Gianluca Buonanno 151023185859
INCHIESTA 27 Ottobre Ott 2015 1500 27 ottobre 2015

Vittime di reati, l'Italia si dimentica di tutelarle

Rapine, violenze, furti? Da noi mancano sostegni e rimborsi per chi li subisce. L'Ue lo chiede dal 2004. E vuole multarci. Mentre i politici vanno in tivù armati.

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Gianluca Buonanno.

Ci sono politici che vanno in televisione con la pistola.
E pensionati che dicono che è colpa della politica se da sette anni tengono una calibro 38 semi automatica sotto il cuscino.
Ci sono vice ministri alla Giustizia, come Enrico Costa, che annunciano di essere pronti a rivedere le norme sulla legittima difesa (salvo poi essere più o meno smentiti dal primo ministro Matteo Renzi) e ci sono governatori (Roberto Maroni, Lombardia) e sindaci del Carroccio (Massimo Bitonci, Padova) che offrono il patrocinio gratuito a chi prende un'arma per «sparare ai ladri».
TANTE PAROLE, POCHI FATTI. Nel bailamme tivù e nella propaganda, le parole abbondano e i fatti stanno più o meno a zero.
Perché a guardare quelli, i fatti, si scopre che l'Italia fa gran poco per la protezione delle vittime dei reati.
Dei commercianti che subiscono furti, rapine, di chi dopo un atto di violenza fa difficoltà a ricominciare e si sente abbandonato.
TRA GLI ULTIMI OTTO. Il nostro è uno degli otto Stati dell'Unione europea - con Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Lettonia, Romania e Slovenia - dove non esistono servizi generici di assistenza alle vittime (ci sono solo per le vittime di usura, terrorismo, mafia e violenza sessuale e di genere).
E, al contrario degli altri Paesi Ue, non prevede nemmeno la possibilità di un risarcimento: non abbiamo recepito adeguamente una direttiva europea del 2004 (2004!).
PROCEDURA D'INFRAZIONE. E per questo dal 2011 la Commissione europea ha aperto una procedura d'infrazione nei nostri confronti e si è rivolta alla Corte Ue per multarci.
SENTENZA ATTESA NEL 2016. «Attendiamo la sentenza per il 2016», fanno sapere a Lettera43.it dalla direzione Giustizia di Bruxelles da dove è partito il ricorso contro l'Italia.
Nel caso di condanna, le tasse degli italiani sono destinate a pagare le mancanze dello Stato nei confronti dei suoi cittadini più deboli.
RISARCIMENTI NEGATI. E così, mentre in tivù rappresentanti di partiti che hanno governato per anni si ergono a protettori degli offesi, gli stranieri che vengono in Italia e sono vittime di un reato hanno il diritto al risarcimento, gli italiani no (anche se alcune sentenze hanno riconosciuto i principi in vigore nell'Unione), con buona pace degli slogan leghisti di Matteo Salvini.
Un paradosso. E una lunga storia di mancanze legislative, amministrative e di best practice rimaste isolate nell'indifferenza.

C'è chi rimborsa le vittime di furti, rapine e violenze: una Fondazione emiliana

Sergio Zavoli.

