Marino Conf Stampa 151030190620
CAMPIDOGLIO 30 Ottobre Ott 2015 1553 30 ottobre 2015

Ignazio Marino, 26 consiglieri si sono dimessi

I consiglieri lo fanno cadere. Il sindaco attacca i dirigenti Pd: «Mi hanno negato il confronto in aula, per andare dal notaio». Tronca nominato commissario.

  • ...

Ignazio Marino durante la sua ultima conferenza stampa da sindaco di Roma.

Il quorum è stato raggiunto (e anche superato di una unità): 26 consiglieri comunali di Roma hanno firmato le proprie dimissioni. Un atto che porta all'automatica decadenza del sindaco, Ignazio Marino, del consiglio e della giunta. Le dimissioni sono state confermate e ufficialmente depositate in Campidoglio.
TRONCA NOMINATO COMMISSARIO. Intanto non si è perso tempo: a traghettare la Capitale fino alle nuove elezioni sarà il prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca.
Marino in conferenza stampa ha usato parole dure nei confronti del Pd e - indirettamente - del premier segretario Matteo Renzi (leggi l'intervento integrale).
«Chi mi ha accoltellato ha 26 nomi e un unico mandante», ha dichiarato polemicamente Marino, lanciando un'accusa velata alla dirigenza del Partito democratico.
L'ex chirurgo, a poche ore dalla notizia che la procura di Roma lo ha iscritto nel registro degli indagati per peculato, aveva motivato così ai giornalisti la scelta di ritirare le dimissioni: «Voglio spiegare ogni aspetto alla magistratura, alla politica e all’amministrazione, nel luogo della democrazia».
NESSUN CONFRONTO IN AULA. Ma i consiglieri capitolini dimissionari lo hanno preceduto, e una nuova conferenza stampa è stata convocata dal sindaco alle 18. Marino, nel corso della giornata, aveva attaccato duramente «le forze politiche» cittadine, accusandole di volersi sottrarre a un confronto aperto e trasparente in consiglio comunale.
«SI È PREFERITO ANDARE DAL NOTAIO». «Auspicavo di poter chiudere questa crisi politica nell'aula del Campidoglio», ha esordito Marino nella sua ultima conferenza stampa da sindaco di Roma, «con un dibatttio chiaro e trasparente. Invece si è preferito andare dal notaio, segno di una politica che discute e decide fuori dalle sedi democratiche e riduce gli eletti a meri soggetti che ratificano decisioni assunte altrove. Una politica che ha dimostrato una totale assenza di rispetto per gli elettori. Il confronto mi è stato negato e mi chiedo ancora perché».
«OGGI ROMA È VIRTUOSA». «In aula», ha continuato Marino, «avrei ringraziato i consiglieri per il contributo dato al cambiamento di Roma. Abbiamo risanato la capitale, che abbiamo trovato con 816 milioni di debiti. In Atac ammontavano a 874 milioni. Ora i conti sono in ordine, ora possono ripartire gli investimenti. Oggi Roma è virtuosa. Abbiamo chiuso con parentopoli, chiuso con i privilegi per pochi, sbarrato le porte al malaffare. Abbiamo allargato i diritti per tutte e per tutti».
L'ATTACCO AI DIRIGENTI DEL PD: «MI HANNO DELUSO». Marino ha affermato di «non aver capito le ragioni» della crisi politica che lo ha travolto. «Ho sbagliato? L'unico chirurgo che non sbaglia è quello che non entra mai in sala operatoria. In aula avrei ascoltato e avrei parlato al Pd. Un partito che io ho voluto, che ho fondato, in cui ho creduto e che oggi mi ha deluso per i comportamenti dei suoi dirigenti. Un partito che ha rinunciato ad agire dentro i confini della democrazia, negando il proprio stesso nome e il proprio dna. Come può un partito che si definisce e vuole essere democratico, ridursi ad andare dal notaio? La politica non è una cosa che si vende e si compra».
«SI PUÒ UCCIDERE UNA SQUADRA, NON FERMARE LE IDEE». Marino ha rivendicato i meriti della sua azione di governo, denunciando «la resistenza di poteri abituati a fare ciò che vogliono. Avete visto il titolo apparso su un quotidiano romano pochi giorni fa: 'Marino ritorni a occuparsi di trapianti, che alla monnezza torno a pensarci io'. Ecco, quello era un titolo chiaro. Difficoltà come queste ci hanno costretto a lavorare giorno e notte. Ringrazio chi mi ha votato due anni fa. I nostri cambiamenti hanno trovato troppi avversari e troppe resistenze. Ringrazio gli assessori, ringrazio i presidenti di municipio e auguro loro di poter proseguire nel cambiamento. Auguro buon lavoro anche al commissario che verrà, ne avrà tanto. Spero che prosegua a partire dalle nostre scelte. È in gioco il futuro di Roma, non il mio. Si può uccidere una squadra, ma non si possono fermare le idee».
IL POST A CALDO SU FACEBOOK. Appena terminata la conferenza stampa, Marino ha ribadito la sua posizione in un post su Facebook
«Ostinatamente ho chiesto di poter intervenire in Assemblea Capitolina, la casa della Capitale d’Italia, la casa degli eletti dal popolo, la casa delle romane e dei romani», ha scrittro l'ex primo cittadino.
«Mi è stato negato e chiedo ancora: perché? Prendendo atto della scelta dei consiglieri che hanno preferito sottomettersi e dimettersi pur di evitare quel confronto pubblico aperto e democratico, qui il video della conferenza stampa in cui ho detto ciò che avrei voluto spiegare in Aula Giulio Cesare».

