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RISORSE 17 Ottobre Ott 2015 0900 17 ottobre 2015

Statali: i nodi dietro lo scontro con Renzi

Il governo stanzia 200 milioni per il pubblico impiego: in primavera erano 600. Sindacati in rivolta. E le trattative per il contratto si complicano: i punti caldi.

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Matteo Renzi.

In tempi non sospetti, era aprile, il governo stimava per il 2016 nel Documento di economia e finanza un aumento nel costo del pubblico impiego pari a 1,7 miliardi di euro.
Oltre all'aumento per 3,2 milioni di statali c'erano da recuperare sei anni di blocco dei salari.
Poi prima delle vacanze, con la sentenza della Consulta che ha definito anticostituzionale la mancata perequazione ma non ha imposto di risarcire il pregresso, si è ipotizzato di dover impegnare 600 milioni.
Nei giorni che hanno preceduto la manovra il budget per il comparto è sceso a 300 milioni. Quindi nella legge di Stabilità i lavoratori del pubblico impiego hanno trovato per loro soltanto 200 milioni.
L'ULTIMO SGARBO DEL GOVERNO. Susanna Camusso - una che non ha mai creduto nelle aperture del ministro della Funzione pubblica, Marianna Madia - ha calcolato: «Il valore del lavoro pubblico per questo governo equivale a 5 euro al mese». Il sindacato Gilda ha rivisto al ribasso la stima della leader Cgil: «Servono appena per quattro caffè».
Le sigle del pubblico impiego non hanno gradito l'ultimo sgarbo al governo ai loro iscritti.
Anche perché Palazzo Chigi ha preferito trasferire parte delle risorse promesse ai travet agli incentivi per la contrattazione di secondo livello (destinataria di 500 milioni) e alle tutele degli esodati (250 milioni).
I SINDACATI MINACCIANO LO SCIOPERO. In una nota congiunta Cgil, Cisl e Uil hanno annunciato «una mobilitazione durissima a sostegno del rinnovo dei contratti del pubblico impiego dato che le risorse previste in Stabilità sono soltanto una mancia, una provocazione e non garantiscono un contratto dignitoso per i lavoratori pubblici».
La minaccia fa prefigurare lo sciopero generale, che hanno già proclamato, per il prossimo 13 novembre, i Cobas di Piero Bernocchi.
Ma la partita è tutt'altro che chiusa.

Salario accessorio in base ai livelli di produttività

Susanna Camusso, segretario della Cgil.

Fino a qualche giorno fa era stata fissata anche una data per iniziare a discutere del nuovo contratto (il 23 ottobre), ma a questo punto è facile ipotizzare che sia Madia sia i sindacati prendano tempo, preferendo traccheggiare sulle loro mosse.
Perché prima di parlare di soldi il governo vuole chiudere sulla riduzione del numero dei comparti lasciata in eredità da Brunetta. Senza la quale non può iniziare il processo di trasferimento dei dipendenti pubblici verso enti dove c'è meno personale, centrale dopo la nascita delle città metropolitane e la cancellazione degli enti inutili decisi dalla spending review.
Allo stesso modo non si potrà neppure distribuire il salario accessorio, che - altro lascito di Brunetta - d'ora in poi sarà riconosciuto in base ai livelli di produttività e solo ai più virtuosi.
200 MILIONI SERVONO A POCO. Senza tutti questi passaggi il popolo dei travet rischia di perdere molto. Il salario accessorio infatti vale dal 20 al 40% dello stipendio complessivo. Finora, come dimostra la sentenza della Corte dei Conti che ha bocciato la leggerezza del comune di Roma, è stato sempre dato a pioggia.
Se non bastasse, i 200 milioni non bastano neppure a coprire i 400 milioni che lo Stato deve ai suoi dipendenti come vacanza contributiva soltanto per l'anno 2015. Soldi che, al di là della sentenza della Consulta, vanno restituiti.
VERSO LO SCONTRO POLITICO. Non è escluso che a livello parlamentare si formi il solito partito trasversale pro-statali e tenti di portare la dotazione per i rinnovi quantomeno a 400 milioni.
Non a caso l'ex viceministro all'Economia ed ex Pd, Stefano Fassina, ha già chiamato alle armi gli antirenziani: «È inaccettabile lo stanziamento indicato per i contratti del pubblico impiego».
Dal versante opposto, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, ha lanciato segnali di fumo: «Intanto dobbiamo avviare la contrattazione, quindi le risorse corrispondono anche al fatto che siamo in una fase di avvio, poi è chiaro che sarebbe bello fare di più».
POSSIBILE RIDUZIONE DEI COMPARTI. Da mesi i sindacati chiedono di recuperare almeno i 300 euro che i 3,2 milioni di statali hanno perso dall'inizio della crisi per i mancati rinnovi dei contratti.
Dal canto suo il governo ha sempre replicato che, grazie ai sostanziosi ritocchi garantiti dai governi Berlusconi e Prodi, guadagnano in media 2 mila euro in più dei dipendenti privati.
Ma se vogliono riaprire le trattative, i confederali dovranno soprattutto cedere su due punti: accettare una riduzione dei comparti per facilitare la mobilità tra i diversi uffici e aprire alla richiesta di Madia, che vuole che «età pensionabile nel pubblico e privato iniziano a viaggiare insieme».

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