A Cento, in provincia di Ferrara, è successo che un rapinatore entrato in una tabaccheria con una pistola giocattolo abbia lasciato la commerciante in fin di vita, accasciata a terra in una pozza di sangue, dopo averla colpita alla testa con l'arma finta e aver ripulito la cassa della tabaccheria.
La donna, 64 anni, è stata operata alla testa, ma non è più riuscita a muoversi e a parlare come prima.
Fortuna vuole che la famiglia risiedesse in Emilia, dove è attivo il solo servizio strutturato a livello regionale di assistenza generica alle vittime dei reati esistente in Italia.
SOSTEGNO E CONSULENZE. La Fondazione per le vittime dei reati è nata nel 2004 ed è stata finanziata dalla Regione Emilia Romagna con 200 mila euro l'anno fino al 2009, calati attualmente a poco meno di 150 mila per ristrettezze di bilancio.
L'ente, presieduto dal senatore Sergio Zavoli, si occupa di fornire sostegno emotivo, finanziario, psicologico e consulenza alle vittime di reati particolarmente gravi o che in ogni caso impediscono la ripresa della vita quotidiana da parte di chi li subisce.
Nella maggioranza dei casi si tratta di donne maltrattate, non autonome dal punto di vista economico, di reati violenti avvenuti in ambito famigliare che coinvolgono minori.
Ma non solo: la Fondazione si occupa anche di semplici furti o aggressioni.
FONDI A IMPRENDITORI E FAMIGLIE. Nel 2007, per esempio, racconta la direttrice Elena Buccoliero, al figlio della tabaccaia è stato dato un finanziamento di 12 mila euro.
Nel 2010 a un benzinaio a cui erano state rubate addirittura le pompe sono arrivati i fondi per riavviare l'attività commerciale.
Un'agente della polizia municipale di Comacchio, ferita durante il ricovero forzato di un paziente psichiatrico, ha ricevuto 5 mila euro per affrontare spese sanitarie e continuare a pagare il mutuo.
Un commerciante che è stato rapinato di 30 mila euro ha ottenuto 7 mila euro per riacquistare la merce.
AIUTI FINO A 15 MILA EURO. Sembra fantascienza, e invece è l'idea illuminata che qualcuno debba prendersi cura dei cittadini che hanno subito un torto.
I finanziamenti vanno dai mille ai 15 mila euro. «Ma l'interesse», spiega Buccoliero, «è all'essere umano, al suo percorso per riemarginare le ferite».
In 10 anni la Fondazione ha assistito 224 casi, di cui 34 solo nel 2014 e 30 nella prima metà del 2015.
UNA DECINA DI CENTRI IN ITALIA. Eppure in Italia i servizi di assistenza generalizzata, non concentrati sulle vittime della violenza di genere o su tipologie specifiche di reato, sono quasi assenti.
Ci sono servizi attivi a Modena, Firenze, Verona e a Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna.
C'è l'esperienza del gruppo Abele a Torino e un servizio ad hoc del comune di Milano.
E altri progetti sono stati attivati nel 2015 a Mantova, Pisa e Livorno, grazie a fondi europei.
In Campania c'è una fondazione finanziata e partecipata dalla Regione: si concentra sulle vittime di camorra.
ASSISTENZA IN LOMBARDIA. La Lombardia del governatore Maroni in questi anni ha finanziato progetti di assistenza alle vittime di usura e di mafia, alle donne che subiscono violenza e agli anziani che rischiano di essere truffati.
Il 24 giugno 2015 la legge per il contrasto alla criminalità organizzata ha introdotto «interventi di assistenza e di aiuto ai familiari degli esercenti di un'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o comunque economica, nonché degli altri soggetti deceduti, vittime della criminalità, mediante l'assistenza legale e contributi utili ad affrontare emergenze economiche».
Ma, a leggerla, l'unica misura che viene concretizzata è il patrocinio gratuito «nei procedimenti penali per la difesa di cittadini che vittime di un delitto [...] siano accusati per eccesso colposo di legittima difesa». Il confronto con l'Europa resta impietoso.

L'assistenza nei Paesi Ue. (Agenzia europea per i diritti fondamentali, report di gennaio 2015)

Governo Berlusconi, Prodi, ancora Berlusconi: nulla di fatto

Bandiere europee davanti alla sede della Commissione a Bruxelles.

Nell'Unione europea sette Paesi hanno un servizio di assistenza alle vittime dei reati gestito dallo Stato, in 10 è privato ma finanziato per lo più da fondi pubblici.
E tre riescono a farlo funzionare grazie a fondi privati, comprese le somme richieste agli aggressori.
Mentre noi parliamo, i nostri vicini fanno. E spesso da oltre 20 anni.
In Danimarca, per dire, già all'inizio degli Anni 2000 c'era un servizio di assistenza alle vittime in 110 distretti di polizia su tutto il territorio nazionale.
Nei Paesi Bassi lo stesso servizio è presente dal 1984 (!) ed è finanziato da governo e Comuni.
12 MILA VOLONTARI IN GB. In Gran Bretagna invece a erogare i servizi è la Victim support Uk, organizzazione non profit sostenuta anche dal governo che già 13 anni fa poteva contare su 12 mila volontari.
La stessa direttrice della Fondazione emiliana sostiene che un ente di diritto privato riesca a gestire in maniera più efficace interventi e finanziamenti.
Ma l'Italia non ha mai incentivato un'organizzazione capillare per proteggere chi subisce aggressioni, violenze, rapine e furti gravi.
Al ministero della Giustizia esiste il fondo unificato di solidarietà alle vittime di usura e di reati di tipo mafioso.
E ci sono alcune forme di assistenza anche per le vittime di violenza domestica e sessuale. Punto.
EMERGENZA ALL'ITALIANA. Nel 2003 un disegno di legge (il 2464) prevedeva finalmente l'assistenza generalizzata, ma si è perso nei corridoi del Senato e l'esame non è mai cominciato.
La direttiva Ue sui risarcimenti alle vittime (anno 2004) è stata presa sotto gamba e il sistema di assistenza non è mai stato messo in piedi.
Non lo ha fatto il governo Berlusconi II, con ministro della Giustizia il leghista Roberto Castelli.
Il governo Prodi, con guardasigilli Clemente Mastella, ha fatto una legge che l'Ue ritiene inadeguata sui rimborsi.
E nulla ha fatto, dopo di lui, il ministro nuovamente berlusconiano Nitto Palma. E così, all'italiana, si è proceduto per emergenze, a spizzichi e bocconi.
STALKING? SOLO SU RICHIESTA. Un esempio? Secondo il decreto legge del 2009 sullo stalking, l'assistenza è prevista solo se le vittime ne fanno esplicita richiesta.
O ancora nel 2013 la legge 119, nata sull'onda emotiva della campagna contro i femminicidi, ha previsto il sostegno per le donne vittime di violenza.
Fino a che, ad aprile 2014, sono stati gli stessi deputati Pd della Camera a ribadire che «il quadro normativo nazionale di tutela della vittima appare ancora frammentario e suscettibile di miglioramento rispetto agli standard fissati in sede europea».
E a chiedere al governo di agire. Sì, perché intanto l'Ue corre. E una nuova direttiva, la 29 del 2012, è destinata a entrare in vigore il 16 novembre 2015. E l'Italia si deve adeguare.

