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INTERVISTA 21 Ottobre Ott 2015 1209 21 ottobre 2015

Milano, primarie oppure Sala? Parla l'outsider Caputo

Entra nel vivo il dopo-Pisapia. Il premier vuole il n.1 di Expo prossimo sindaco. Ma l'ex Psi avverte: «Ci siamo pure io, Majorino e Fiano. E il 2016 non è lontano».

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Roberto Caputo è l'outsider alle primarie che il Partito democratico vorrebbe fare a febbraio per trovare il candidato sindaco di Milano nel 2016.
«Ho incontrato Bettino Craxi poco prima di Tangentopoli, nel 1992, nel suo ufficio in piazza Duomo. Mi disse: 'vedrai Roberto, ci spazzeranno via tutti, gli americani non mi perdoneranno Sigonella'. Io non ci potevo credere, ma aveva ragione...», dice il politico di lungo corso a Lettera43.it.
SCETTICISMO NEL PARTITO. Sulla tornata elettorale dentro il centrosinistra continua a circolare un certo scetticismo, alimentato anche dai pezzi da novanta del governo Renzi, come il ministro Maria Elena Boschi che durante Porta a Porta ha fatto balenare l'idea che la consultazione potrebbe saltare.
Non è una novità il pressing da parte del presidente del Consiglio su Giuseppe Sala, l'amministratore delegato di Expo 2015, che le primarie preferirebbe evitarle.
«NON DIVIDIAMO LA COALIZIONE». Caputo avverte: «Se si consolida la candidatura di Sala con il gruppo dirigente del Pd, allora bisognerà fare di tutto perché Sala vinca e questo significa decidere sulle primarie, ma anche cercare di unire e non dividere la coalizione».
Assessore del Partito socialista nella Milano che poi fu travolta da Tangentopoli negli Anni 90, iscritto all'epoca alla corrente di sinistra lombardiana, Caputo è stato presidente del Consiglio provinciale di Milano, quindi iscritto al Partito democratico.
DIMENTICATO DAI GIORNALI. Ora «Robertino», come lo chiamava Craxi e molti dirigenti del Psi di allora, è insieme con Emanuele Fiano e Piefrancesco Majorino l'anima delle primarie milanesi.
Anche se spesso i giornali se lo dimenticano. «E anche Pisapia devo ammettere commette una gaffe quando ricorda solo i primi due», dice il diretto interessato.
«Si è dimenticato di me e su questo si sbaglia perché non si può cancellare la storia politica di una persona».
MEMORIA STORICA DI MILANO. Ma Caputo è molto altro. Rappresenta una delle memorie storiche di questa città, passata dai sindaci socialisti del Dopoguerra fino alle Giunte di centrodestra di Gabriele Albertini e Letizia Moratti.
È uno scrittore e ha una piccola libreria in via Ripamonti.
IN PIAZZA CON... GRILLO. Celebre nel 1991 l'organizzazione di un concerto in piazza del Duomo durante il primo Carnevale milanese.
«Ho portato nomi importanti come Toquinho, Chico Buarque de Hollanda, Miriam Makeba, Teo Teocoli, Enzo Jannacci. C’era pure il giovane Beppe Grillo, che aveva paura di salire sul palco perché c'era troppa gente», ricorda Caputo.
A quanto pare Palazzo Marino sganciò parecchi milioni di vecchie lire al comico genovese.
Bettino Craxi, che vide l'evento dal suo ufficio in piazza Duomo, poi si complimentò con Caputo per le 100 mila persone presenti.

