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MAMBO 27 Ottobre Ott 2015 1229 27 ottobre 2015

Meglio un Pd frantumato che troppo renzizzato

Se nel partito si aprissero tante correnti i dem sarebbero più appetibili di adesso.

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Matteo Renzi, segretario del Partito democratico.

Sembra crescere l’area dello scontento nel Pd.
A mano a mano che la sinistra interna inanella insuccessi, viene avanti una nuova disaffezione dal renzismo che proviene dal club dei fondatori del medesimo. Le cronache elencano le teste d’uovo che hanno preferito fare altre scelte, fra tutti Andrea Guerra.
IN TANTI SI DISSOCIANO DAL PREMIER. Ma dal lato della politica la fronda cresce se non in quantità sicuramente in qualità. Di Delrio si sussurra da tempo, ora pare proprio che l’incrinatura fra il padre politico di Renzi e il figliolo adottivo sia più accentuata.
Anche Sergio Chiamparino viene dato fra i dissociati. Se all’elenco si aggiungesse Enzo Bianco avremmo tre fa i maggiori protagonisti nella antica nomenklatura che hanno partorito il fenomeno Renzi.
C’è anche l’ipotesi di una saldatura fra questi personaggi con un’area politica che comprenda Enrico Letta e due ex giovani turchi come Andrea Orlando e Maurizio Martina, due ministri che si sono distinti dal coro renziano e al tempo stesso dalla chiassosità degli anti.
Una parte dei seguaci di Bersani, scelti fra quelli che non si sono fatti intrappolare dalle fumisterie ideologiche di Gotor, potrebbero arricchire il campo dando vita a uno schieramento distinto da Renzi, per ora non alternativo a lui, ma in prospettiva in grado di concorrere al superamento della attuale leadership.
C’è chi scommette anche sul fatto che la ministra Boschi non resterà a lungo in una cordata in cui prevale un uomo di mano come Luca Lotti e in cui lo stesso Renzi non vuole imparare a governarsi e a condividere le sue scelte con altri.
RENZI PER ORA PROCEDE TRANQUILLO. Se così sarà, il gioco nel Pd potrebbe diventare interessante. Avremmo un partito che resterebbe singolare nel panorama europeo, un partito rosa pallido, in cui una “destra” attivissima governerebbe, pensiamo al giglio magico renziano, ma in cui un centrosinistra più riflessivo sarebbe pronto a prendere il suo posto. A sinistra si aprirebbe una frattura fra i seguaci della Cosa rossa e coloro che non considerano il Pd renzizzato come la sentina di tutti i vizi.
In questo modo il Pd, rimanendo, lo ripeto, una bestia strana, resterebbe comunque la forza più democratica e aperta che c’è sulla scena politica fino a che la destra non deciderà di recidere i legami con Salvini e Meloni e non proverà a diventare un coagulo di conservatori amanti dell’innovazione e non inseguitori affannati di paure e fobie sociali, come nel caso della candidatura come premier di Del Debbio, versione dal volto umano di Salvini.
Renzi per ora va tranquillo, relativamente parlando.
Tutto ciò su cui stiamo ragionando non ha obiettivi a breve termine. E anche lui potrà dire, come stigmatizzò quel Grande: «Sul lungo periodo saremo tutti morti».

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