che le cose stanno andando bene ma stanno andando meglio»

Marianna Madia, ministro della Pubblica amministrazione.

E di cazzotti in questi giorni Renzi ne sta prendendo a destra e a sinistra. Poco prima dell’inizio del suo intervento a Udine, il premier, si è preso anche del «buffone», epiteto che alcune persone hanno iniziato a gridare contro di lui, venendo poi subito allontanate dalla sicurezza. «Vi do un consiglio tecnico», si è rivolto a loro Renzi, «avreste potuto aspettare che avessi finito di parlare».
Un intervento lungo quello del premier nel quale sono stati difesi tutti i punti della sua manovra e le battaglie intraprese da Palazzo Chigi.
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. A partire da quella per riformare la pubblica amministrazione. E per quanto abbia ammesso Renzi «non ci siamo ancora», tuttavia, «la legge approvata ad agosto consente di semplificare. La legge sulla P.a. è ottima», ha sottolineato, «ma dipende da come l'applicheremo. Lo Stato, quando va alla conferenza servizi dovrà parlare con una sola voce, finora è una specie di terapia di gruppo dove ci si addormenta, sembra una riunione degli alcolisti anonimi», è la denuncia del premier.
LAVORO E MATERNITÀ. Non solo, «siamo il paese in Europa in ci nascono meno bambini. Bisogna intervenire sull'occupazione femminile, detrazioni fiscali, asili, bonus a chi acquista case», ha continuato il premier.
«Con il Jobs Act il numero dei mutui sono schizzati. Ma il vero problema di questi anni non è stata la mancanza di norme. Il vero problema è che si è persa la fiducia per il futuro».
«L'investimento sulla paternità e la maternità non passa dalle norme ma dalla nostra capacità di guardare con fiducia al futuro». Il suo futuro, quello «politico», è incerto, ma «ci sono due anni senza elezioni. In questi due anni pensiamo al bene comune. Nel 2018, se vorrete potrete mandarmi a casa», ha detto.
LA GIOIA DEL PIL. Un messaggio rivolto anche alle anime più critiche del partito, i cosiddetti gufi, ai quali Renzi si rivolge direttamente: «Ai gufi diciamo che i risultati sono il segno più forte e bello che possiamo ripartire. Dopo anni col segno meno, quest'anno il Pil sarà allo 0,9%: è ancora poco rispetto a quello che deve fare l'Italia, perciò non dico che le cose stanno andando bene ma stanno andando meglio».

Renzi in lotta: da quella all'evasione a quella in Afghanistan

Matteo Renzi in visita al contingente italiano a Herat nel giugno 2015.

Renzi è tornato poi anche sul tema della lotta all'evasione come strada per la riduzione delle tasse: «Se riduci evasione, sprechi e affermi il principio dei costi standard, hai lo spazio per ridurre le tasse. Per la prima volta si fa una lotta alle evasione fiscale. I veri strumenti sono l'incrocio delle banche dati, l'utilizzo dei big data. Solo con un fisco 2.0 Potremo combattere davvero l'evasione fiscale».
«Per la prima volta si fa una lotta alle evasione fiscale con strumenti innovativi come lo split payment, che porta aumento gettito del 4,6%. I veri strumenti sono l’ incrocio delle banche dati, l’utilizzo dei big data. Solo con un fisco 2.0 potremo combattere davvero l’evasione fiscale», ha dichiarato.
INVESTIRE NELLA SCUOLA. «Se non investiamo sulla scuola perderemo le sfide con il futuro. La scuola italiana è molto meglio di come noi la raccontiamo. Se ci sono ingegneri o architetti che riescono a inventare cose straordinarie prima degli altri è perché la scuola - e il cervello - degli italiani funzionano», ha sostenuto Renzi.
«Oggi festeggiamo i 50 anni del personal computer e il primo lo hanno fatto 4 italiani. Lavoravano all’Olivetti che, in quel momento, si stava buttando sulla meccanica, anziché sull’elettronica, scelta strategia che non si è rivelata giusta». «Due dei quattro che hanno inventato il `Programma 101´ sono venuti a palazzo Chigi qualche giorno fa. Basta con il piagnisteo e vittimismo sugli italiani che non sanno fare le cose, sono in condizioni di fare se la scuola li aiuta», detto Renzi.
UNIONE EUROPEA BUROCRATICA. Viva la scuola italiana, quindi, ma non quella europea che Renzi ha più volte accusato di voler imporre al governo i compiti a casa e soprattutto intervenire nelle scelte del governo, a partire da quelle fatte nella legge di stabilità. «Dobbiamo smettere di considerare l’Europa la maestrina con la penna rossa e blu. Non è la matrigna degli incubi, ma la figlia dei sogni degli italiani. Oggi l’Europa rischia di diventare soltanto un inganno burocratico ma l’abbiamo creata noi, è nostra e non la lasciamo ad altri».
IN AFGHANISTAN CON OBAMA. Infine dopo aver ribadito l’ipotesi di «continuare a collaborare con gli Usa e gli altri alleati in Afghanistan», notizia già annunciata il 16 ottobre, Renzi si è rivolto alla minoranza del Partito democratico: «Alla faccia di chi dice che c’è un uomo solo al comando, dico che la sfida la vinciamo insieme. Io so quali sono le mie responsabilità. Vado avanti come un treno, non ho paura: posso perdere le elezioni - ma non preoccupatevi, le vinciamo - ma non la faccia. Vado avanti senza arretrare di un centimetro».
E per continuare ad andare avanti Renzi propone «un patto: ciascuno si tiene le sue idee e i suoi voti, ma ad un certo punto con obiettivi condivisi mettiamo al centro l’interesse del Paese». Perché oltre che alla destra e alla sinistra, c'è anche il centro. E Renzi lo sa bene.

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