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TRATTATIVE 22 Ottobre Ott 2015 1800 22 ottobre 2015

Euro crisi, la notte in cui Schaeuble umiliò la Grecia

Il Guardian rivela i retroscena. La mail choc del tedesco. L'aut aut a Tsipras. Merkel sapeva? I leader Ue «scandalizzati». La ricostruzione del salvataggio.

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Atene, un manifestante contro l'austerità tedesca indossa la maschera del ministro delle Finanze della Germania Wolfgang Schäuble.

Sulla Grecia la cancelliera tedesca Angela Merkel stava col suo ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble o no?
Voleva anche lei umiliare il premier ellenico Alexis Tsipras e comprarsi il Partenone?
E come andò esattamente la notte insonne del 13 luglio, quando il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, con loro all’Eurosummit, arrivò a esclamare «ora basta, quando è troppo è troppo»?
Sulle ore della capitolazione - quelle dell’aut aut «o metti 50 miliardi di asset greci (cioè più del Partenone, ndr) in un fondo lussemburghese o sei fuori» e dell’hashtag #Thisisacoup - si sapeva che la proposta veniva dal falco (e mente dell’euromarco) Schäuble.
WATERBOARDING A TSIPRAS. Il Guardian scrisse, nei momenti concitati, che Tsipras era sotto «waterboarding», «waterboarding mentale», riferiva un alto funzionario europeo sotto anonimato, ma sempre waterboarding, e cioè una forma di tortura (che fisicamente prevede l'effetto annegamento con acqua versata sulla faccia).
Gli inglesi dovevano avere buone fonti su quanto avveniva a Bruxelles: una mail riservata era stata inviata alla vigilia del vertice, dalla Germania, solo ai top dei massimi livelli europei, rivela ora, in un’inchiesta retroscena, il quotidiano britannico sui «tre giorni che salvarono l’euro».
SCANDALIZZATI DA SCHÄUBLE. Decisioni drastiche prese a Berlino, da Schäuble in particolare, e delle quali d'impatto leader e tecnocrati dell'Ue rimasero «scandalizzati».
La cancelliera Merkel, a quanto pare, seppe solo poche ore prima della mail, ma acconsentì a farla inviare.
Il messaggio era «chiaro, nero su bianco, duro e brutale». Per la Grecia l'espulsione. Per tutti gli altri, «o diventate più tedeschi o sarete i nuovi greci».

«Accettate l'austerity tedesca e rinunciate alla sovranità»

La «mail scioccante da Berlino», secondo la ricostruzione, arrivò alle 6 del pomeriggio di venerdì 10 luglio nella posta elettronica di un «numero molto ristretto di alti funzionari», in partenza per il lungo weekend di Bruxelles.
Tecnocrati della Commissione e del Fondo di salvataggio (Esm) Ue, banchieri centrali, ministri dell’eurozona.
La paginetta di memorandum era partita da uno dei sottosegretari di Schäuble e qualcuno si domandò se davvero facesse sul serio.
Ma capirono che il numero due del governo tedesco non scherzava, era un’idea che aveva in testa da tempo: «L’eurozona doveva essere protetta dalle fragilità, la Grecia era un peso, allora fuori».
Se voleva restare, Atene avrebbe dovuto «capitolare alle richieste d’austerity della Germania, ristrutturare welfare, pensioni e sistema fiscale e cedere un’ampia parte di sovranità».
PRIVATIZZATA COME LA DDR. Soprattutto dal testo, mai diffuso pubblicamente, era chiaro che, per la prima volta, un Paese dell’Ue sarebbe potuto uscire a breve dalla moneta unica, «dal lunedì dopo sarebbero iniziati i preparativi».
Si proponeva la «sospensione della Grecia per almeno 5 anni, Atene avrebbe anche dovuto trasferire asset per 50 miliardi, un quarto della ricchezza nazionale, in un fondo fiduciario basato in Lussemburgo e controllato dall’Esm».
Una «massiccia opera di sottrazione di asset, sul modello della privatizzazione dei beni statali della Germania Est».
Gradualmente sarebbero stati «svenduti e usati per ripagare il debito».
SCANDALIZZATI E INCREDULI. Per alcuni la «Grexit era probabile al 60%».
In molti «erano scandalizzati, era incredibile. Nessun Paese poteva accettare qualcosa del genere», ha raccontato un diplomatico di Bruxelles.
Ma la ricostruzione delle manovre ufficiali e ufficiose, culminate nel braccio di ferro di 17 ore, un giorno e una notte, non sorprende per niente Carlo Scarpa, ordinario di Economia politica all'Università di Brescia: «Non sconvolge che quanto accaduto sia stato orientato al 90% dalla Germania, sappiamo chi decide in Europa. L’approccio è stato duro, ma in un certo modo legittimo».
«BISOGNAVA MUOVERSI PRIMA». «Nell’Ue i Paesi membri si condividono anche responsabilità e la Grecia non ha brillato né per trasparenza, né per impegno nel risanamento», spiega, «ma certo se Berlino si fosse mossa un anno e mezzo prima non saremmo arrivati a questo punto».