La lista degli oggetti da portare via

Il foglietto nelle mani di Ignazio Marino.

A fare notizia, poco prima delle dimissioni dei 26 consiglieri, era stato un foglietto scritto con l'inconfondibile inchiostro verde usato dal primo cittadino, tenuto in mano da Marino durante la conferenza stampa all'auditorium Parco della Musica.
Opportunamente ingrandito dai fotografi, sopra si leggeva un elenco: «Scatole eleganti, piccolo mappamondo, scrittoio, cassetti». Probabilmente una lista di oggetti da portare via, in vista dell'abbandono definitivo del Campidoglio.
Il senatore dem Stefano Esposito ha spiegato che, adesso, «il prefetto Gabrielli potrebbe nominare anche subito il commissario». In ogni caso, «al massimo entro lunedì» 2 novembre, «il commissario sarà operativo».
COMMISSARIO, FRATTASI IN POLE. In pole position per il ruolo di commissario c'è Bruno Frattasi, napoletano, ex prefetto di Latina, dal dicembre 2011 capo della Segreteria del ministro dell’Interno e da aprile 2012 direttore dell’ufficio Affari legislativi e Relazioni parlamentari del Viminale.
L'ULTIMA SPALLATA DELL'OSSERVATORE ROMANO. L'ultima spallata è arrivata dall'Osservatore Romano, che ha definito «una farsa» la vicenda delle dimissioni prima presentate, e poi ritirate da Marino. «Al di là di ogni altra valutazione resta il danno, anche di immagine, arrecato a una città abituata nella sua storia a vederne di tutti i colori, ma raramente esposta a simili vicende», ha scritto il quotidiano della Santa Sede.
I SENATORI DIMISSIONARI. Ai 19 consiglieri dimissionari del Partito democratico se ne sono aggiunti altri due della maggioranza, Svetlana Celli della Lista civica Marino e Daniele Parrucci di Centro democratico. Hanno lasciato l'incarico anche i consiglieri di opposizione Roberto Cantiani del Pdl, Alessandro Onorato della Lista Marchini, Ignazio Cozzoli e Francesca Barbato dei Conservatori riformisti. Alle 16.30 si sono tutti dati appuntamento in Campidoglio per protocollare assieme le dimissioni. Anche Alfio Marchini ha fatto sapere che si dimetterà, portando quindi il totale dei consiglieri dimissionari a quota 26.
I SUPPORTER IN CAMPIDOGLIO. I supporter più fedeli del sindaco Ignazio Marino non intendono però lasciarlo solo e si stanno radunando in Campidoglio: «Marino sindaco. Noi siamo gli anticorpi di Roma», si legge sui cartelli. «Io sto con Marino. La democrazia è morta», ha detto all'agenzia di stampa Ansa una manifestante, «e le responsabilità più gravi sono del Pd di Renzi».

Orfini: «Mai con Forza Italia, nemmeno al ballottaggio»

Il presidente del Pd Matteo Orfini.

«Sono garantista, non ho mai chiesto le dimissioni a Marino per la vicenda scontrini», ha commentato il presidente del Pd Matteo Orfini a Otto e Mezzo. Che ha messo le mani avanti: «Non penso di dover rassegnare anche le dimissioni» per la vicenda di Roma.
«PERCHÉ DOVREMMO ESPELLERLO?». Decadenza - o «accoltellamento» - poco importa: «Mi risulta che Marino sia ancora nel Pd», ha ribadito, «perché dovremmo espellerlo? Noi non vogliamo espellere nessuno dal Pd».
Restano però aperti i dossier caldi della Capitale: degrado e trasporti su tutti. Anche in questo caso Orfini ha assicurato: «Con il governo stiamo affrontando insieme i dossier su trasporti, decoro e periferie cercando nei prossimi mesi di dare risposte per Roma che fino a ora non son arrivate».
CON RENZI RAPPORTO COMPROMESSO. Una battuta poi l'ha riservata alla stilettata dell'ormai ex sindaco nei confronti di Renzi. «Se Marino ha detto di non aver sentito Renzi negli ultimi mesi credo che sia vero», ha aggiunto il commissario dem capitolino, «ma vi sembra normale che nel giorno in cui il cdm si riunisce per decidere sull'ipotesi di scioglimento del Comune il sindaco di Roma non si presenta? È stata una scelta che in tutta evidenza non ha aiutato il rapporto con il presidente del Consiglio». E ancora: «Di fronte al fallimento di questa giornata il protagonista deve guardare ai propri errori e non scaricare responsabilità su quelli che gli stanno intorno».
IL TOTO NOMI. Ora, inevitabilmente, si apre il toto nomi per il dopo Marino. Orfini ha escluso una convergenza su Alfio Marchini: «Non è un'opzione politica per noi». Lo stesso vale per Betarice Lorenzin, un altro dei nomi ventilati nelle ultime ore. «Dobbiamo cercare una candidatura che tenga insieme il centrosinistra», ha confermato il presidente dem. «Sto lavorando per organizzare le primarie. E credo che saranno utili per trovare una scelta giusta per il candidato. Non andremo mai con Fi per Roma, né chiederemo l'apparentamento in caso di ballottaggio».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso