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GIUSTIZIA 21 Ottobre Ott 2015 1146 21 ottobre 2015

Mastrapasqua ai domiciliari: i guai dell'ex presidente Inps

Accuse di falso e truffa a danno della Sanità. Dagli incarichi collezionati alla laurea falsa, tutte le grane.

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Antonio Mastrapasqua.

Falso e truffa a danno della Sanità pubblica.
Con queste accuse i carabinieri del Nas di Roma hanno eseguito 17 misure restrittive (di cui 14 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari) nei confronti di altrettanti dirigenti, medici e operatori della casa di cura privata 'Ospedale specializzato israelitico' di Roma.
VERTICI AZZERATI. Tra loro spicca il nome del direttore generale Antonio Mastrapasqua, già presidente dell'Inps per sette anni a cavallo tra il 2008 e il 2014.
Con lui è stato 'decapitato' l'intero vetice dell'istituto: il vice direttore, Tiziana Agostini, il direttore sanitario e responsabile del Day hospital, Gianluigi Spinelli, due responsabili dell'ufficio controllo appropriatezza delle cartelle cliniche, Mirella Urso e Antonio Canistrà, il responsabile del servizio urologia, Pietro Aloisi e il primario del reparto ortopedia, Elvira Di Cave.
RIMBORSI PIÙ ELEVATI. Secondo l'inchiesta condotta dai pm Fasanelli e Palaia, tra gli indagati sarebbe stato posto in essere un accordo per truffare il Sistema sanitario nazionale e ottenere rimborsi più elevati rispetto ai costi effettivamente sostenuti dalla struttura.
Proprio per questa ragione sarebbero state falsificate centinaia di cartelle cliniche.
FATTURE SOSPETTE. L'indagine era stata aperta a settembre 2014 in seguito a un controllo dell'Asl di Roma su alcune prestazioni dell'israelitico che aveva portato alla luce diverse incongruenze.
In particolare, alcune fatture per semplici interventi odontoiatrici utilizzate per chiedere alla Regione Lazio rimborsi da intervento con ricovero, assai più onerosi.
Il tutto nonostante la struttura non avesse quel tipo di accreditamento.

Dalla laurea fasulla alla collezione d'incarichi

Antonio Mastrapasqua e la moglie Maria Giovanna Basile.

Una vita costellata da vicissitudini quella del fiscalista romano Mastrapasqua, costretto alle dimissioni dalla presidenza dell'Inps a seguito del clamore suscitato dalla 'collezione' di poltrone, incarichi ed emolumenti che lo aveva fatto finire nell'occhio del ciclone.
Erano 54, poi ridotte a 25, le cariche ricoperte all'apice della sua rete di potere, per un guadagno stimato all'epoca attorno a 1 milione e 300 mila euro l'anno.
IL VIA LIBERO A SE STESSO. Un esempio della sua longa manus?
Quando l'Ospedale israelitico si accorse dei debiti nei confronti dell'Inps, il direttore generale Mastrapasqua propose di compensare un credito che l'ente vantava nei confronti dell'Asl e della Regione Lazio con il dovuto previdenziale non ancora pagato: il presidente dell'Inps Mastrapasqua diede l'ok.
Restava il problema Equitalia. Il direttore dell'Ospedale, Mastrapasqua, e il presidente dell'Inps, Mastrapasqua, spiegarono al vice presidente di Equitalia, Mastrapasqua, gli estremi dell'accordo e così, alla fine, crediti e debiti si compensarono senza che arrivasse alcuna cartella esattoriale.
FORNERO: «NON RIUSCII A CACCIARLO». Di lui Elsa Fornero ebbe a dire: «Quand'ero ministro del governo Monti cercai di avvicendarlo, ma incontrai diverse resistenze».
Un rapporto conflittuale, quello tra i due, iniziato quando la stessa Fornero varò la sua riforma nel 2012 e l'allora presidente Inps fu tra i primi a lanciare l'allarme esodati.
LE DIMISSIONI SU 'SPINTA' DEL GOVERNO. Nel corso degli anni, interrogazioni, mozioni parlamentari e firme raccolte dai sindacati non furono sufficienti a scalfire il potere di Mastrapasqua, fin quando, a febbraio 2014, il pressing del governo non lo costrinse a dimettersi.
Una decisione maturata dopo dopo la volontà espressa dal governo Letta di accelerare il processo di ridisegno della governance dell’Inps e l'approvazione di un disegno di legge per disciplinare l’incompatibilità per tutte le posizioni di vertice degli enti pubblici nazionali, prevedendo, per quelli di particolare rilevanza, un regime di esclusività volta a prevenire situazioni di conflitto d’interesse.
QUELLA LAUREA FASULLA. C'è poi la querelle laurea: un titolo in Economia e commercio 'fasullo' conseguito alla Sapienza.
Nel 1997, la Cassazione ha confermato la pena a 10 mesi di reclusione inflitta dalla Corte d'appello nei confronti del manager.
L'ex numero uno dell'Inps era accusato di aver comprato, con la complicità di tre bidelli e di un'impiegata dell'ateneo, esami universitari mai sostenuti.

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