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SCENARIO 30 Ottobre Ott 2015 2035 30 ottobre 2015

Caso Marino, Renzi: «Non è una vittima. Pagina chiusa»

Il premier liquida Marino dopo la resa: «Ha perso il contatto con la città». E pensa al Giubileo nominando Tronca.

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Matteo Renzi e, alle sue spalle, Ignazio Marino.

Finora aveva preferito stare fuori dalle baruffe romane, delegando al presidente del Pd e commissario capitolino Matteo Orfini la gestione del «disastro Marino».
Ma dopo la decadenza del sindaco marziano Ignazio Marino che lo ha tirato in causa indirettamente - «Mi hanno accoltellato 26 nomi e un mandante», ha detto il chirurgo in conferenza stampa (leggi l'intervento integrale) - Matteo Renzi ha parlato, scegliendo come interlocutore Bruno Vespa. Forse perché consapevole che la sfida si è fatta ancora più dura tanto che potrebbe non bastare il 'miracolo' realizzato a Milano con l'Expo.
IL GIUBILEO E IL SISTEMA EXPO. Ma il Giubileo è una chance, una finestra di opportunità per mostrare un nuovo passo nella gestione «dell'ordinaria e della straordinaria amministrazione». E poiché manca solo un mese, non c'è più tempo da perdere.
Già la prossima settimana dovrebbe arrivare il provvedimento con nuovi fondi e il varo del 'dream team' che dovrà realizzare l'impresa.
LA NOMINA DI TRONCA A COMMISSARIO. Intanto, in un ideale passaggio di consegne tra Expo e Giubileo, c'è la designazione del prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca come commissario straordinario in Campidoglio.
L'irritazione dem per l'affaire Marino è palpabile. Ma Renzi ora non intende aprire rese dei conti nel partito, né discutere con l'ormai ex sindaco. Del resto, non avrebbe senso visto che finora i contatti tra i due sono stati inesistenti.
«MARINO NON È UNA VITTIMA». Perciò, a obiettivo raggiunto con l'ufficializzazione delle dimissioni dei consiglieri comunali necessarie a far decadere la giunta, il premier si è limitato a liquidare i fatti romani con una battuta: «Marino non è vittima di una congiura di palazzo», ha detto a Vespa, «ma un sindaco che ha perso contatto con la sua città, con la sua gente». Aggiungendo: «Al Pd interessa Roma, non le ambizioni di un singolo».
Il ragionamento al Nazareno è semplice: il chirurgo voleva usare la città come palcoscenico per la consacrazione sulla scena politica nazionale, come leader di una sinistra paladina della legalità. Ma, osservano, l'allarme lanciato da Raffaele Cantone (seguito da una ridda di polemiche) su una città che «non ha anticorpi» contro la corruzione, chiamano in causa anche lui, che ha guidato il Campidoglio per due anni.
«QUESTA PAGINA È CHIUSA». Niente espulsione dal partito, ha ribadito anche il presidente dem Matteo Orfini, ma spiegano i fedelissimi ora Renzi di Marino, non vuole più sentire parlare.
«Questa pagina si è chiusa», ha sentenziato il premier. «Ora basta polemiche, tutti al lavoro».
E l'invito è rivolto innanzitutto alla minoranza Pd che ha accusato il premier segretario di voler fare di Roma il laboratorio del 'Partito della nazione'.
MINORANZA PD SULLE BARRICATE. Aver firmato la decadenza della giunta grazie all'aiuto dei consiglieri di Alfio Marchini, di Ncd e di Raffaele Fitto, sarebbe solo il primo atto. Dopo - sospettano - ci sarebbe la candidatura di Marchini o del ministro Beatrice Lorenzin al Campidoglio, con una coalizione che, magari sotto le «mentite spoglie» del civismo, volge al centro.
Ma sempre Orfini ha assicurato che le due ipotesi non esistono, che il candidato - a tempo debito - sarà di centrosinistra e scelto attraverso le primarie.
Ma la precisazione non sembra bastare e dalla sinistra dem invocano una riunione della direzione del partito, per affrontare il tema.
la priorità però dopo aver chiuso tra gli applausi Expo è il Giubileo. Si riparte da lì. Con uno stanziamento che fonti governative stimano intorno ai 300 milioni e una squadra forte, che sappia cogliere l'occasione per rimettere a posto la città.
IL DREAM TEAM DEL PREMIER. Perciò resta in campo l'idea di far gestire - in sinergia con il prefetto Franco Gabrielli, il commissario straordinario Tronca, il presidente Anac Raffaele Cantone e gli uffici di Palazzo Chigi - a Marco Rettighieri, direttore di Expo e grande esperto in materia, il tema dei Trasporti.
Il provvedimento che definirà poteri, ambito di azione e fondi è ancora in via definizione. Ma Renzi, come al solito, vuol fare presto. Forte di una convinzione: «Expo dimostra che non scappiamo davanti alle sfide, ma le affrontiamo e vinciamo».

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