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GUERRA 21 Ottobre Ott 2015 1815 21 ottobre 2015

Olocausto, le bugie di Netanyahu sui musulmani

Il muftì «mente della shoah»? Per i leader islamici era un «teppista ignorante». Dalle moschee-rifugio al ruolo di Mohammed V: quel che Netanyahu non dice.

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Il premier israeliano Benjanim “Bibi” Netanyahu, secondo cui i «leader musulmani, e non Hitler, hanno voluto lo sterminio degli ebrei», ha studiato architettura al prestigioso Massachusetts Institute of Technology e poi scienze politiche a Harvard.
Ma è anche, e soprattutto, il figlio di un eminente storico sionista, decano della Cornell University di New York, che in tarda vecchiaia (Benzion Netanyahu è morto nel 2012, a 102 anni dopo aver attraversato tutto il Secolo breve) è arrivato a classificare gli arabi come «nemici nell’essenza».
L'ATTACCO DI NETANYAHU SENIOR. «La personalità dell’arabo non permette compromessi. Non importa quale resistenza incontrerà, che prezzo dovrà pagare. La sua esistenza è la guerra perpetua», dichiarò il padre di “Bibi” nel 2009, fedele alle convinzioni già espresse nel Secondo dopoguerra, sulla «vasta maggioranza degli arabi-israeliani che avrebbe scelto di sterminare gli ebrei, ne se avesse avuto la possibilità».
In occasione del suo centenario, Netanyahu figlio, già primo ministro, parlò delle previsioni del padre sull’Olocausto in Europa, tornandole ad accostare a conclusioni razziali. «Questa preveggenza» lo avrebbe condotto a indicare, «con decenni d’anticipo, la minaccia per la pace mondiale da quel mondo musulmano con un mix di petrolio, terrorismo ed energia nucleare». Preveggenza, agli inizi degli Anni 90, che «gli estremisti islamici avrebbero buttato giù le Torri gemelle».

La Germania e i sionisti di sinistra prendono le distanze da 'Bibi'

Con l’escalation di sangue tra ebrei e palestinesi, “Bibi” ha fatto un passo oltre.
A Gerusalemme - nella Gerusalemme a un passo dalla Terza intifada - di fronte alla platea del 37esimo Congresso sionista mondiale, il premier e leader di una destra (Likud) sempre più estremista ha affermato che «all’inizio Hitler non voleva sterminare gli ebrei, ma espellerli», scaricando l’ideazione dell’Olocausto sull’allora muftì, il giurisperito musulmano Haj Amin al Husseini.
Visceralmente ostile agli ebrei che tornavano per fondare lo Stato d’Israele, il leader nazionalista arabo avrebbe convinto il Führer alla soluzione finale: «Se li espelli verranno in Palestina, bruciali». Netanyahu, che nella scala di responsabilità ha anteposto i nazionalisti musulmani ai nazisti, ha innescato così un’ondata di indignazione collettiva, anche tra gli israeliani.
«NON HO SOLLEVATO HITLER DA RESPONSABILITÀ». Il leader dell’Unione sionista laburista, Isaac Herzog, ha accusato il premier di «trivializzare l’Olocausto con una pericolosa distorsione storica, anche se è il figlio di uno storico deve imparare a non sbagliare».
Negazionista mai, tutt’al più revisionista: «Non ho sollevato Hitler da responsabilità», ha precisato Netanyahu costretto a raddrizzare il tiro. Visto che anche il governo tedesco si è trovato a dichiarare: «Conosciamo bene l'origine dei fatti ed è giusto che la responsabilità sia sulle spalle della Germania».
In realtà il pensiero di 'Bibi' che ha esterrefatto l’opinione pubblica globale era affiorato già in un suo discorso del 2012 ai parlamentari della Knesset, nel quale al Husseini veniva definito «uno dei più importanti architetti dell’Olocausto».
QUANDO EBREI E MUSULMANI LOTTAVANO INSIEME. È anche difficile capire quanto, della tesi, sia farina del sacco di Netanyahu figlio o quanto, piuttosto, del padre accademico.
Eppure il professor Netanyahu, studioso della persecuzione degli ebrei sotto l’Inquisizione spagnola, avrebbe dovuto conoscere bene la fratellanza tra gli ebrei e i musulmani accomunati alle streghe: con la scusa della «purezza del sangue», i re cristiani facevano condannare e confiscare i beni anche ai discendenti, convertiti a forza, dei mori d'Oriente.
La Spagna del Califfato musulmano di el Andalus era stata per secoli un rifugio sicuro per gli ebrei.
Poi dal 1400, con il decreto di espulsione degli Aragona e dei Castiglia, migliaia di loro dovettero trovare ospitalità nel vicino Marocco, in Turchia e anche in Palestina.

Il muftì al Husayni «teppista ignorante» per i musulmani di Gerusalemme

Effettivamente, durante la nuova persecuzione nel 1900, anche al Husayni (per alcuni precursore del fondamentalismo islamico) aderì alla coalizione nazi-fascista, reclutando combattenti in una divisione musulmana delle Ss.
Il suo obiettivo era bloccare, in ogni modo, la costituzione di uno Stato israeliano, aizzando l’odio verso gli ebrei.
Ma al Husayni - nominato muftì dal Protettorato inglese della Palestina - fu contestato dalla maggioranza degli arabi-palestinesi, il suo appoggio restò marginale nella società e anche tra i leader islamici, che lo denunciarono ai britannici come «teppista ignorante».
Durante la shoah, nei territori arabo-musulmani aggrediti dai regimi che volevano accaparrarsi i Balcani e il Nord Africa, le vittime ebree furono l’1% delle comunità: una percentuale molto inferiore a quella dei rastrellamenti in Europa, perché i governi locali furono molto meno collaborazionisti.
LA MOSCHEA COME RIFUGIO. Mohammed V, re del Marocco, salvò gli ebrei dalle deportazioni. In Tunisia, Libia, Algeria e anche Egitto le famiglie musulmane li accolsero nelle loro case, custodendo i loro beni, come tra i musulmani albanesi. Quindicimila arabi americani combatterono in Europa contro i nazisti, altre migliaia nella Legione di al Alamein con inglesi e francesi.
La Moschea centrale di Parigi divenne un rifugio per centinaia di bambini ebrei, dalle ambasciate turche in Europa venivano concessi visti ai perseguitati per riparare in Anatolia. Arabi ed ebrei combatterono insieme contro Hitler e Mussolini, nella brigata Palestina: sulla shoah i palestinesi stavano insomma al fianco degli ebrei; l'odio sarebbe scaturito poi, dall'espropriazione delle terre.
«PAROLE INDIFENDIBILI E INFIAMMATORIE». Finita la guerra, i palestinesi vennero confinati in Cisgiordania e nel ghetto Gaza, la striscia di costa più densamente popolata al mondo, per far espandere lo Stato di Israele.
Per l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) Netanyahu ha pronunciato «parole moralmente indifendibili e infiammatorie»: una blasfemia.
«Vada a riesumare i corpi dei 33.771 ebrei uccisi a Babi Yar nel settembre del 1941, due mesi prima che il muftì e Hitler si incontrassero», ha chiosato anche Zehava Galon, leader della sinistra sionista di Meretz.

Twitter @BarbaraCiolli

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