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MARINO 28 Ottobre Ott 2015 2155 28 ottobre 2015

Roma: Marino resiste, Renzi pronto a sfrattarlo

Marino vede Orfini. «È andata benissimo. Sto riflettendo». Dimissioni congelate. Però Renzi tira dritto. E rifiuta di riceverlo. Mentre il sindaco colleziona delibere.

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Matteo Renzi e Matteo Orfini.

Comunque vada, venerdì 30 ottobre 2015 è destinata a essere una data da cerchiare in rosso.
Perché Ignazio Marino potrebbe ritirarle davvero le dimissioni, aprendo definitivamente la crisi del Partito democratico romano. E non solo quello, forse.
Ci vuole però prudenza a dare per assunta una notizia in questi giorni di fibrillazioni, dove i rumor si rincorrono e si smentiscono di ora in ora.
Anzi, ogni 6 ore per la precisione, come l'antibiotico.
E dopo che il capo dell'Anticorruzione, Raffaele Cantone, ha detto che Roma non ha gli anticorpi contro il malaffare, la similitudine sembra appropriata.
STORACE HA LE 'PROVE'. Il sindaco non ha ancora preso una decisione definitiva sul suo futuro, anche se l'ex governatore del Lazio, ex ministro della Sanità e attuale consigliere regionale, Francesco Storace, dice di avere la prova che le dimissioni non ci sono più: «Marino, al di là dei vertici tartufeschi con Orfini, ha ritirato le dimissioni. Ci è stata confermato nella Capigruppo in Regione: martedì 3 novembre il sindaco bugiardo di Roma sarà presente alla Pisana, alle 11, in audizione in commissione Bilancio sulle norme regionali di applicazione della legge Delrio. Ormai siamo alla farsa». Sulla nota il Campidoglio non ha ancora dato una risposta ufficiale.
PIÙ DELIBERE POSSIBILI. Eppure le voci ribadiscono che nella testa di Marino i pensieri si affollano e a volte fanno pure a cazzotti, e l'unico modo che ha trovato per “distrarsi” è portare a casa quante più delibere gli è possibile fino a venerdì 30, appunto.
Fori imperiali da pedonalizzare, chiusura dei cantieri nella zona della stazione Termini, distribuzione dei 38,5 milioni di fondi europei, avvio delle fasi di cantierizzazione dei primi due appalti per il Giubileo (viale di Porta Ardeatina, viale delle Mura Latine, Piazzale Ostiense) e altre scelte amministrative: sono queste le priorità.
RENZI VUOLE IL SUO SCALPO. Anche perché sia che decida di confermarle o di ritirarle, le dimissioni, vuole avere qualcosa di concreto da esibire ai romani e a quelli che oggi vogliono il suo scalpo. Renzi in primis.

Chiesto al premier l'ennesimo appuntamento, invano

Matteo Renzi e, alle sue spalle, Ignazio Marino.

Fonti vicine al Campidoglio confermano a Lettera43.it che il sindaco ha provato a chiedere per l'ennesima volta un appuntamento al premier in questi giorni, ma stavolta in maniera molto più timida e senza grandi aspettative.
Troppe volte, nei mesi passati, Marino aveva pressato l'inquilino di Palazzo Chigi perché lo ricevesse, sentendosi però rispondere sempre con lo stesso, identico niet.
VERTICE CON ORFINI. Così il primo cittadino della Capitale, nella serata di mercoledì 28 ottobre, a casa del vice sindaco Marco Causi si è incontrato in gran segreto con Matteo Orfini (presenti anche gli assessori Stefano Esposito, Alfonso Sabella e Alessandra Cattoi) per provare a firmare una tregua e trovare insieme una exit strategy.
«È andata benissimo. E come ho detto nei giorni scorsi sto riflettendo», ha detto il sindaco dopo il faccia a faccia.
Mentre Causi ha ribadito: «Abbiamo avuto una discussione molto cordiale. La notizia è che ci si parla, ma la soluzione ancora non c'è».
Il “marziano” però non si è fatto illusioni: da tempo ha capito che dal Pd nazionale non può avere sponde.
E anche alle ultime uscite del commissario dem di Roma, e del suo braccio destro per la mappatura dei circoli “cattivi”, Fabrizio Barca, avrebbe reagito con il sorrisetto amaro di chi quasi se l'aspettava il fuoco di fila.
IGNAZIO «TRADITORE». L'ex ministro del governo Monti ha infatti detto che «Ignazio ci ha tradito», prospettando il pericolo che ora «il Pd “cattivo” lo usi per riprendere potere», mentre il presidente dem ha decisamente cambiato verso da quando diceva che chi attaccava il primo cittadino era a favore della mafia.
Adesso invece sostiene che «il processo di rinnovamento e ricostruzione del Pd romano non si fermerà per mano di strumentali opportunisti».
SOSTENITORI INFASTIDITI. Affermazioni, queste, che hanno fatto saltare la mosca al naso a più di un sostenitore di Marino.
E molti sono iscritti al Partito democratico e addirittura segretari di circoli.
Quelli “buoni”, ovviamente.

