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POLITICA 29 Ottobre Ott 2015 1217 29 ottobre 2015

Cina: addio alla politica del figlio unico

Pechino fa saltare la legge sul figlio unico. Ogni coppia potrà avere due bambini. La scelta determinata dal rapido invecchiamento della popolazione.

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In seguito al giro di vite sulle nascite, il numero dei cinesi si era stabilizzato a quota 1,3 miliardi circa.

La Cina ha deciso di abolire la legge del figlio unico: d'ora in poi le coppie potranno avere fino a due bambini.
La politica del controllo delle nascite è in vigore dal 1980, e anche se un limite nella procreazione è stato mantenuto, l'abolizione della legge rappresenta una svolta storica.
La decisione di abolire la norma è stata presa dal comitato centrale del Partito Comunista Cinese, che ha concluso il 29 ottobre a Pechino la sua quinta riunione plenaria.
UNA SOCIETÀ CHE INVECCHIA. Voci sull'abolizione della legge circolavano dopo che gli esperti avevano segnalato un rallentamento della crescita della popolazione più rapido del previsto. Allo stesso tempo, l'invecchiamento della società sta procedendo a un ritmo accelerato.
«Il controllo delle nascite, prolungato nel tempo, ha creato una piramide generazionale», spiega a L43 Agostino Giovagnoli, professore di Storia Contemporanea all'Università Cattolica del Sacro Cuore, «ci sono sempre più anziani, e questo è diventato un grosso problema in termini di welfare e di scarsa forza lavoro».
Insomma, una riforma dettata dalla necessità economica, più che da un'apertura ai desideri familiari.


Il tasso di nascite in Cina a partire dal 1952 (Fonte: Bloomberg).

IL PARTITO FACILITA LE NASCITE. Nell'ultimo decennio Pechino si è trovata velocemente davanti al fantasma di un vero e proprio disastro demografico. Dopo 35 anni di politica del figlio unico, la Cina è invecchiata rapidamente: si calcola che nel 2030 un quarto della popolazione sarà over 60.
«Ciò espone il Paese a rischi concreti per il business del futuro» spiega il ricercatore dell'Ispi Filippo Fasulo, «oltre a mettere in pericolo il sistema degli ammortizzatori sociali, come quelli della previdenza e del sanitario».
Non a caso la riforma che consente i due figli è stata annunciata dal 'quinto plenum' contestualmente all'approvazione di un nuovo piano economico quinquennale per gli anni 2016-2020, che prevede una crescita 'medio-alta' di circa il 7% l'anno.
Il governo di Pechino aveva negli anni già ammorbidito la legge del figlio unico. Dal 2013 coppie in molte zone del Paese hanno avuto il permesso di avere due bambini se uno dei genitori era figlio unico, e le minoranze etniche sono da tempo escluse dallo spettro della legge.
IL BABY BOOM CHE NON ARRIVA. In realtà il baby boom non è mai arrivato. «Il potere centrale si è reso conto che alle concessioni introdotte non seguiva un aumento delle nascite», continua Giovagnoli, «bisogna capire che i tempi e la società sono cambiati dal 1980, e i cinesi delle città oggi seguono le stesse regole valide per le metropoli occidentali».
Fare figli non è più una leva economica, ma un costo per le famiglie che vivono nei grandi conglomerati urbani.
Due anni fa ci si aspettava che le richieste per avere un secondo figlio sarebbero esplose, con un aumento di due milioni di bambini all'anno previsto.
Secondo il Telegraph, solo 620 mila coppie avrebbero usufruito delle nuove liberalizzazioni.
INTERESSI CONVERGENTI TRA PARTITO E POPOLO. «Ora potrebbe essere troppo tardi», commenta Giovagnoli, «fare previsioni non è facile, ma penso che non vedremo un grande cambiamento nel trend demografico. Ciò che invece sta cambiando è il rapporto tra il Partito e la popolazione. Anche un regime come quello di Pechino capisce che il sentimento del popolo conta sempre di più».
In questo caso, poi, gli interessi delle istituzioni e della gente sono convergenti: l'economia cinese ha bisogno di più giovani e la gente vuole più libertà nelle scelte familiari.
A trarre un vantaggio saranno probabilmente le donne e le bambine.
Il costo umano della politica del figlio unico, con sterilizzazioni forzate, aborti, infanticidi e un drammatico sbilanciamento tra maschi e femmine (le seconde non venivano fatte nascere) è stato immenso per la popolazione cinese, in particolare per quella femminile.
Le conseguenze di quella che è una riforma dettata da interessi economici potrebbero, per una volta, essere positive per i diritti della gente.

La Cina è uno dei pochi Paesi al mondo con più uomini che donne.

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