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ELEZIONI 24 Ottobre Ott 2015 1800 24 ottobre 2015

Ucraina al voto, va in scena la guerra tra oligarchi

Akhmetov col Blocco d'opposizione. Kolomoisky coi Patrioti. I potenti si sfidano alle elezioni locali. Gli effetti? Si vedranno a Kiev. Dove il rimpasto è inevitabile.

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Arseni Yatseniuk.

Un anno dopo le politiche del 2014, le prime dopo la rivoluzione contro Victor Yanukovich, l’Ucraina torna alle urne per le elezioni locali.
Appuntamento importante non solo per ridefinire gli equilibri a livello di città e regioni, ma anche per i riflessi che il voto avrà a Kiev.
Nella capitale il presidente Petro Poroshenko e il premier Arseni Yatseniuk continuano a sforzarsi di fare buon viso a cattivo gioco, tentando di tenere in piedi un paese vicino al collasso, ma la realtà è che il nuovo sistema politico scaturito dopo Euromaidan assomiglia terribilmente a quello vecchio, con molti vizi e poche virtù.
IL RUOLO DOMINANTE DEGLI OLIGARCHI. Oligarchia e corruzione sono i due elementi di continuità che hanno impedito un vero cambiamento e, nonostante l’esercizio democratico del voto, dietro le quinte sono i poteri forti di sempre a tirare le fila.
Se a questo quadro si aggiunge il fatto che il conflitto nel Donbass è tutt’altro che risolto, si può capire come la sorte dell’ex repubblica sovietica sia appesa a un filo.
La guerra nel Sud-Est è sì congelata, è pronta però a riesplodere, trascinando Poroshenko e compagni verso il baratro.
YATSENIUK CAPRO ESPIATORIO. Se la poltrona del capo dello Stato per ora non traballa, pericolante è invece quella del primo ministro e l’annunciato disastro elettorale per il Fronte popolare di Yatseniuk è il risultato sicuro che arriva prima dell’apertura delle urne.
Il partito del premier è scivolato nel consenso dal 22% di un anno fa all’1% di oggi, tanto che non ha fatto nemmeno la fatica di presentarsi al voto.
Yatseniuk, diventato capo di governo dopo il bagno di sangue di Maidan e confermato dopo le elezioni di ottobre 2014, è diventato il capo espiatorio per un elettorato sempre più deluso e disilluso.
La rivoluzione europeista non ha portato gli effetti sperati, poco è cambiato nell’ordine politico, sociale ed economico, e buona parte in peggio.

Kiev pronta a riconfermare Klitschko

Petro Poroshenko, neoeletto presidente dell'Ucraina, insieme con Vitali Klitschko scelto come sindaco di Kiev.

A guidare i sondaggi c’è comunque ancora il Blocco Poroshenko, che terrà senza problemi Kiev con la rielezione scontata di Vitaly Klitschko, l’ex campione del mondo dei pesi massimi convertitosi alla politica.
La formazione del presidente tiene intorno al 14%, anche se in caduta libera rispetto al 2014, ed è incalzata dai nuovi e vecchi portatori di speranze: da una parte Andrei Sadovy, borgomastro di Leopoli in lizza per il terzo mandato consecutivo, e dall’altra Yulia Tymoshenko.
LE ASPIRAZIONI DI TYMOSHENKO. L’eroina della rivoluzione arancione, finita nelle patrie galere sotto Yanukovich, è alla ricerca di una rivincita e il suo partito Patria è dato a livello nazionale appena dietro quello di Poroshenko, con l’11%.
La sua maggiore aspirazione è quella di fare le scarpe presto a Yatseniuk, ma il lotto dei concorrenti per rimpiazzare l’attuale premier è agguerrito.
A decidere chi sarà il successore saranno come al solito i giochi degli oligarchi, i veri burattinai nel teatrino ucraino.
AKHMETOV E KOLOMOISKY SPETTATORI INTERESSATI. Il primo di tutti è ancora Poroshenko, che dal palazzo presidenziale della Bankova ha le carte migliori. Gli altri, a partire da Rinat Akhmetov e Igor Kolomoisky, sono in attesa di vedere cosa succederà domenica e di come si piazzeranno i loro cavalli.
Il primo è il maggiore sponsor del Blocco d’opposizione, il partito che ha raccolto la gran parte degli eredi di Yanukovich, dato in grande spolvero nell’Est e nel Sud.
Il secondo foraggia i Patrioti ucraini e Rinascita, formazioni create negli ultimi mesi per pilotare il consenso locale.
VERSO IL RIMPASTO DI GOVERNO. La battaglia tra oligarchi si combatte nei centri maggiori, da Kharkiv a Dnipropetrovsk, e gli effetti si avranno nell’inevitabile rimpasto a Kiev.
La sorte futura di governo e presidente dipende in ogni caso da quello che succederà nel Donbass nei territori occupati dai separatisti. Nei distretti di Donetsk e Lugansk domenica le urne saranno chiuse e il voto è stato posticipato a febbraio 2016.
Entro allora la road map di pace tracciata con gli accordi di Minsk dovrebbe essere conclusa e, se la solidità della tregua attuale fa sperare gli ottimisti, la realtà è che i nodi da sciogliere sullo status e il controllo delle regioni indipendentiste sono ancora molti e peseranno ancora sulla stabilità complessiva dell’intero paese.

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