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SPIRITO ASPRO 24 Ottobre Ott 2015 0900 24 ottobre 2015

Trudeau fa diventare i grizzly più hot di Salvini

Un premier giovane e bello in un Paese aperto e tollerante. Cosa chiedere di più?

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Garry Trudeau.

Una notizia che rattristerà i fan dei comics d'autore: il Trudeau da poco eletto premier in Canada non è Garry Trudeau, inventore della leggendaria strip Doonesbury pubblicata in Italia da Linus e da Il Post.
Una notizia che rallegrerà le signore e le solleciterà a seguire da vicino la politica canadese: il nuovo premier, Justin Trudeau, non solo è giovane e progressista, ma è anche un manzo di prima qualità, garantito all'anagrafe.
Il nome «Justin» oggigiorno basterebbe già da solo come garanzia di figaggine maschile (vedi i vari Timberlake, Bieber e il meno noto ma convincente Justin Theroux, neomarito di Jennifer Aniston); se poi si aggiunge il cognome Trudeau facciamo bingo sia in politica che in seduzione.
FIGLIO DELLA REGINA DELLO STUDIO 54. Perché Justin è figlio d'arte: suo padre era il compianto Pierre Trudeau, storico leader canadese e grande donnaiolo dalla vaga somiglianza con Charles Boyer: nel suo corposo curriculum anche love story con Barbra Streisand e Kim Cattrall, non ancora Samantha di Sex and the City, due signore che gli uomini se li sapevano scegliere.
La madre di Trudeau jr. è Margaret Sinclair, trasgressiva bellezza Anni Settanta e regina dello Studio 54. Fra le sue conquiste, Mick Jagger, Ronnie Wood (anche se in quegli anni era statisticamente più difficile non incontrare uno dei Rolling Stone che andarci a letto) e l'esponente della nota dinastia di jettatori, Ted Kennedy, il cui nefasto influsso si abbatté subito sulla povera Margaret sotto forma di divorzio, depressione bipolare e rovina economica (a altre donne dell'entourage kennediano però è andata anche peggio).
Per capirci, la signora Trudeau era una che strappava gli arazzi nell'appartamento presidenziale di Ottawa perché «celebravano il primato della ragione sulla passione», e di tanto in tanto nei bagagli del marito Pierre, anziché i soliti calzini e mutande, infilava della droga.
QUELLO STRIPTEASE MALANDRINO. Insomma, Justin Trudeau è figlio di due bei peperini, anche se come vicende personali, almeno per ora, sembra decisamente meno intemperante di loro: è marito felice di una bella e impegnata anchorwoman, che essendo il Canada un Paese civile e moderno, è riuscita a fare con lui tre figli, l'ultimo ancora piccolissimo, senza rinunciare alla sua carriera.
L'unico scheletro nell'armadio che i detrattori gli hanno rinfacciato è il mini striptease, risalente al 2011, in cui il prestante Justin, che da giovane è stato anche attore, ballerino e boxeur, si è esibito nel corso del galà di beneficenza «What A Girl Wants».
Sorriso malandrino tipo il pilota brasiliano di Inside Out, pizzetto alla D'Artagnan e tatuaggi indiani sui bicipiti scolpiti, il futuro presidente del Canada, interpretando nel senso più appropriato il titolo dell'evento, si sfilava giacca e camicia con studiata nonchalance, come si dice nel Québec, per la gioia delle girls in platea. Già utilizzato in passato dai conservatori contro di lui, il filmato è stato ripescato dopo la sua elezione e diffuso sul web, aumentando in modo esponenziale le già altissime quotazioni del Canada come paese in cui ci trasferiremmo anche domattina.
Natura incontaminata, economia sana, società multietnica e inclusiva, matrimoni gay (che, al di là di chi uno voglia sposare, sono indice di progresso, ottimismo e apertura mentale), grande attenzione e investimenti nella cultura e nell'arte.
PIÙ GIOVANE E GIOVANILE DI RENZI. Gli unici punti a sfavore del Canada sono il misterioso piromane seriale Pinco Panco che incendia le casette (anche se non è detto che il Canadà della vecchia canzone e il Canada siano la stessa cosa) e il clima inclemente, quest'ultimo svantaggio finalmente compensato da un premier 44enne molto hot, che non si fa troppi problemi a spogliarsi in pubblico.
Trudeau jr. è appena più vecchio di Renzi ma come idee sembra un suo nipote particolarmente emancipato: è per la legalizzazione delle droghe leggere (così le mamme non avranno più bisogno di nasconderle nelle valigie dei mariti), condanna l'omofobia baciando pubblicamente i gay, pratica lo yoga e vuole tassare i ricchi.
Di più: tutte queste cose, dichiarate senza ipocrisia, gli hanno fatto vincere le elezioni.
C'è quanto basta per ripercorrere le orme di tanti italiani che nel Novecento emigravano in Canada, no? Solo che a quei tempi si emigrava solo per bisogno, oggi a spingerci oltreoceano è anche il dubbio che un Paese in cui si può venire aggrediti fisicamente da un grizzly sia comunque preferibile a uno in cui si può venire aggrediti verbalmente da Salvini.

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