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IL NEGOZIATO 20 Ottobre Ott 2015 1759 20 ottobre 2015

Emergenza migranti, la proposta sul ricollocamento della Commissione Ue non funziona

Mentre Bruxelles negozia con Ankara, solo sei Stati Ue ospitano i profughi da Italia e Grecia.

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Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, presidenti di Commissione e Consiglio Ue.

Hanno fatto finta fosse tutto sotto controllo, ma alla Commissione europea non possono più negare l'ennesimo fallimento. La solidarietà in Europa non esiste. E il sistema dei ricollocamenti tanto caro al presidente Jean Claude Juncker non funziona.
Nonostante infatti un ok di forma, di fatto solo sei Paesi hanno dato disponibilità ad accogliere i rifugiati arrivati in Italia e in Grecia secondo il sistema di ricollocamento proposto dall'esecutivo europeo: Austria, Germania, Francia, Lussemburgo, Spagna e Svezia.
Finora si tratta però di «piccoli numeri», spiegano a palazzo Berlaymont, rispetto al flusso migratorio.
Così questa settimana il volo dall'Italia con circa 100 profughi, che saranno ridistribuiti nei vari stati membri, potrebbe essere l'ultimo, sino a nuove comunicazioni.

Per ricollocare i 40 mila dall'Italia in due anni servono 1.500 posti al mese

Già durante il vertice Ue sui migranti del 15 ottobre, il disaccordo fra i 28 capi di Stato e di governo sulle 'ricollocazioni' obbligatorie dei rifugiati era evidente, tanto che a lungo si è discusso il testo delle conclusioni del Consiglio europeo, apportando alla fine una modifica: nella frase in cui i leader affermano di voler «procedere rapidamente con la piena attuazione delle decisioni sulle ricollocazioni» è stato aggiunto «prese finora», come a ribadire che di sistema permanente per ora non se ne parla neppure.
ANCORA IL NO DEI PAESI DELL'EST. Ma anche su quello temporaneo i problemi sono sotto gli occhi di tutti: sulla ripartizione obbligatoria d'emergenza di 160 mila rifugiati da Italia e Grecia fra tutti gli Stati membri, in deroga al Regolamento di Dublino, c'è ancora l'opposizione di Ungheria, Slovacchia e Repubblica ceca. Per quanto la Commissione e la Germania continuino a ribadire la necessità di un approccio comunitario, per il momento gli Stati membri che hanno dato disponibilità ad accogliere sono appena sei, gli altri hanno aderito a voce.
In pratica per ricollocare i 40 mila dall'Italia in due anni (secondo quanto previsto dai due schemi approvati) servono oltre 1.500 posti al mese e attualmente le cifre calcolate dalla Commissione non sono lontanemente vicine a questo traguardo.
RIMPATRIO, LA PAURA DEI MIGRANTI. Inoltre, spiegano le fonti, tra gli stessi profughi c'è forte diffidenza nei confronti del sistema dei ricollocamenti, temono infatti che salendo su quegli aerei si troveranno deportati fuori dai confini dell'Unione europea.
In Italia è stato molto difficile trovare i primi 19 eritrei che volessero partire per la Svezia. È stato necessario fare un approfondito lavoro con la comunità eritrea. E nessun siriano è voluto andare.
Lo stesso è successo in Grecia, con un primo gruppo di siriani che dovrebbe partire per il Lussemburgo, ma si rifiutia di andarci perché hanno paura di essere riportati fuori dall'Ue.
EFFETTO POOL FACTOR: TUTTI IN GERMANIA. «La maggior parte dei siriani vuole andare in Germania», spiega una fonte, «e se proprio c'è un pool factor», ovvero la capacità di attrarre l'immigrazione, «quello è stato il discorso della cancelliera Angela Merkel, che aprendo le porte a tutti i rifugiati siriani ha creato un flusso unidirezionale verso Berlino».

Come limitare i flussi, Turchia ultima chiamata

Uno dei tanti problemi che ora a Bruxelles cercano di risolvere coinvolgendo la Turchia nella gestione della crisi per limitare i flussi.
Ma il prezzo da pagare richiesto dal presidente Recep Tayyip Erdoğan è forse troppo alto, a partire proprio dai 3 miliardi di euro di finanziamento. Fonti europee indicano infatti che non ci sono passi avanti sulla richiesta turca di un contributo così elevato.
La cifra doveva essere scritta nelle conclusioni del summit sull'immigrazione del 15 ottobre, ma gli stati membri hanno chiuso il portafogli rinviando i dettagli dell'intesa con Ankara a data da destinarsi.
Probabilmente, per evitare interferenze e influenze, tutto sarà definito dopo le elezioni turche del primo novembre.
Al momento, secondo quanto risulta all'Ansa, «ci sono solo i 500 milioni dal bilancio europeo a copertura del 2015 e 2016».
NEGOZIATI CONTINUANO. Il presidente della Commissione europea ha inviato due altissimi funzionari in Turchia per ulteriori negoziati per la messa in atto del piano d'azione ed in particolare per l'accelerazione della liberalizzazione dei visti. Per la Turchia sono partiti oggi il direttore generali per gli affari interni, Mathias Ruete, ed il direttore per la Strategia e la Turchia della Dg allargamento, Simon Morude, mentre a Bruxelles la ministro turca per gli affari europei, Beril Dedeoglu, ha colloqui con la vicepresidente per il bilancio, Kristalina Georgieva, e con il Commissario per l'allargamento, Johannes Hahn.
Sull'accelerazione del processo di liberalizzazione dei visti, il 20 ottobre, la portavoce della Commminssione Mina Andreeva ha ribadito che la liberalizzazione è prevista per il primo ottobre 2017 in base all'accordo del 2013 tra Ue e Turchia per la riammissione dei migranti che non hanno diritto a restare nella Ue.
La portavoce ha ricordato che «lo scopo della Turchia» è quello di arrivare ad una liberalizzazione per tutti i cittadini, ma che essa procederà gradualmente e l'accelerazione del processo è «strettamente legata» alla messa in atto delle riammissioni da parte di Ankara, sottolineando che un rapporto sarà pubblicato «all'inizio del 2016».
Natasha Berthaud, portavoce del Commissario per gli affari interni Dimitris Avramopoulos, ha però sottolineato che la liberalizzazione «sarà inizialmente riservata agli imprenditori e agli uomini d'affari per poi essere espansa ad altre categorie».
Piccoli passi verso un ingresso della Turchia nell'Ue che da troppi anni èostacolato da più parti. E che forse nemmeno l'emergenza profughi riuscirà a far ripartire. Il ministro degli esteri cipriota in una intervista alla tv nazionale ha infatti ribadito che il suo governo continuerà a bloccare l'apertura di nuovi capitoli nel congelato negoziato per l'accesso della Turchia alla Ue, apertura chiesta da Ankara per mettere in atto il piano d'azione proposto dalla Commissione europea per contenere i flussi di migranti sulla rotta balcanica.

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