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ELEZIONI 29 Ottobre Ott 2015 1345 29 ottobre 2015

Turchia verso il voto: Erdogan non sfonda più

Censure, raid anti-curdi, pugno duro col nemico Gulen: Erdogan gioca pesante. Ma finora ha guadagnato solo due punti. E l'Akp è ancora senza maggioranza.

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Al voto del primo novembre gli islamisti di Recep Tayyip Erdogan portano in dote la promessa di avere da Bruxelles i 3 miliardi di euro per trasformare i campi profughi in cittadelle svedesi, e l’accelerazione per il libero ingresso dei turchi e l’entrata del Paese nell’Ue.
I rapporti con l'Ue restano complicati, la visita della cancelliera tedesca Angela Merkel ad Ankara non ha sciolto i nodi, ma il presidente (e tre volte premier) turco ha guadagnato punti nella trattativa.
L'EMERGENZA MIGRANTI. È lui ad aprire e chiudere i rubinetti dell’esodo dei 4 milioni di siriani nel Paese verso la Germania, la loro terra promessa, è Erdogan a tenere per il collo l’Europa, nel momento dell’emergenza, spingendo al massimo le richieste, almeno fino all’apertura delle urne.
«Senza la Turchia non si risolve il problema dei migranti, quindi perché non accettarci nell’Ue?», rilancia nell’acme della campagna elettorale. Ma le promesse possono non bastare.
Il suo protagonismo è già rimasto sconfitto alle Legislative del 7 giugno, poi la vittoria a metà degli islamisti dell’Akp è sfociata nella paralisi e nelle elezioni anticipate.
LA «CAMPAGNA ANTI-TERRORISMO». Un autunno caldissimo che ha sprofondato la Turchia nella più grave instabilità istituzionale dalla stagione dei colpi di Stato.
La «campagna antiterrorismo» di Erdogan in Kurdistan è una guerra civile che ha fatto oltre 900 morti, anche civili. La Turchia è dilaniata dalle stragi terroristiche, e politicamente i sondaggi mostrano una situazione inalterata dalla primavera scorsa.
L’Akp resta il primo partito, in crescita di qualche punto (2-3%), ma senza la maggioranza per governare. I filocurdi dell’Hdp sono stabili al 12-13%.

Erdogan recupera solo 2 punti. Akp ancora senza maggioranza

L'edizione online di Bugun, uno dei due quotidiani ostili al presidente Erdogan bloccati.

Le lusinghe di Erdogan e il tutto e per tutto tentato, fino al flirt dell’Akp con l’estrema destra dei Lupi grigi, avrebbero dato magri risultati.
Gli islamisti al governo sarebbero al massimo al 43-44%, l’Hdp resterebbe saldamente al di sopra dello sbarramento del 10% per entrare in Parlamento.
Tutti le principali rilevazioni pre-voto indicano la sinistra laica e kemalista del Chp in discreta crescita (tra il 27% e il 30%, fino a cinque punti in più) e una flessione invece dell’1-2% dei nazionalisti dell’Mhp: la spia che i punti racimolati dall’Akp arrivano proprio dai simpatizzanti del braccio politico dei Lupi grigi.
Secondo i curdi, Erdogan avrebbe stretto un patto con il diavolo, sdoganando una nuova strategia della tensione.
GULEN NELLA LISTA DEI TERRORISTI RICERCATI. Impaurire l’opinione pubblica, destabilizzare per bloccare il rinnovamento.
Ma i 128 pacifisti morti ad Ankara (oltre 500 i feriti) sono stati una mossa troppo forte. Per il 47% della popolazione il terrorismo, non i curdi, è oggi «il problema più grande in Turchia».
Erdogan non convince più l’elettorato turco ormai abbastanza consapevole: le sue iniziative spregiudicate e molto pericolose possono al più far presa sulla frangia di estremisti che vota un partito legato ai militari e a un movimento ritenuto responsabile di una lunga serie di attentati. Nonostante, negli ultimi 25 giorni di campagna elettorale, Erdogan e il suo partito abbiano occupato il 90% delle trasmissioni in diretta sulla tivù di Stato.
CENSURATI I QUOTIDIANI ANTI-ERDOGAN. Il premier e braccio destro Ahmet Davutoglu ha posto la censura sui video e le immagini dell’attacco terroristico ad Ankara, «scene cruente che possono creare sentimenti di panico». È stata anche bloccata la pubblicazione dei due quotidiani, Bugun e Millet, ostili al presidente.
Decine tra esponenti e giornalisti curdi e filocurdi sono stati fermati dalla polizia. Di terrorismo Erdogan ha accusato anche il suo nemico giurato, il potente magnate e imam Fethullah Gulen, passato per interesse dalla parte dei laici e capace di smuovere lobby e bacini di voti.
Se non altro, ogni giorno si susseguono anche gli arresti tardivi di decine e decine di sospetti affiliati all’Isis, sul quale vengono fatti ricadere i maggiori sospetti sul (mai rivendicato) attentato di Ankara. Nella Istanbul che ospita oltre 1 milione di siriani in transito, l’antiterrorismo ha scoperto 18 campi d’addestramento per terroristi diretti nel sedicente Stato islamico.
ANCORA LO STATO PROFONDO. Le cellule del Califfato sono ovunque in Turchia.
Ma più che le maxi bombe e le gole tagliate dai jihadisti, la catena di attacchi culminata - dopo i 33 morti tra i volontari curdi di Suruc e le 4 vittime delle bombe al comizio dell’Hdp a Diyarbakir - con la strage terroristica nella capitale ricorda la guerra sporca a intermittenza di un mai svelato Stato profondo.
Per molti anni Erdogan aveva rappresentato un’alternativa alle manovre di servizi segreti e generali, anche per gli elettori che non la pensavano come lui.
Ma poi anche lui sembra aver cambiato strada. Si profila una coalizione tra Akp e Mhp, ma i 77 milioni di turchi hanno buona memoria.

Twitter @BarbaraCiolli

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