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COMUNALI 28 Ottobre Ott 2015 1304 28 ottobre 2015

Nazareno a Milano: Renzi e Berlusconi uniti da Sala

Il Cav latita, sbaglia i nomi, snobba le elezioni milanesi del 2016. E si accontenta dell'ad di Expo. L'uomo che Renzi vuole candidare. Nuovo patto Pd-Forza Italia?

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Il premier Matteo Renzi con l'amministratore delegato di Expo Giuseppe Sala.

Bisogna fare un passo indietro e tornare a domenica 10 ottobre, al Teatro Dal Verme di Milano, per capire quanto il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi poco si interessi alle baruffe milanesi in vista delle amministrative del 2016.
Durante l'iniziativa 'Rialzati Milano', organizzata in sordina da un manipolo di giovani azzurri, l'ex Cavaliere è appena salito sul palco: qualche battuta sul Milan, un incitamento in ottica elezioni, poi il ringraziamento agli organizzatori.
Alla fine però ha sbagliato i nomi. Li ha confusi, tra gli sguardi perplessi dei presenti che comunque hanno applaudito e sorriso.
ERMOLLI PRIMO SPONSOR DI SALA. Basta raccontare questo aneddoto per dare la misura di quanto a Berlusconi importi delle comunali.
Ovvero assolutamente nulla, tanto che continua a circolare l'indiscrezione secondo cui l'ex presidente del Consiglio potrebbe lasciare campo libero a Matteo Renzi sotto la Madonnina.
Soprattutto se il candidato per il centrosinistra fosse Giuseppe Sala, amministratore delegato di Expo 2015, ex direttore generale di Palazzo Marino ai tempi della giunta di Letizia Moratti, ma soprattutto grande amico di Bruno Ermolli, tra i consiglieri finanziari più ascoltati da Silvio.
Fu Ermolli a portare Sala in piazza della Scala dopo le esperienze in Telecom e Pirelli.
E fu sempre il numero uno di Promos a sponsorizzarlo per il trampolino di lancio di Expo.
NAZARENO BIS MENEGHINO. Sono voci, le solite, su quel Nazareno bis che potrebbe plasmarsi nella città dell'esposizione universale.
Sta di fatto che mentre a sinistra fervono i preparativi, tra le fibrillazioni per la fine di Expo 2015 e la sinistra arancione di Giuliano Pisapia in declino, nel centrodestra va in onda una guerra dai lunghi coltelli, un tutti contro tutti da cui nessuno, al momento, riesce a tirare fuori un ragno da un buco.

Mantovani in manette, Gelmini debole: berlusconiani allo sbaraglio

Silvio Berlusconi e Giuseppe Sala.

Forza Italia è allo sbando.
L'arresto di Mario Mantovani, ex ras delle preferenze e vice presidente di Regione Lombardia, unito alla mancanza di mordente di Mariastella Gelmini come coordinatore regionale, hanno reso la base azzurra una bolgia infernale, dove non si salva più nessuno.
DOVE PESCARE I NOMI? I sondaggi tengono, ma a distanza di sette mesi dalla tornata elettorale c'è chi si domanda dove si possano pescare i voti per contrastare la corazzata del Partito democratico renziano, che nel caso avesse Sala come candidato potrebbe contare pure su una lista civica di ex berlusconiani della prima ora, in arrivo in particolare da Comunione e liberazione.
TRA ROMANI E PASSERA. Del resto più o meno tutti vogliono candidarsi a sindaco di Milano.
La Gelmini prima di tutti, anche se tiene una porta aperta sulle Regionali lombarde del 2018.
Poi c'è Paolo Romani, che nei conciliaboli politici racconta di essere ben visto dalla borghesia milanese.
Quindi Paolo Del Debbio, che non solo si è tirato fuori dalla corsa per le amministrative, ma ha rilanciato se stesso per un ruolo nazionale.
Infine Corrado Passera, con Italia unica, salito nei sondaggi e in corsa per la poltrona da primo cittadino, ma in attesa di sapere le mosse berlusconiane.
SALVINI SI CANDIDA? In tutto questo si muove la Lega Nord di Matteo Salvini, alle prese con la manifestazione dell'8 novembre a Bologna, altra questione che ha spaccato in due gli azzurri, tra chi vorrebbe portare Berlusconi in piazza Maggiore e chi invece gli consiglia di restare a casa.
Salvini continua a essere un candidato possibile per il capoluogo lombardo. Ma il segretario leghista deve governare un partito spaccato all'interno, con il pesante sospetto che un flop alle Comunali potrebbe significare la sua morte politica.

Il rimpasto di Maroni che crea malumori in Forza Italia

Roberto Maroni, governatore della Regione Lombardia.

In questo labirinto impazzito si muove con abilità Roberto Maroni, governatore della Lombardia.
Bobo, per risolvere il caso Mantovani, ha appena varato un rimpasto di Giunta in accordo con Berlusconi che ha creato non pochi malumori nella pancia di Forza Italia.
E questo non è che un altro tassello sull'importanza che il leader di centrodestra sta dando al suo partito, incerto se cambiarlo per sempre con Altra Italia oppure lasciarlo agonizzante.
GALLERA NUOVO ASSESSORE. Sta di fatto che a creare ulteriori preoccupazioni tra alcuni “peones” azzurri sarebbe stata la nomina di Giulio Gallera nella Giunta di Roberto Maroni.
Nulla, ovviamente, contro la scelta del partito di premiare un politico di lungo corso stimato sul territorio.
Tuttavia il rimescolamento ha generato tensioni legate, in primis, all’incertezza sul futuro.
Con particolare riferimento alle ricandidature.
Accettando la poltrona di assessore, Gallera ha detto addio a ogni velleità di ricoprire il ruolo di candidato sindaco.
'MAL DI PANCIA' DI MASCARETTI. Aspirazione tutt’altro che mascherata nell’ambito degli incontri intrattenuti, con attivisti e simpatizzanti, in qualità di responsabile della segreteria cittadina.
Il risiko generato dal rimpasto ha creato, come si diceva, non solo preoccupazione, ma anche alcuni “mal di pancia” in ambito locale.
Primo fra tutti quello di Andrea Mascaretti che si è visto scippare la nomina, quasi certa, a coordinatore comunale da Fabio Altitonante.
Una scelta che non tutti hanno gradito nemmeno all’interno del gruppo forzista a Palazzo Marino.
PAGLIUCA TRA I PIÙ IRREQUIETI. Tra i più irrequieti pare esserci, per esempio, il consigliere Luigi Pagliuca (il rapporto con Altitonante risulta piuttosto freddo) seguito a ruota da Fabrizio Di Pasquale che vorrebbe chiedere alla segreteria regionale maggiore coinvolgimento e sicurezza sul futuro.
A Milano si avvicina il tempo delle nebbie. Esiste, tuttavia, il fondato rischio che Berlusconi non abbia, come in passato, la voglia di trasformarsi in föhn per spazzare la foschia incombente su Forza Italia mentre la Gelmini lavora sempre più nell’ombra. Così coperta da apparire invisibile.

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