Draghi contro Schäuble: si è battuto per la Grecia

Per Renzi l’ultimatum a Tsipras era un’umiliazione indifendibile e da fermare.
Il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker sarebbe rimasto sbalordito dalla mail di Schäuble e avrebbe convocato immediatamente due membri dell’esecutivo e anche François Hollande.
Per Francia e Italia la Grexit era fuori discussione.
Il ministro d’Oltralpe alle Finanze Michel Sapin sarebbe stato l’unico a sfidare apertamente, a muso duro, l'omologo tedesco: espellere Atene era «illegale».
PACCHETTO DA 25 MILIARDI. Ma nella sostanza, fu il capo della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi, tra i destinatari del messaggio, a frenare la cacciata: il banchiere centrale insisteva su altri 25 miliardi di euro, nel pacchetto di salvataggio, per ricapitalizzare le banche elleniche; Schäuble ribadiva che per quello ne erano già stati versati 37 miliardi nel 2012.
ASSURDO FONDO IN LUSSEMBURGO. Ma tutti gli altri leader europei erano ostili alla Grecia.
Tutti comunque concordavano sulla stupidità del fondo di garanzia in Lussemburgo. «Impossibile, dove trovava la Grecia 50 miliardi in asset da privatizzare?».
Per la super banchiera del Fondo monetario internazionale (Fmi) Christine Lagarde e anche per Juncker, «idea simbolica ma ridicola».
Schäuble sarebbe anche arrivato a un’altra proposta choc: «Rispedire tutti i funzionari greci dell’Ue ad Atene per ricostruire il Paese». Attaccato, avrebbe ribattuto di essere «l’unico creativo».
MERKEL ERA AL CORRENTE? Nessuno dei leader europei capiva davvero, in quelle ore, se la mail in questione fosse stata concordata con Merkel.
La cancelliera sarebbe stata informata della bomba solo «poche ore prima dell’invio».
Visti i trascorsi politici - Merkel siede sulla poltrona che senza lo scandalo tangenti della Cdu sarebbe dovuta andare al ministro, pupillo di Kohl - i due si darebbero ancora del «lei» dopo 10 anni di governo.
In ogni caso Merkel non ha fermato Schäuble, che sostiene di aver discusso «parola per parola con la cancelliera».
E poi il vertice al cardiopalma di Bruxelles sarebbe stato un lungo faccia a faccia tra Grecia e Germania.
LEADER DI FACCIATA. Hollande, Renzi, anche Juncker, Draghi e Lagarde sarebbero entrati in gioco «occasionalmente» e, se non altro, «tra loro hanno avuto modo di conoscersi».
«Mai visto niente del genere, tre o quattro persone a incontrarsi separatamente e prendere decisioni e il resto a far niente», dicono le voci di corridoio.
Alla fine il polacco Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo e non certo una colomba, avrebbe spronato Merkel all'accordo: «Non poteva credere che si flirtasse con la catastrofe per 2 miliardi e mezzo di euro, un suicidio politico».
NODO DEL DEBITO IRRISOLTO. Accordo che, tra l'altro, servì a poco. «Il salvataggio in extremis era ampiamente prevedibile e non risolve il nodo del grande debito pubblico greco», commenta Scarpa, «siamo fondamentalmente rimasti al punto di prima, la Grecia ha gli stessi problemi di due anni fa. Difficilmente risolvibili, con queste misure».

Twitter @BarbaraCiolli

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