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DIPLOMAZIA 21 Ottobre Ott 2015 1307 21 ottobre 2015

Assad vola a Mosca dall'amico Putin

I leader si dichiarono aperti a soluzioni politiche in Siria. Ma l'avanzata contro i ribelli continua sempre più decisa.

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Bashar al Assad e Vladimir Putin.

Il presidente siriano Bashar al Assad è uscito dalla sua capitale-roccaforte Damasco per quello che è il suo primo viaggio all'estero dal 2011.
Assad è volato a Mosca dal suo salvatore e protettore, Vladimir Putin, per discutere sulla situazione del Paese.
Indicativo il fatto che prima dell'intervento russo il dittatore siriano non aveva neanche la possibilità di uscire dal Paese, nemmeno per andare a trovare l'alleato iraniano.
Ora, con i jet russi che controllano il cielo, può permettersi di volare fino a Mosca a rendere grazie a Vladimir.
RUSSIA SALVATRICE DI ASSAD. Per stessa ammissione di Assad, «se non fosse stato per la Russia di Putin, l'Isis e gli altri gruppi terroristici che operano in Siria avrebbero occupato territori molto più vasti». O meglio: «Mi avrebbero tirato giù dal trono».
Al centro dei colloqui tra i due, le operazioni militari della Russia in Siria. Al leader del Cremlino, Assad avrebbe sottolineato la necessità di «affiancare alle operazioni militari una soluzione politica della crisi in Siria».
PUTIN: «CERCHIAMO SOLUZIONE POLITICA». Putin non si è fatto pregare, e ha prontamente seguito con una dichiarazione di buoni intenti: «Per risolvere la crisi siriana è necessario un processo politico con la partecipazione di tutte le forze politiche, i gruppi etnici e quelli religiosi» ha detto saggiamente, e per questo la Russia è pronta a «dare il proprio contributo non solo durante le azioni belliche di lotta al terrorismo ma anche durante il processo politico».
Secondo il quotidiano del Qatar Al Arabi al Jadid, Putin e Assad avrebero anche parlato di un piano per l'uscita di scena di quest'ultimo. Il piano, del quale non esiste ancora conferma e diffuso da un organo di stampa di un Paese che è tra i nemici di Assad, prevederebbe un periodo di transizione di 6 mesi e la creazione di un 'consiglio militare misto' tra regime e opposizione guidato del generale Manaf Tlass, ex amico di Assad fuggito all'estero tre anni fa.
Il 21 ottobre i media russi hanno fatto sapere che il presidente siriano è tornato a Damasco.
ACCORDO SULLA SICUREZZA AEREA CON GLI USA.Putin conosce le regole della diplomazia, soprattutto di quella occidentale, e sa che i discorsi di stampo democratico sono difficilmente attaccabili.
Da una parte tratta con gli Usa e invade la galassia mediatica con dichiarazioni pacate e di buona volontà, dall'altra agisce con determinazione e sul terreno la fa da padrone.
Mentre insieme alle truppe siriane e iraniane fa passi da gigante nei territori occupati dai ribelli (mettendo in fuga circa 70 mila siriani dalla zona di Aleppo), firma un accordo di collaborazione con gli Usa per la sicurezza nei cieli, in segno di disponibilità ad agire di comune accordo.

Il mosaico siriano: in blu la zona controllata dal governo, in giallo quella ribelle, in rosso quella in mano all'Isis e in verde i territori curdi.

Martedì 20 ottobre i vertici militari russi e americani hanno confermato la notizia riguardante un memorandum condiviso per prevenire incidenti aerei in Siria.
L'intesa regola sia i velivoli pilotati sia i droni. Non appena l'accordo entrerà in vigore, saranno stabiliti canali di comunicazione 24 ore su 24 tra i comandi dell'esercito russo e americano. Stando al ministero della Difesa russo, gli Usa si sono impegnati a comunicare i dettagli del memorandum ai partner della coalizione anti-Isis in modo che anche loro possano seguire le stesse regole.
WASHINGTON PRENDE LE DISTANZE. Il Dipartimento di Stato americano ha voluto precisare che il memorandum servirà solo alla sicurezza dei piloti. «Non è un trattato di cooperazione», ha dichiarato un portavoce, «e non prevede una coordinazione sugli obiettivi da colpire».
Eppure, il ministro della Difesa russo Serghiei Shoigu si è rammaricato per un accordo che sperava più “sostanziale”, in particolare sulla condivisione dei bersagli dello Stato Islamico da colpire. A quanto pare Washington ha rigettato l'idea.
Putin gioca sul fatto che più si dimostra disponibile, meno i suoi avversari troveranno modo di criticarlo.

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