Marino 151020161816
CAMPIDOGLIO 20 Ottobre Ott 2015 1536 20 ottobre 2015

Marino, quattro domande senza risposta

Con chi si trovava a cena? Perché ha restituito 20 mila euro al Comune di Roma? E chi avrebbe falsificato la sua firma? Le questioni rimaste in sospeso.

  • ...

Ha negato ogni accusa. Ha definito «vergognosi» gli esposti delle opposizioni.
E ha detto che potrebbe ripensare alle sue dimissioni da sindaco di Roma.
Il 20 ottobre Ignazio Marino ha parlato in conferenza stampa delle spese di rappresentanza e degli scontrini di cene istituzionali sospette che lo hanno costretto al passo indietro.
«ESPOSTI VERGOGNOSI». «Gli esposti presentati contro di me sono vergognosi, scritti da persone in malafede o ignoranti», ha attaccato riferendosi alle denunce del Movimento 5 stelle e di Fratelli d'Italia.
E ancora: «Mi sono dimesso da sindaco per un estremo rispetto dell'autorità giudiziaria, dinanzi alla quale volevo presentarmi da dimissionario, per spiegare i fatti relativi agli esposti che mi riguardano».
Marino, però, non ha risposto in modo chiaro ad alcuni aspetti fondamentali della vicenda che lo ha portato all'addio al Campidoglio.
Ecco quali.

Ignazio Marino durante la conferenza stampa in Campidoglio (Ansa).  

1. Con chi e perché ha partecipato alle cene istituzionali 'incriminate'?

Innanzitutto le cene istituzionali.
«Chi di voi ricorda con chi è stato a cena 15 mesi fa?», ha chiesto il suo avvocato Enzo Musco. «Noi abbiamo dato una giustificazione per quanto possibile alle spese sostenute».
«HO GIÀ RISPOSTO AI MAGISTRATI». Una risposta del genere non basta però a scagionare Marino, perché lascia aperte molte zone d'ombra sia sull'identità delle persone che sono andate a cena col sindaco sia sui reali motivi di quegli appuntamenti.
A riguardo Marino ha tagliato corto: «Di questo non parlo, ho già risposto ai magistrati». Il chirurgo non ha quindi replicato punto per punto alle contestazioni.

2. Perché la sua versione non coincide con quella dei ristoratori?

La sera del 27 luglio 2013 alla Taverna degli amici, Marino avrebbe «offerto una cena per motivi istituzionali a un rappresentante del World Health Organization», come lui stesso aveva dichiarato nella nota spese. Ma l'oste lo ha smentito affermando che «quella sera il sindaco aveva cenato con sua moglie».
E ancora: la cena del 26 ottobre 2013 sarebbe stata «offerta per motivi istituzionali ad alcuni rappresentanti della Comunità di Sant'Egidio» al ristorante Sapore di mare. Ma la comunità ha fatto sapere che «a quella cena non è stato invitato né ha partecipato alcun responsabile di Sant'Egidio».
CENA COI GIORNALISTI O COI FAMILIARI? C'è poi la cena del 26 dicembre 2013, un conto per sei persone all'Antico Girarrosto Toscano, dove il sindaco ha spiegato di aver invitato «alcuni rappresentanti della stampa». La versione del titolare del ristorante è stata però un'altra: «È venuto qui a mangiare con i familiari».
E la sera del 6 settembre 2013, sempre all'Antico Girarrosto Toscano, con l'ambasciatore vietnamita in Italia? Il diplomatico non ha mai confermato di aver cenato con Marino.
Infine c'è la cena del 4 maggio scorso a Torino in cui il primo cittadino ha dichiarato di aver invitato don Damiano Modena, circostanza che lo stesso sacerdote ha smentito.

3. Il risarcimento di 20 mila euro è un'ammissione di colpa?

Su queste cinque cene e sui rispettivi scontrini che non tornano, Marino in conferenza stampa non ha chiarito se abbia davvero portato al ristorante moglie e parenti o se sia stato messo nei guai da ristoratori e altri personaggi legati a possibili interessi politici.
SOLDI RESTITUITI AL COMUNE. Inoltre il risarcimento di 20 mila euro effettuato dal sindaco uscente a beneficio del Comune è stato letto da molti osservatori come un'implicita ammissione di un'irregolarità.

4. Chi avrebbe falsificato la sua firma?

Sulle presunte spese fatte con la carta di credito comunale in dotazione al primo cittadino e sull'aumento del plafond da 10 mila a 50 mila euro, il legale di Marino ha spiegato: «Non ha mai chiesto quella carta né l'aumento del massimale di spesa, non ha mai cenato con la moglie nei ristoranti indicati dai documenti contabili né ha mai usato denaro pubblico per fini diversi da quelli istituzionali».
Inoltre le firme sui giustificativi di spesa «non sono le sue».
«QUANDO È SUCCESSO ERO ALL'ESTERO». Lo stesso Marino ha affermato: «Tutte le sottoscrizioni a mio nome in calce a tali giustificativi non sono autentiche, come può facilmente rilevarsi a occhio nudo. Risultano firmate quando mi trovavo all’estero e quindi non potevo essere in Campidoglio».
E allora, se non è stato Marino a firmare gli scontrini, chi lo avrebbe fatto? Alcuni membri del suo staff lo hanno 'incastrato'? Se sì, chi?
Altre domande che non hanno avuto una risposta.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso