Germania Italia Mondiale 151020165856
SPORT E POLITICA 25 Ottobre Ott 2015 1200 25 ottobre 2015

Germania, l'ombra sul Mondiale 2006 affossa Merkel

Il caso corruzione macchia il Mondiale 2006. E la cancelliera accusa il colpo. C'era un Paese fiero, accogliente, perfetto: ora la Germania merkeliana è svanita.

  • ...

da Berlino

Da sinistra, i giocatori Azzurri Alberto Gilardino, Fabio Grosso e Gianluca Zambrotta. Alle loro spalle, Bastian Schweinsteiger. L'Italia eliminò la Germania in semifinale nel 2006.


I tedeschi chiamarono le notti magiche del Mondiale di calcio del 2006 una favola estiva, un Sommermärchen.
Quasi tutto aveva contribuito al successo di quella edizione tanto agognata.
Una preparazione puntuale: per la prima volta nella storia del calcio mondiale, tutti gli stadi e le infrastrutture collegate erano state realizzate un anno prima dell'inizio e opportunamente testate per l'evento.
EVENTO PERFETTO. Un'organizzazione impeccabile: accoglienza, alloggio delle squadre, spostamenti verso i campi di allenamento e gli stadi, gestione dell'ordine pubblico prima, durante e dopo le partite.
Persino il meteo fu perfetto: un mese di sole e temperature gradevoli come la Germania non ha più visto per anni, una scenografia di luce e allegria straordinaria, combinazione eccellente per la tenuta fisica dei giocatori e per la soddisfazione dei tifosi.
BATTUTI SUL CAMPO. Solo il 'campo' aveva tradito. A Dortmund gli Azzurri di Marcello Lippi fecero alla nazionale di casa un imperdonabile sgambetto: 2-0 in semifinale negli ultimi due minuti dei tempi supplementari, gol di Fabio Grosso e Alessandro Del Piero.
Alla fine, i tedeschi perdonarono pure quello.
UN PAESE ORGOGLIOSO. L'Italia volò in finale a prendersi la coppa vera ai rigori contro la Francia, i tedeschi festeggiarono la coppa del cuore (il terzo posto) con una festa oceanica alla Porta di Brandeburgo.
Il titolo era volato via, ma in quel mese era nata la Germania moderna, efficente e sorridente, orgogliosa di sé e aperta al mondo, che per anni è stata il modello invidiato da mezza Europa. Era nata la Germania merkeliana.

Lo scandalo spazza via favola e credibilità

Angela Merkel con Jürgen Klinsmann, commissario tecnico della Germania al Mondiale di calcio del 2006.

Su quella favola è oggi piombata l'ombra dello scandalo.
Il sospetto della compravendita di voti, dei fondi neri passati nel 2000 dall'allora capo dell'Adidas al comitato organizzatore (presieduto da un'icona del calcio tedesco come Franz Beckenbauer), e da questi nelle tasche di quattro delegati asiatici della Fifa, che avrebbero all'ultimo spostato il loro voto dal Sudafrica alla Germania, determinando la vittoria dei tedeschi, a cui fu assegnata l'organizzazione dell'evento.
ALTRO CHE CORRETTEZZA. Se è vero quanto sostiene l'inchiesta dello Spiegel che ha fatto deflagrare il caso, per il mondo calcistico tedesco, fresco di vittoria mondiale nel 2014 sul campo in Brasile, è un disastro che travolge tutti: icone del passato e presidenti di Federcalcio attuali, l'azienda di abbigliamento sportivo più famosa del Paese e la credibilità di uomini e istituzioni che della correttezza gestionale avevano fatto un marchio di fabbrica.
Come non ricordare le lodi per l'oculata amministrazione della Bundesliga, il campionato che solo un paio di anni fa espresse due squadre nella finale di Champions league (Bayern Monaco-Borussia Dortmund 2-1, nel 2013)?
PARE LA FINE DI UN'EPOCA. Ma più dell'imbroglio della Volkswagen, la potente casa automobilistica che esisteva prima ed esisterà anche dopo Merkel, questo nuovo scandalo che investe la Germania sembra la metafora della fine di un'altra epoca, quella della cancelliera. O almeno, dell'inizio della fine.
Certo, è troppo presto per celebrare il tramonto politico di una donna che già tante volte ha saputo riemergere da situazioni difficili, ma sembra quasi un segno del destino che lo scandalo di quel Mondiale perfetto, il crollo di quel mito fondante della Germania merkeliana, arrivi nel momento in cui Merkel sembra aver perso il tocco magico, la sintonia con la sua gente.
SCOLLAMENTO COI CITTADINI. La difficoltà a trovare il giusto passo nella gestione dell'emergenza profughi (ammesso che ve ne sia uno) sta facendo emergere per la prima volta uno scollamento con le preoccupazioni dei cittadini che può avere ripercussioni finora considerate inimmaginabili.

