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PROFILO 26 Ottobre Ott 2015 1534 26 ottobre 2015

Non solo Iraq: Tony Blair e gli scheletri nell'armadio

La guerra del 2003. L'amicizia con Gheddafi. Le consulenze ai dittatori. L'incarico per il Medio Oriente. I rimborsi d'oro. Tutti i lati oscuri dell'ex premier britannico.

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Tony Blair.

Tony Blair è stato primo ministro britannico dal 1997 al 2007.
In quei 10 anni a Downing Street ha dimostrato grandi doti politiche e per alcuni è diventato persino il modello del leader contemporaneo.
Tra questi anche Matteo Renzi, che in una recente intervista con un'emittente americana si è mostrato più che onorato nel sentirsi paragonare a lui.
L'abilità politica di Blair non è in discussione, ciò che con gli anni sta emergendo è che quest'abilità spesso è stata indirizzata a fini non esattamente in linea con ideali democratici e progressisti.
SI È SCUSATO PER LA GUERRA. L'ultima notizia che macchia il suo passato rimanda alla guerra in Iraq del 2003 e nasce dalla “confessione” rilasciata alla Cnn il 25 ottobre.
Partiamo da qui per rispolverare alcuni scheletri dell'armadio del premier che da simbolo del politico del futuro si sta trasformando nell'emblema degli affari sporchi.

1. Invasione dell'Iraq: notizie fasulle sulle armi di Saddam

Blair ha chiesto scusa per gli errori commessi in Iraq e ha ammesso che ci sono «elementi di verità» nella teoria di un legame tra l'invasione del 2003 e la sucessiva ascesa dello Stato islamico.
Se si può accettare che le conseguenze di una guerra possano essere difficilmente prevedibili, meno scusabile è l'utilizzo doloso delle informazioni errate fornite dalle intelligence americane e inglesi.
ALIBI PER LA GUERRA. Blair ha ammesso di aver diffuso notizie “sbagliate” sulle fantomatiche armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, che servirono a Washington e a Londra come alibi di quella guerra.
Secondo molti un mea culpa a orologeria, nell'imminenza della pubblicazione di un rapporto della commissione d'inchiesta inglese chiamata a giudicare il suo operato di 12 anni or sono in Iraq.



Tony Blair in Iraq nel 2003.

2. Rapporti ambigui con Gheddafi: nel nome del business

L'amicizia tra il dittatore libico e Blair è ampiamente documentata.
L'ultima rivelazione è del Guardian, che a gennaio del 2015 ha pubblicato una lettera del premier britannico del 2007 in cui si congratula per l'ottima collaborazione tra i servizi segreti dei due Paesi.
COME SILVIO... Blair, come un altro famoso politico italiano, non ha mai rinnegato i buoni rapporti con Gheddafi, ma secondo diversi scoop giornalistici e una relazione del parlamento inglese del 2011, l'amicizia si è trasformata in molte occasioni in business.
Licenze petrolifere per la British Petroleum e la Royal Dutch/Shell, vendita di armi, scambi di prigionieri, addestramento militare e un tentativo generale di riabilitare il regime libico agli occhi della comunità mondiale rientrano in un duraturo e proficuo interscambio in cui le falle democratiche della Libia non hanno trattenuto Blair dal cercare di trarre un profitto.

Blair con Gheddafi a Sirte, Libia.

3. Consulenze ai dittatori: anche a Nazarbayev

Quando nel 2007 il primo ministro ha lasciato Downing Street, come bagaglio si è portato anche l'esperienza accumulata in 10 anni di governo e le conoscenze che la sua posizione gli aveva permesso di avere.
ALTRO CHE DIRITTI CIVILI. In cerca di un modo per far fruttare il decennio al potere, si è messo al servizio di governi a cui spesso i diritti civili interessano poco o niente. Blair non si è fatto molti problemi.
Uno degli incarichi più discussi è stato quello pagato da Nursultan Nazarbayev, il dittatore del Kazakistan.
Secondo il Financial Times, Blair sarebbe stato pagato 13 milioni di dollari per i suoi servizi come consulente.
Nell'agosto 2014 il Telegraph ha pubblicato una lettera inviata dall'ex premier a Nazarbayev in cui Blair forniva consigli su come ripulire l'immagine del leader di fronte all'opinione pubblica occidentale dopo l'eccidio di 14 manifestanti.
TESTA AL PORTAFOGLIO. Quello kazako sarebbe solo un esempio: dall'Azerbajan alla Birmania in Asia e dal regime di Paul Kagame in Rwanda o di Laurent Kabila in Congo, Blair ha lavorato per più di un tiranno pensando esclusivamente al portafoglio.

Blair con il presidente kazako Nursultan Nazarbaev.

4. Inviato del Quartetto per il Medio Oriente: ma in Israele si è visto poco

Il Blair politico non è in realtà finito nel 2007.
Non appena lasciata la carica, il leader del partito laburista ha subito accettato la carica di inviato del Quartetto per il Medio Oriente, un gruppo di nazioni e organismi internazionali e sovranazionali coinvolti nella mediazione del processo di pace nel conflitto israelo-palestinese.
Inutile a dirsi, la contemporanea attività da consulente non gli ha permesso di occuparsi dell'annosa questione.
Secondo Francis Beckett, David Hencke e Nick Kochan, autori del libro Blair Inc., l'inviato per il Medio Oriente avrebbe viaggiato pochissime volte in Israele.
CONFLITTO DI INTERESSI. Gli autori, inoltre, si chiedono legittimamente se quando incontrava i governanti medio-orientali Blair pensasse più ai suoi affari che al suo ruolo come inviato.
Quando nel maggio 2015 ha lasciato l'incarico, in molti si sono dichiarati sollevati.
Uno del leader dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) commentava così: «Sono felice che Tony Blair abbia lasciato l'incarico. Nei suoi otto anni non ha dato alcun contributo alla causa palestinese. In realtà ha sempre e solo rappresentato se stesso».

5. Conferenze d'oro, paga lo Stato: rimborsi per 250 mila sterline in un anno

Nel 2010 in Gran Bretagna avevano fatto scalpore le cifre pagate dallo Stato per garantire la sicurezza di Blair durante i suoi viaggi in tutto il mondo: due milioni di sterline all'anno, mentre il rimborso delle spese di servizio per alberghi e ristoranti aveva toccato in un anno la cifra di 250 mila sterline.
COMPENSI OLTRE I 300 MILA DOLLARI. Come ex premier gli è assicurata protezione, ma considerato che quando si muoveva Blair lo faceva per incassare somme superiori ai 300 mila dollari, la notizia di spese così alte aveva fatto indignare l'opinione pubblica britannica.

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