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MAMBO 29 Ottobre Ott 2015 1117 29 ottobre 2015

Cacciate Marino e Orfini così Roma potrà salvarsi

Uno è narciso, l’altro pare un funzionario sovietico. Con loro la città rimane nel caos.

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Ignazio Marino e Matteo Orfini.

Cantava qualche anno fa un simpaticissimo cantautore romano che non c’è più, Luciano Rossi, una canzoncina divertente dal titolo: Una storia disonesta.
Questo stesso titolo, in modo assai meno divertito, potremmo dedicare allo scandalo politico romano. Mi riferisco allo scandalo della vicenda politica, non al malaffare che ha fatto dire a Raffaele Cantone che Roma, moralmente parlando, ha ceduto lo scettro a Milano.
LA CAPITALE MERITAVA DI MEGLIO. La “questione romana” è assai semplice. Ci sono due personaggi , due “personaggetti”, direbbe De Luca-Crozza, e sono Marino e Orfini, che se ne devono andare. Finchè loro sono in campo, la città non può uscire dal ginepraio. L’uno si è rivelato narcisista oltremodo a fronte di una modestia personale indiscutibile. L’altro è la caricatura di un funzionario sovietico degli anni finali di Cernienko.
Roma, carica di storia e di guai, meritava , anche nel disonore attuale, ben altri protagonisti.
Renzi se ne lava le mani e attorno a Marino si gioca anche una piccola partita fra le correnti del Pd, persino nello stesso gruppone renzista. Tuttavia il tema non è complicato. Cacciateli.
I ROMANI SEMBRANO PASSIVI, RASSEGNATI. Che cosa impedisce finora questa soluzione? Qui la questione esorbita la modesta statura dei protagonisti, per investire la natura della politica di questi tempi. I partiti non esistono, per alcuni è un bene, per me è un male. Perché così nessun personaggio politico risponde a organizzazioni di sentimenti e di interessi reali.
Non c’è neppure più un’opinione pubblica attiva. Roma e i romani sembrano rassegnati. Guardano con distacco e irritazione a quel che accade attorno al Campidoglio ma lasciano andare. Gli intellettuali romani se ne lavano le mani, a parte alcuni ridicoli tentativi di far vestire a Marino gli improbabili panni del sindaco antimafia.
Il premier rottamatore e attivista non può fingere che la cosa non lo riguardi. Roma è l’Italia, anche per uno di Firenze.
Come può far credere Renzi che l’Italia abbia voltato pagina se nella sua Capitale due modeste figure, due “personaggetti”, tengono in ostaggio una comunità intera?

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