Roberto Caputo. © Imagoeconomica


DOMANDA. Altri tempi. Eppure c'è chi come Franco D'Alfonso, assessore al Commercio, ricorda che Pisapia arriva dalla stessa storia riformista.
RISPOSTA. È un abbaglio storico, ci sono differenze enormi rispetto ai sindaci socialisti. E questa città trasuda ancora socialismo, è nata con il riformismo. Basta pensare a tre periodi storici fondamentali.
D. Quali?
R. Quando Greppi ricostruì la città nel Dopoguerra, poi quando Cassinis e Ferrari si occuparono di migliaia di immigrati in cerca di lavoro che arrivavano dal Sud. Si costruivano le case e si offriva loro un posto.
D. Poi arrivarono gli anni bui.
R. Quelli del terrorismo e delle rapine nei ristoranti. Milano era un città buia: non si usciva più di sera per paura. Fu Aniasi sindaco a fare risollevare i cittadini da questa trauma. Questi sindaci provengono dalla storia del movimento dei lavoratori e dalla resistenza al nazifascismo.
D. Pisapia non ne fa parte?
R. Arriva da un'altra storia, è figlio di una nuova borghesia ricca e intellettuale. Suo padre era un'illustre avvocato penalista.
D. Qual è il suo percorso politico?
R. Lui come tanti altri, alla fine degli Anni 60, scelse il movimentismo fuori dai partiti tradizionali della sinistra, poi fu indipendente in Rifondazione comunista. Fa parte di una tradizione completamente diversa, ma è sempre stato un garantista.
D. Eppure la città è rinata, proprio come negli Anni 80.
R. Vero. Ha superato il grigiume in cui ci aveva lasciato la Moratti. Non solo. Milano è una città molto giovane. Il 40% degli abitanti ha meno di 40 anni ed è single.
D. I bisogni sono cambiati, insomma.
R. Sì. E anche la cultura svolge un ruolo importante: c’è voglia di eventi, di momenti di incontro e arricchimento. Qualcosa di buono aveva fatto l'assessore Stefano Boeri allargando il suo sguardo oltre il centro di Milano. Questa città ha avuto dei grandi assessori alla Cultura.
D. Chi?
R. Il più fantasioso è stato Paolo Pillitteri, negli Anni 70. Con l’arrivo della corrente artistica del Nuovo realismo ebbe il coraggio di portare in città l'artista emergente Christo. Impacchettò i monumenti di Milano, fu uno choc per i milanesi: una provocazione, ma molto ben riuscita.
D. Quella politica ha creato una classe dirigente che poi ha governato l'Italia. Ora però comanda Firenze, non la Milano di Pisapia. Cosa è mancato a questa Giunta?
R. Sento sempre parlare di «continuità». Secondo me essere autorefenziali è limitativo, bisogna fare qualcosa in più. Questa Giunta ha peccato di essere troppo Milano-centrica, trascurando a volte alcuni quartieri periferici.
D. Errori?
R. Non togliere da subito la gestione delle case popolari del Comune di Milano all’Aler. Purtroppo ora ci troviamo di fronte a delle situazioni di degrado urbanistico e a pezzi di città in mano alla criminalità.
D. Per esempio?
R. Via Gola, Stadera, Calvairate ne sono un esempio. Per fortuna ora la gestione degli immobili comunali è passata a Metropolitana milanese.
D. Cos'è per lei Milano?
R. Milano non finisce alle mura romane, Milano è anche Sesto San Giovanni, Rozzano, San Donato; è una grande città metropolitana. Per non parlare dell’indotto della città che arriva ben oltre i confini della provincia.
D. Cosa non funziona?
R. La legge Delrio è stata fatta male, si è persa un’occasione e oggi la Città metropolitana fa fatica a decollare. Pisapia avrebbe dovuto comprendere i limiti di quella legge e intervenire.
D. Renzi sembra voler imporre il candidato sindaco.
R. Sicuramente il premier non può permettersi di stare fuori da una partita così importante. È normale che dica la sua, questo non significa che non terrà conto del partito milanese.
D. Pisapia è fuori dai giochi?
R. Non fa parte del Pd. Gli è stato chiesto più volte di ricandidarsi. Ha sempre risposto negativamente.
D. Le primarie sono ancora in forse?
R. Oggi si percepisce uno strano rallentamento. Mi chiamano l'outsider di lusso, io gioco evidentemente un ruolo di minoranza in questa partita, ma con me è rappresentato un pezzo importante di storia della città.
D. Intanto si continua a discutere.
R. Io credo che a breve la classe politica debba prendere una decisione. Febbraio non è così lontano.
D. Mettiamo che Sala alla fine si candidi e perda le primarie.
R. Non ha ancora ufficializzato la sua candidatura e neanche ha espresso, nel caso, quale sarà la sua modalità di partecipazione. E, comunque, restano gli altri candidati.
D. Quanti?
R. Oggi tre: io, Majorino e Fiano.
D. Con Sala verrebbe a mancare una certa sinistra in appoggio. Si sta spaccando il modello vincente a Milano nel 2011?
R. All'epoca eravamo in una situazione completamente diversa. Al successo di Pisapia contribuì una parte di elettorato moderato di Milano che non sopportava più la Moratti. Non a caso al Bilancio venne scelto Bruno Tabacci.
D. E oggi?
R. Credo che il ''civismo arancione'' possa giocare ancora un ruolo importante.
D. La borghesia milanese è molto vicina a Renzi.
R. Di fronte a una città che indubbiamente cresce e a Expo scommessa stravinta anche la borghesia milanese si sta riposizionando.

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