Su Facebook la rivolta dei circoli: «Uccidono la base»

L'ex ministro della Coesione territoriale e inviato del Pd nei circoli dem di Roma, Fabrizio Barca.

Davide Di Carlo, già responsabile del circolo Pd La Rustica, ha affidato a Facebook la sua amarezza: «Caro Fabrizio Barca, se è come dice lei allora sì, io sono parte del partito cattivo. Sono un forte sostenitore della cattiva corrente a Roma. Io che sono stato segretario del Pd La Rustica per 6 anni contribuendo a renderlo uno dei migliori a Roma. Sostengo Marino e quindi sono parte del Pd “cattivo” e come Marino, anch'io vi ho deluso. Ma ora vorrei farle una domanda: quale è la sua utilità nel Pd di Roma oltre a chiudere circoli territoriali attivi e a uccidere la base dell'ormai ex primo partito nella capitale?».
«NO A SEMPLIFICAZIONI». Un post molto duro, che fa il paio con quello di un segretario in carica, Fabio Salamida, della storica sezione dell'Alberone.
«Mi auguro che Fabrizio Barca, da persona preparata quale è, non ceda a facili semplificazioni considerando ogni azione spontanea dei circoli del Pd Roma funzionale alla suddetta restaurazione. Se così facesse, ci vedremmo costretti a convocarlo presso la nostra sede dove dovrebbe rispondere a un centinaio di domande per spiegarci questa sua involuzione “identitaria”».
REAZIONI INDIGNATE. Sempre su Facebook nella pagina non ufficiale “Pd Roma-Partito democratico di Roma” utilizzata spesso da militanti e dirigenti dem, sono fioccate le reazioni indignate verso Barca e Orfini.
E anche un appello da poter copiare e incollare da chi lo condivide. Titolo: «Orifini fermati».
Nel testo si legge: «Un leader non si giudica dalla sua “determinazione” o “ostinazione” ma dalla sua capacita' di prendere decisioni mentre infuria la battaglia. Forse Marino, nonostante lui, sta dando una mano al Pd romano prima del precipizio e anche a Roma. Dai Circoli di Roma, oltre al forte disagio per scelte non condivise, sta montando imponente la richiesta di fermarsi, riflettere e sopratutto di non buttare a mare una esperienza che, tra contraddizioni, gaffe e inesperienze, presenta positività. Marino ora ha acquisito maggiore esperienza e se vogliamo... lo choc, insieme alla “strizza”, può portare a una gestione del Giubileo migliore di un qualsiasi commissario governativo».

La resistenza dell'assessore Estella Marino

Ignazio Marino assieme ai suoi sostenitori.

Ci sono anche post favorevoli a Orfini e Barca, ma in prevalenza il giudizio è negativo.
Come esprime uno storico militante, Piero Filotico, che pubblica una foto emblematica di un muro con la scritta «senza base, scordatevi le altezze», commentando: «Ultimo avviso per il commissario».
Nella pagina campeggia più volte anche il link all'intervista dell'assessore all'Ambiente del Comune, Estella Marino (nessuna parentela col sindaco), membro della Direzione nazionale Pd, che ha già detto a più riprese di non voler rassegnare le dimissioni e anzi ha votato contro la conferma del commissario Orfini senza una consultazione del partito a livello nazionale.
«MANCA IL CONFRONTO». A Il Messaggero la Marino ha detto che «la base è disorientata, non capisce cosa sta succedendo, perché Marino si è dimesso. L’errore vero è stato calare dall’alto le decisioni, senza spiegarle, senza un confronto».
Linea, questa, che si collega alle parole di Alessandra Cattoi, storico braccio destro del sindaco e attuale assessore al Patrimonio e Grandi eventi: «Un sindaco eletto dai cittadini non può andarsene senza un confronto democratico con chi rappresenta i cittadini, cioè gli eletti in aula Giulio Cesare».
AFFONDO DI BERSANI. A mettere il dito nella piaga, poi, ci ha pensato l'ex segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, che ha dichiarato: «Nella storia dei partiti della sinistra ci sono stati anche passaggi drammatici, per i motivi più vari, e li si è sempre affrontati riunendo il collettivo e mettendoci tutte le notti che ci volevano per trovare una strada».
RENZI TIRA DRITTO. A dire il vero Bersani, più che parlare di Roma, sembra voler mandare un messaggio a Renzi, che dal Sudamerica, dicono fonti vicine al Giglio magico, ha fatto sapere a chi di dovere di averne le tasche piene di questa storia.
«La posizione del Pd è autorevolmente espressa da Orfini a cui va il mio totale sostegno», ha detto rispondendo ai giornalisti.
Marino deve dimettersi, punto e basta. Ma il sindaco non è d'accordo. Anzi, ci pensa. Della serie: Matteo #staisereno.

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