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POLEMICHE 27 Ottobre Ott 2015 1614 27 ottobre 2015

Carlo Deodato, il giudice del Consiglio di Stato contro le unioni gay

Tra i relatori della sentenza che blocca le trascrizioni, su Twitter postava messaggi di sostegno alle famiglie tradizionali.

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La sentenza con la quale il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittime le nozze gay contratte all'estero e trascritte dai sindaci italiani rischia di trasformarsi in un caso politico.
A far discutere la presenza tra i consiglieri di un giudice, Carlo Deodato, distintosi in passato per giudizi altamente contrari alle unioni tra persone dello stesso sesso.
«GIURISTA CATTOLICO». Basta dare un'occhiata al suo profilo Twitter per rendersi conto di come la pensi Deodato, che per descrivere se stesso utilizza queste parole: «Giurista, cattolico, sposato e padre di due figli. Uomo libero e osservatore indipendente di politica, giurisdizione, costumi, società».
Spulciando sul suo profilo, balzano all'occhio retweet di articoli che reclamizzano l'azione delle Sentinelle in piedi, movimento che si propone come obiettivo la difesa della «famiglia naturale, fondata sull'unione tra uomo e donna».


Ma anche, lo scorso 5 maggio, link che sponsorizzano un'azione immediata per fermare la diffusione della «teoria del gender».

Ancora, il 9 aprile pubblicava una foto di papa Francesco con la scritta «Card. Bergoglio: 'solo nel matrimonio c'è fecondità», mentre il 5 aprile, in occasione della Pasqua, ritwittava «La vita è il dono più grande». Sono in molti a chiedersi se la pubblicazione di queste opinioni, seppur legittime, non vada a inficiare l'indipendenza e l'autonomia di giudizio indispensabili per chi è chiamato a emettere sentenze di tale portata.
RETE LENFORD: «POSIZIONI CONSERVATRICI». «Basta guardare il suo profilo Twitter per rendersi conto delle posizioni conservatrici del giudice Deodato», ha commentato Maria Grazia Sangalli, presidente di Rete Lenford, l'associazione che con i suoi avvocati ha assistito le coppie gay che si sono sposate all'estero e avevano chiesto il riconoscimento del loro matrimonio in Italia. «Viste le sue posizioni avrebbe dovuto astenersi dal giudicare su una questione riguardante i matrimoni tra persone dello stesso sesso».
LO GIUDICE: «L'UOMO GIUSTO AL POSTO GIUSTO». Mentre il senatore Pd Sergio Lo Giudice, membro della Commissione giustizia del Senato dove si è combattuta la battaglia sulle unioni civili, ha cinguettato. «L'estensore della sentenza del Consiglio di Stato sulla trascrizione dei matrimoni all'estero è fan delle Sentinelle in piedi. L'uomo giusto al posto giusto». La sentenza ha colpito quelle amministrazioni comunali come Roma, Milano, Bologna e Napoli dove i sindaci avevano concesso agli sposi gay la possibilità di trascrivere il proprio stato civile di coniugi, ancora non consentito legalmente in Italia.

LA DIFESA: «HO SOLO APPLICATO LA LEGGE». «Ho solo applicato la legge in modo a-ideologico e rigoroso, lasciando fuori le convinzioni personali che non hanno avuto alcuna influenza», si è difeso Deodato rispondendo ai microfoni dell'Ansa. Peraltro, ha aggiunto, «la sentenza è collegiale (oltre a quella dell'estensore, porta la firma del presidente e di altri tre consiglieri, ndr), invece vedo che attaccano solo me. Noi abbiamo ritenuto che tecnicamente la trascrizione delle nozze gay celebrate all'estero fosse illegittima e che il prefetto di Roma avesse il dovere di annullarle. Tutto il resto sono illazioni che non mi interessano». E sul profilo Twitter dal quale è nata la polemica ha spiegato: «Mi ero anche dimenticato di averlo. Non lo consulto mai».

Nel maggio 2013, Deodato fu scelto dall’allora premier Enrico Letta come capo del Dipartimento Affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio.
Incarico abbandonato bruscamente con l'arrivo di Matteo Renzi a Palazzo Chigi per lasciare il posto ad Antonella Manzione, ex capo dei vigili urbani di Firenze.
GOVERNI LETTA E BERLUSCONI. Alla presidenza del Consiglio Deodato, entrato al Consiglio di Stato nel 2001, era stato voluto proprio da Letta, dopo una discreta carriera ministeriale per il governo Berlusconi, nella fattispecia come capo dell'ufficio legislativo del ministro per gli Affari regionali e le autonomie locali e, nel 2008, del ministro per la Pubblica amministrazione e l'innovazione, per poi diventarne capo di gabinetto fino al 2011. In quello stesso anno era diventato capo del Dipartimento per le riforme istituzionali a Palazzo Chigi.

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