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L'ATTESA 21 Ottobre Ott 2015 1733 21 ottobre 2015

Stabilità, perché l'ok dell'Ue non è cosa fatta

Restano tanti dubbi in seno a Bruxelles. Che avverte: nulla ancora è deciso.

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da Bruxelles

Matteo Renzi a Bruxelles.

Nessuna promozione e nessuna bocciatura. Per ora la legge di stabilità presentata dal governo italiano alla Commissione europea giace sul tavolo dei commissari in attesa di un giudizio.
Le indiscrezioni della stampa su una promozione a pieni voti sono quindi infondate, almeno per ora.
Anche perché i dubbi dell'esecutivo europeo su alcuni punti della manovra, a partire dalla decisione di abolire la tassa sulla prima casa, sono stati dichiarati più volte: «Alcune azioni prese a livello di politica fiscale» dall'Italia «non sono in linea con le raccomandazioni generali» dell'Ue di spostare «il carico di tasse dal lavoro verso consumi e proprietà, aree che danneggiano meno la crescita».
«NON È UN SILENZIO ASSENSO». L'ha ribadito il 21 ottobre il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, sottolineando ancora una volta che le raccomandazioni di Bruxelles «come dice la parola sono raccomandazioni e non ordini».
Il fatto poi che alla proposta di legge di bilancio inviata dal ministro dell'Economia e delle Finanze italiane Pier Carlo Padoan non siano arrivate immediate richieste di delucidazioni da parte di Bruxelles, che entro le prime due settimane dall'invio può richiedere un progetto di bilancio rivisto (come previsto dal Patto di stabilità, ndr), «non è un silenzio assenso», spiegano a palazzo Berlaymont.

In attesa del giudizio di Bruxelles, le stime sulla crescita non tornano

Il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis.

Secondo le norme del six e del two pack sul rafforzamento della sorveglianza economica di bilancio è, infatti, entro il 30 novembre che l'esecutivo europeo deve dare il proprio parere sulle leggi di stabilità dei 19 paesi dell'Eurozona.
Tema che sarà al centro dell'Eurogruppo straordinario del 23 novembre, convocato proprio con l'obiettivo di fare il punto della situazione. Entro quella data la commissione conta quindi di avere tutti i pareri sulle leggi di stabilità (il Portogallo ancora non l'ha presentanta, ndr). E di dare il suo parere sia sui documenti programmatici di bilancio che sulle richieste degli Stati membri di utilizzare la flessibilità all'interno Patto di stabilità e crescita come la clausola per gli investimenti, quella sulle riforme strutturali o sulla spesa aggiuntiva legata ai crisi dei rifugiati.
E proprio sulla flessibilità per la crisi dei migranti, Dombroviskis ha aggiunto: «L'Italia è uno dei paesi che ha chiesto di prenderla in considerazione, quindi stiamo valutando anche questa spesa ulteriore» che il Paese sta sostenendo. Ma per ora sui 3 miliardi calcolati dal governo italiano, la stessa cifra chiesta dalla Turchia per gestire tutti i flussi migratori dal Medio Oriente, nessuno azzarda commenti.
IL NODO DELLE PREVISIONI ECONOMICHE. Prima di ogni decisione, comunque, la Commissione Ue deve anche «prendere in considerazione le previsioni economiche d'autunno previste il 5 novembre e, basandoci su questi dati, faremo la nostra valutazione del rispetto delle regole di bilancio», ha continuato il vicepresidente dell'esecutivo Ue.
Per quanto infatti le previsioni d'autunno non siano strettamente collegate ai pareri sulle leggi di stabilità, contengono le previsioni di crescita del Pil: quella stimata dal governo italiano nella manovra potrebbe non coincidere con quelle della Commissione. E su questo si aprirà sicuramente un dibattito.
LE DIVERSE STIME DELLA CRESCITA DEL PIL. Già la commissione Ue stimava per l'Italia nelle ultime previsioni di primavera, maggio 2015, una crescita dello 0,6% nel 2015 e dell'1,4% nel 2016; mentre il governo italiano nella legge di stabilità 2016 (documento programmatico di bilancio inviato alla commissione europea) sulle previsioni di crescita ufficiale del Pil reale calcola per il 2015 dallo 0,7 allo 0.9 % e dall'1,4 all'1,6 nel 2016.
Un aumento che, come ha sottolineato l'economista Giacomo Vaciago «ci dobbiamo meritare».

Dombrovskis e Moscovici: due commissari, due visioni

Come ha spiegato Dombrovskis, quindi, «serviranno settimane» per analizzare la legge di stabilità e arrivare a una «conclusione», ma sicuramente, «avremo bisogno di discutere con le autorità italiane le ragioni di tale politica fiscale e quali sono le possibili implicazioni».
Discussioni che il ministro Padoan ha già avviato a Bruxelles, con la consapevolezza di dover giocare la partita della moral suasion su due piani diversi, quello delle colombe e quello dei falchi. Se infatti il governo italiano sa di poter contare su un sostegno più o meno esplicito da parte del commissario europeo agli Affari economici Pierre Moscovici, è l'ok del vicepresidente della Commissione Dombrovskis che bisogna portare a casa.
SOSTEGNO NON SCONTATO. Un sostegno non scontato visti i dubbi e le perplessità già manifestate sulla manovra italiana. Un significativo allontanamento degli obiettivi di bilancio, seppur motivato dalla necessità di spingere la crescita, non piace infatti all'ex premier lettone. Strenuo difensore del rigore, Dombrovskis dovrà vedersela non solo con l'Italia, ma anche con la Francia, i cui conti sono di gran lunga peggiori.
Due Paesi che questa volta potrebbero ricevere un sostegno maggiore da parte del presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, e della cancelliera tedesca Angela Merkel, per la quale in questo momento di difficoltà (caso Volkswagen ed emergenza rifugiati, ndr), la partnership francese e la stabilità politica italiana contano più di 'uno zero virgola'.

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