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PASSO INDIETRO 21 Ottobre Ott 2015 1700 21 ottobre 2015

Barracciu si dimette: lascia il sottosegretario delle polemiche

Dimissioni dopo il rinvio a giudizio. Nel suo curriculum gaffe e polemiche.

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Francesca Barracciu.

Uscita dalla porta e rientrata dalla finestra, ma adesso definitivamente giunta al capolinea.
Francesca Barracciu, sottosegretario del Partito democratico ai Beni culturali indagata nell'ambito dell'inchiesta sul presunto uso illecito dei fondi della Regione Sardegna, ha deciso di lasciare l'incarico: «Ritengo doveroso dimettermi», ha comunicato dopo la notizia del rinvio a giudizio con l'accusa di peculato aggravato, «e avere tutta la libertà e l'autonomia necessarie in questa battaglia dalla quale, sono certa, uscirò a testa alta».
RENZIANA DI FERRO. Renziana di ferro, 49 anni, Barracciu è stata a lungo indicata come l’astro nascente della politica sarda. Nel 2004 è stata eletta nel Consiglio regionale e nel 2005 è diventata anche sindaco di Sorgono, in provincia di Nuoro. Dopo essersi distinta in Regione, ha tentato il grande salto: alle Europee del 2009 ha fallito di poco l’ingresso all’Europarlamento, risultando la prima dei non eletti. Nel 2012 è però subentrata a Rosario Crocetta, diventato nel frattempo presidente della Regione Sicilia.
SPESE PAZZE SARDEGNA: CONTESTATI 81 MILA EURO. L'anno dopo si è quindi candidata alle primarie del centrosinistra per la poltrona di governatore della Sardegna. Pochi giorni prima della vittoria, però, è finita nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di peculato. Nell’inchiesta sulle ‘spese pazze’ si è allungato il sospetto di qualche comportamento illecito. E in particolare i pm le contestano l'uso indebito di fondi per 81 mila euro.

Gaffe e polemiche, quante volte nel mirino del web

Francesca Barracciu.

Nella squadra di governo la Barracciu era entrata in modo molto controverso, all'inizio del 2014, dopo il ritiro della la sua candidatura alle elezioni amministrative su «suggerimento» dello stesso Renzi.
Un «ripescaggio» politico che aveva fatto storcere la bocca a molti. E tra gaffe, polemiche e liti sui social Barracciu è sempre stata sulla bocca del web e bersaglio dei feroci attacchi dell'opposizione, col Movimento 5 stelle come sempre in prima fila.
SOTTOSEGRETARIO «A SUA INSAPUTA». Dopo la nomina nell'esecutivo, che sorprese persino lei stessa, la Rete la ribattezzò «sottosegretario a sua insaputa». Ad alzare il polverone allora fu la risposta alquanto evasiva data all'account Twitter @insopportabile sulle deleghe assegnatele: «Ieri sono arrivata di corsa e non ho potuto verificare nel dettaglio. Sto andando ora a verificare, poi ti dico».
Renzi difese la sua scelta ricordando: «Ho sempre detto che non ci si dimette per un avviso di garanzia». «E se parliamo di faccia, per me un cittadino è innocente finché la sentenza non passa in giudicato», aggiunse.
LA POLEMICA SU TWITTER CON GASSMAN. Col tempo la sottosegretaria ci ha messo molto del suo per continuare a non farsi ben volere. Per esempio imbarcandosi in un'inelegante polemica con Alessandro Gassman.
Stuzzicata da un tweet dell'attore («Sottosegretario, intanto che chiarisce, lascia la poltrona pagata da noi? Grazie») Barracciu rispose con un attacco fuori luogo alla professionalistà di Gassman: «Chiarirò. Intanto che lei impara a fare l'attore, può evitare far pagare biglietto cinema per 'suoi film'?». Una replica diventata virale e che aveva pure stuzzicato l'ironia degli utenti sulla prosa zoppicante del rappresentante del ministero della Cultura.
LA GAFFE SULLA PROTESTA SINDACALE AL COLOSSEO. Un altro abuso di social la fece risalire sul proscenio mediatico con il 'merito' di aver introdotto nel codice penale una nuova fattispecie di violazione: il 'reato in senso lato'.
Per attaccare i sindacati che il 18 settembre 2015 avevano tenuto un’assemblea - convocata a norma di legge - provocando la chiusura per due ore e mezzo dei più importanti siti archeologici di Roma (tra i quali il Colosseo) Barracciu si lasciò (di nuovo) prendere un po' troppo la mano su Twitter: «L’assemblea sindacale che danneggia centinaia di turisti paganti che dedicano un giorno di ferie al Colosseo e decine di guide turistiche è un reato!». Il cinguettio non passò inosservato: anche perché i lavoratori protestavano per il mancato pagamento del salario accessorio e per il rinnovo contrattuale. Ma il messaggio che passò fu un altro: scioperare (anche se in questo caso si trattava di assemblea sindacale regolarmente convocata, non di uno sciopero) non è più un diritto, ma un reato. Così le richieste di chiarimento fioccarono: «Scusi, sottosegretario, in che senso reato?». E la pezza fu quasi peggio della gaffe.

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