Nel 2006 Angela fondò un Paese a sua immagine e somiglianza

Il tifo del popolo tedesco durante il Mondiale giocato in casa, nel 2006: la Germania arrivò terza.

Verrebbe voglia di riannodare il filo della storia e tornare a quella favola estiva, quando al governo da neppure un anno, ancora circondata da dubbi e scetticismo, Merkel fondò il mito di un Paese a sua immagine e somiglianza.
Tutto sembrava nuovo, almeno per chi rivolgeva lo sguardo alla Germania per la prima volta dopo i tempi della riunificazione.
IL PASSATO ERA PASSATO. Una donna al comando, per di più dell'Est, una conservatrice illuminata tanto liberale quanto protettiva, alla guida di una nazione finalmente rilassata e soddisfatta di se stessa e del suo rapporto con gli altri, a suo agio nel nuovo ruolo centrale che la storia europea le aveva riconsegnato, senza ambizioni egemoniche se non quella di mostrare al resto del mondo che il passato era passato e non sarebbe mai più tornato.
UN REGALO TRA LE MANI. Merkel non aveva fatto nulla per conquistare l'organizzazione del Mondiale di calcio.
Se lo ritrovò fra le mani come un regalo di Gerhard Schröder, uno che aveva un pelo sullo stomaco assai più lungo del suo e che aveva molto sponsorizzato la candidatura tedesca nel 2000, quando la Fifa decise tra Germania e Sudafrica.
RACCOLSE SOLO LE GIOIE. Un po' come era accaduto con le riforme del mercato del lavoro e dello Stato sociale, altro motore della ripresa tedesca della seconda metà del decennio, di cui il cancelliere vecchio si caricò i dolori (anche elettorali) e la cancelliera nuova le gioie.
A Merkel va riconosciuta l'intelligenza di essersi giocata la carta del Mondiale con abilità, accompagnando, sfruttando e immedesimandosi nell'immagine nuova che il Paese offriva al resto del mondo da quel palcoscenico così popolare.

Multietnica, fiera, accogliente: nacque una nuova Germania

Angela Merkel con la nazionale tedesca durante il Mondiale del 2006.

C'era una nazionale multietnica, piena di giocatori figli di immigrati.
C'erano città accoglienti, attrezzate con infrastrutture pensate per esaltare la qualità della vita degli abitanti.
C'erano tedeschi non più accigliati, ma felici di aprire le loro porte a tifosi e turisti provenienti da tutto il mondo.
UNITI DALLA PASSIONE. E comparvero per la prima volta, in maniera massiccia, le bandiere nazionali alle finestre, nei party, nei cortei festosi dopo ogni vittoria: una cosa mai vista dal Dopoguerra, quando ai tedeschi non era consentito di mostrare il minimo sussulto d'orgoglio per qualcosa che significasse patria.
Allora i tedeschi non facevano più paura, anche se erano tornati a essere tanti: Est e Ovest, riuniti più dalla passione per una squadra che dall'economia.
UNO STATO CHE TROVÒ LA MAMMA. Su tutto questo mise delicatamente il cappello lei, Angela Merkel, pronta a diventare la mutti (mamma) di un Paese ritrovato.
La favola estiva si è prolungata per anni: Berlino è stata un magnete per tanti giovani in cerca di un posto dove realizzare i propri sogni, come la Swinging London degli Anni 60, e la stella pop di Angela Merkel ha brillato a lungo, in patria e anche all'estero, almeno fino a quando la crisi dell'euro ha cambiato la prospettiva nei Paesi che soffrivano gli effetti delle politiche di austerity.
DOPO IL CASO MIGRANTI, IL FLOP. Ma in patria quella stessa aveva continuato a splendere. Fino a due mesi fa, quando la decisione di aprire le porte ai profughi, giusta o sbagliata che fosse, ha gettato i tedeschi nello scompiglio.
Di colpo è apparsa un'altra Germania, polarizzata, lacerata, pronta ad azzannarsi l'una contro l'altra.
È finita l'estate e ora rischiano di finire anche le favole. Quella del Mondiale 2006 e anche quella della prima cancelliera donna tedesca.

Correlati

Potresti esserti perso