Carlo Cottarelli 140321192515
TAGLI 22 Ottobre Ott 2015 0700 22 ottobre 2015

Spending review, l'occasione persa del governo Renzi

Solo 5,8 mld di tagli. A fronte di un piano da 34. L'Ue glissa sull'ok alla manovra. E vuole garanzie. Dal welfare al pubblico impiego: dove si poteva intervenire.

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Carlo Cottarelli.

E pensare che quando arrivò in via XX settembre, Pier Carlo Padoan si trovò davanti Carlo Cottarelli con un piano di tagli da 34 miliardi in tre anni.
Quasi due anni dopo il ministro dell’Economia e l’attuale commissario alla Spending review (Yoram Gutgeld) sono riusciti a inserire a nella manovra varata la scorsa settimana risparmi pari soltanto a 5,8 miliardi, emblema dell’ennesimo fallimento della lotta contro gli sprechi.
L'UE CHIEDE GARANZIE. Adesso toccherà proprio all’ex direttore dell’Ocse e del Fondo Monetario – l’unico politico italiano abbastanza autorevole a Bruxelles – spiegare alla Ue che questa tendenza è momentanea.
Che l’Italia ha fatto una manovra, per due terzi in deficit e per un terzo finanziata da nuove tasse, soltanto per quest’anno e soltanto per rimettere in moto la domanda interna. Quindi l’economia di un Paese che ha pochissime imprese esportatrici.
Ed è probabile che l’Europa ci creda. Dopo aver garantito alla Spagna e alla Francia di rimettersi in sesto in disavanzo, non può non avallare la nostra manovra, con il rischio di ritrovarsi l’Italia in recessione. Ma lo farà soltanto dietro la garanzia che si riparta con la spending review già dal 2017.
TAGLI POCO AMBIZIOSI. Scontato dire che i tagli presenti nella Legge di Stabilità sono meno ambiziosi di quanto profilato finora dai responsabili alla spending review (Enrico Bondi, Cottarelli fino al duo Guthgeld/Perotti) che hanno fatto da consulenti a Palazzo Chigi.
Dei 5,8 miliardi di euro 2,2 miliardi riguardano una riduzione del finanziamento alla spesa sanitaria profilata in passato (cioè soldi mai stanziati). Altri 2,5 arrivano dall’annoso tentativo di ridurre le centrali d’acquisto (da oltre 300 a 34) e i costi dei rifornimenti. Infine un bel taglio orizzontale per i ministeri per recuperare il resto.
Soltanto lo scorso 20 maggio, alla Camera, Padoan aveva comunicato che il governo marciava come un treno sulla spending review. E che in prospettiva della Legge di Stabilità il suo dicastero stava lavorando a un menu molto corposo.

I piani bellicosi di Padoan? Si sono persi

Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan.

Infatti aveva sfidato gli enti locali ad adottare i costi standard e a ridurre le municipalizzate, a razionalizzare il trasporto pubblico e a riorganizzare la raccolta dei rifiuti.
Quindi aveva promesso che alle amministrazioni centrali, ai ministeri, sarebbe toccata «una riorganizzazione delle strutture periferiche dello Stato e la razionalizzazione degli immobili», «il completamento del processo di razionalizzazione delle centrali appaltanti e delle centrali di acquisto», una ripulitura sul versante delle tax expenditures e sugli incentivi alle imprese, che creano erosione del gettito.
Di lì a poco Gutgeld annunciò tagli per 13 miliardi, poi scesi a 10 nelle settimane successive e infine ridotti a quasi la metà quando dalle parole si è passati ai fatti.
Dei piani bellicosi di Padoan si è persa la memoria.
RENZI BLOCCA IL MINISTRO. Il ministro è stato bloccato da Renzi e dalla sua maggioranza, perché con il taglio di Tasi e Imu sulla prima casa non si poteva nello stesso tempo togliere gettito agli enti locali e ridurre i trasferimenti per i servizi. Senza contare che, come hanno rilevato Padoa Schioppa con il libro verde sulla spesa nel 2008 e più recentemente Cottarelli, il nodo principale resta il monte pensioni.
Questa voce mangia più di un quarto delle risorse per il Welfare. Al riguardo la soluzione offerta dal presidente dell’Inps Tito Boeri (ricalcolare gli assegni esistenti con il metodo contributivo) per superare la Fornero è stato bocciato dal Pd, che ancora preme per introdurre un piano più ampio di flessibilità pensionistica.
Per capire quello che si poteva fare è utile riprendere il piano lasciato in eredità da Cottarelli, prima di ritornare al Fmi. L’ex commissario aveva suggerito una serie d’interventi choc per ottenere benefici già in un anno.
L'EREDITÀ TRADITA DI COTTARELLI. Innanzitutto «una migliore gestione dell’efficientamento diretto» avrebbe fatto recuperare 2,2 miliardi tra i risparmi sull’acquisto di beni e servizi, la riduzione delle auto blu o degli stipendi dei dirigenti Il taglio delle province avrebbe portato 200 milioni; 400 milioni sarebbero arrivati dal capitolo costi della politica, nazionale e locale. La manutenzione degli incentivi alle imprese e alle famiglie avrebbe permesso di trattenere 2 miliardi.
Corposo anche il capitolo welfare: alzando l’età pensionabile (soprattutto delle donne), spulciando tra le pensioni di guerra ed estendendo il contributivo si sarebbero trovati 3,5 miliardi dalla previdenza. L’introduzione dei costi standard avrebbe garantito un risparmio immediato di 300 milioni dalla sanità. Previsto anche il blocco del turnover nel pubblico impiego. Che invece quest’anno, grazie a Renzi e a Marianna Madia, torneranno ad avere gli aumenti in busta paga: 8 euro lordi al mese.

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