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ERARIO 27 Ottobre Ott 2015 1125 27 ottobre 2015

Entrate, cosa c'è dietro al caso Orlandi

Caos per gli 800 dirigenti 'decapitati'. Dubbi sul contante. Rivoluzione Equitalia. E lotta all'evasione insufficiente. I motivi della bagarre su 'Lady Fisco' Orlandi.

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Rossella Orlandi.

Doveva essere il petalo del giglio magico nel complesso versante del mondo tributario.
Invece Rossella Orlandi, una volta nominata alla guida dell'agenzia delle Entrate (dove è nata e cresciuta) ha mantenuto la sua autonomia.
PIGLIO BELLICOSO. Avrebbe dovuto incarnare un rapporto meno conflittuale tra contribuenti ed Erario, invece ha mostrato nella lotta all'evasione lo stesso piglio bellicoso del suo maestro Vincenzo Visco, ex ministro delle Finanze.
NEL 2016 IPOTESI ADDIO. Prima che il sottosegretario al Tesoro Enrico Zanetti ne chiedesse pubblicamente la testa, Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan avevano già deciso di disfarsi dell'ingombrante Lady Fisco.
Era stata fissata una data per l'addio: febbraio 2016, quando il governo ha in programma di riformare l'agenzia delle Entrate, Equitalia e l'agenzia delle Dogane.
POLTRONA PIÙ SOLIDA. Invece l'uscita temeraria dell'ex montiano («Se Orlandi continua a esternare il suo malessere e a dire che così l'agenzia muore, le dimissioni diventano inevitabili»), come dimostra la difesa d'ufficio del ministro, potrebbe non soltanto salvare la poltrona della dirigente fiorentina, ma anche rallentare i piani sul fisco di Palazzo Chigi.
E acuire uno scontro che va ben oltre i personalismi. Ecco le cause.


La 'decapitazione' dei dirigenti: Orlandi chiedeva una sanatoria

Il 17 marzo 2015 la Corte costituzionale ha 'decapitato' i vertici dell'agenzia: circa 800 dirigenti sono stati ridotti al grado di funzionario per non avere mai fatto un concorso, come prevede la Costituzione.
STOP DI PALAZZO CHIGI. Orlandi si è sempre battuta per una sanatoria: ma tutte le volte che in parlamento sono comparsi degli emendamenti ad hoc (creazione di posizioni intermedie per ridare ai vecchi dirigenti quantomeno lo stipendio, corsie preferenziali nei futuri concorsi) questi sono stati bloccati da Palazzo Chigi.
Che nelle ultime settimane avrebbe intimato alla direttrice di avviare finalmente le selezioni, come prevede il decreto sugli enti locali.
«STRUTTURA A RISCHIO». Per tutta risposta Orlandi ha fatto sapere che la struttura è a rischio.
«È un'esperienza sociologica che l'agenzia delle Entrate sia rimasta in piedi», ha fatto sapere dalla platea (non amica del governo) di un congresso della Cgil.
Intanto almeno 400 ex dirigenti hanno annunciato di aver fatto causa per demansionamento.

Rossella il 'gufo': i suoi dubbi non piacciono a Renzi

Le critiche di Zanetti vengono liquidate dai Renzi boys come l'ennesima puntata di una guerra tutta interna al fronte centrista della maggioranza.
In sintesi, il tributarista milanese scalpita per riconoscere agli ex montiani maggiore peso a scapito degli alfaniani.
Ma a ben guardare, le dichiarazioni del sottosegretario esprimono più di quanto si pensi gli umori del governo.
Soprattutto quando lamenta che la direttrice «continua a esternare il suo malessere».
OBIETTIVI POCO REALISTICI. Oltre che sulle ripercussioni sulla struttura dopo la sentenza della Consulta, la dirigente fiorentina ha espresso dubbi sugli obiettivi della voluntary disclosure (collaborazione volontaria, strumento che permette ai contribuenti che detengono illecitamente patrimoni all’estero di regolarizzare la propria posizione e grazie alla quale il governo vuole recuperare 3 miliardi di euro) o sull'innalzamento a 3 mila euro del tetto dei pagamenti in contanti.
VICINI A BERSANI E D'ALEMA. Parole che l'hanno fatta iscrivere d'ufficio non soltanto nel partito dei gufi, ma a quello della sinistra Pd.
Non è un mistero che a Palazzo Chigi reputino le Finanze come un covo di allievi di Vincenzo Visco, uno dei pochi rimasto a vantare la sua amicizia con Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema.

Mani su Equitalia: il governo vuole riportarla sotto l'egida del ministero

Tra le verità di Zanetti a mezzo stampa c'è anche il reale progetto del governo sulla macchina tributaria italiana: riportare sotto l'egida del ministero Equitalia, la principale agenzia di riscossione del Paese.
RIVOLUZIONE COPERNICANA. Più in generale Renzi e Padoan guardano a una rivoluzione copernicana per separare le strutture di riscossione da quelle di accertamento, così da garantire un fisco più equo e terzo.
C'è anche chi dice che il premier abbia già in mente il traghettore di questo progetto: il dem Ettore Maria Ruffini.
MA LADY FISCO È CONTRARIA. Orlandi sarebbe contraria: i renziani dicono perché vuole mettere sulla poltrona il vischiano Vincenzo Busa; i suoi sostenitori spiegano invece che non avrebbe senso staccare cervello (l'agenzia) e braccio armato (Equitalia) del grande Moloch deputato alla lotta all'evasione.

I successi sull'evasione non bastano: Palazzo Chigi si aspettava di più

Sempre chi conosce la direttrice dice che l'atteggiamento del governo sulla lotta al sommerso è abbastanza schizofrenico: da un lato si chiede un approccio più amichevole che faccia dimenticare l'era dei blitz a Cortina, dall'altro spinge per un maggiore recupero delle somme evase.
Su questo versante Palazzo Chigi si aspettava di più dalla Orlandi.
RECUPERATI 14,4 MILIARDI. La quale assieme ai suoi uomini, nel 2014, ha recuperato circa un miliardo in più (toccando i 14,4 miliardi) rispetto all'anno precedente, mentre in passato ha gestito con saggezza sia la lista Vaduz dei grandi evasori sia le indagini sull’elusione delle banche.
ASTICELLA NON ALZATA. Ma dal governo fanno notare che l'attuale direttrice, come i suoi predecessori, non ha alzato l'asticella del recupero dai grandi evasori.
Che, come si sa, hanno soldi per pagare buoni tributaristi in grado di spuntare le armi degli 007 del fisco.
Sempre sull'asse governo/agenzia delle Entrate ci si palleggia il fallimento di operazioni molto mediatiche come 'il Big data' e il 730 elettronico.

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