Ce lo chiede l'Ue: patrocinio gratuito dello Stato per chi è danneggiato

Montecitorio, sede della Camera dei deputati.

Cosa ci chiede questa volta l'Europa?
Semplicemente di proteggere chi è danneggiato da altri cittadini.
La nuova direttiva europea prevede che le vittime partecipino attivamente al processo penale, abbiano il diritto di essere sentite e di testimoniare.
E di avere il patrocino gratuito dello Stato.
Allarga, inoltre, la definizione di vittime anche ai famigliari di chi ha subito un reato, perché possano anche loro ricevere assistenza.
FORMAZIONE PER LA POLIZIA. E impone una formazione specifica per il personale giudiziario e di polizia.
Oltre a nuovi strumenti a tutela della vittima. «Per esempio», ha spiegato a Lettera43.it il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, «prevedere all'interno degli uffici giudiziari zone di attesa riservate tali da impedire l'incontro con il presunto autore del reato».
SCADUTO IL TERMINE DELL'ESAME. L'esame dell'atto di governo 204, quello con cui l'esecutivo recepisce la direttiva Ue, è all'esame della Commissione giustizia, ha fatto sapere il sottosegretario: «L’iter relativo al testo in discussione dovrebbe, presumibilmente, concludersi a breve».
Peccato che il termine fosse fissato il 26 ottobre. Scaduto.
Poco importa, da regolamento parlamentare sugli atti che recepiscono norme europee il parere della commissione non è vincolante.
Il testo del governo ha il via libera. La legge stanzia 1,28 milioni di euro per la formazione di polizia e funzionari dei tribunali. E obbliga finalmente a informare le vittime della possibilità di un sostegno. Che però attualmente non c'è.
MANCANO ANCORA I SERVIZI. Secondo il sottosegretario, l'esame del ministero ha evidenziato «uno scostamento minimo tra legislazione interna ed indicazioni comunitarie».
Eppure a gennaio 2015, in vista dell'entrata in vigore della nuova direttiva, l'Agenzia europea per i diritti fondamentali invitava gli Stati che non hanno un servizio di assistenza generico alle vittime dei reati a prendere misure urgenti.
«I governi devono garantire talune funzioni, tra cui il coordinamento dei servizi esistenti, incentivi per la realizzazione dei servizi eventualmente mancanti, la definizione di standard in materia di assistenza alle vittime e decisioni riguardanti il finanziamento dei servizi di assistenza».
La norma dell'esecutivo nulla dice in termini di organizzazione di un sistema generale di assistenza delle vittime previsto all'articolo 8 della direttiva Ue.
E che dipende oltre che dal ministero, che ha un ruolo di coordinamento, anche dagli enti locali.
Con il rischio che l'Italia si ritrovi di nuovo inadempiente. E incapace di proteggere i suoi concittadini.

  • Aggiornamenti:

    Dopo il nostro articolo, l'Italia si è adeguata alle norme Ue con la cosiddetta 'legge europea 2015-2016', n. 122 del 7 luglio. Tuttavia l'11 ottobre 2016 la Corte Ue ha condannato il nostro Paese a risarcire tutte le vittime italiane e straniere di reati di violenza compiuti sul suo territorio. Secondo Bruxelles infatti nonostante l'adeguamento formale, mancano gli aspetti operativi: non sono ancora stati definiti gli importi per i risarcimenti né i ministeri di giustizia, interni e finanze hanno emanato il regolamento necessario a rendere operativo il Fondo per cui sono stati stanziati 2,6 milioni di euro. Una cifra che in caso di ricorsi potrebbe anche risultare insufficiente. Il nostro Paese è il solo tra gli Stati dell'Unione a essere ancora inadempiente sulla tutela delle vittime di reato.

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