2008
POLITICA 2 Novembre Nov 2015 0845 02 novembre 2015

Comunali Milano 2016, nel centrodestra c'è chi vuole ricandidare Letizia Moratti

Centrodestra in affanno. Pure Scaroni si defila. Ma l'ex sindaco: «Sono impegnata in Africa».

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Letizia Moratti.

A Milano, in un centrodestra allo sbando e incapace di trovare una candidatura valida in vista delle elezioni comunali del 2016, inizia a serpeggiare l’idea che Letizia Moratti sarebbe l’unica in grado di competere contro Giuseppe Sala, l’amministratore delegato di Expo 2015, sempre più vicino alla candidatura con il centrosinistra di Matteo Renzi.
Sì, proprio lei, Letizia, ex sindaco del capoluogo lombardo, è tornata in queste ore di moda nei discorsi di una certa parte di Forza Italia, in particolare quella moderata. Sarà che l’Expo è stata soprattutto una “sua” vittoria in quel lontano 2008 a Parigi, sarà che chi la frequenta la trova «più che mai combattiva e piena di energie», ma il fatto che il nome dell’ex ministro dell’Istruzione e manager Rai ritorni a circolare testimonia una volta di più le difficoltà di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini di trovare una quadra per sfidare il Partito Democratico.
LA MORATTI HA GIÀ DETTO DI NO. A quanto pare alcuni azzurri l’avrebbero già contattata ma la risposta sarebbe stata negativa, perché impegnata in questo momento «in attività filantropiche in Africa».
Insomma, al momento non vuole pensarci. Eppure la sabbia nella clessidra sta iniziando a finire.
Berlusconi in un’intervista a Repubblica ha detto di avere un nome dal profilo internazionale su cui ci sarebbe già un accordo con il leader della Lega Nord. In questi giorni Il Giornale, per primo, ha tirato fuori dal cilindro la candidatura di Paolo Scaroni, ex amministratore delegato di Eni, dal passato giudiziario molto tormentato. Il manager vicentino ha già smentito in un’intervista a Lettera43.it la possibilità. E in ambienti di Forza Italia vedono questa candidatura come molto rischiosa. Anche perché i giornali potrebbero subito iniziare a scavare nei cassetti di un uomo che già ai tempi di Tangentopoli faceva rumore in procura. I nomi quindi sono sempre di meno.
NESSUNO VUOLE PERDERE CONTRO SALA. Paolo Del Debbio, il conduttore di Mediaset, continua a non sciogliere la riserva. Anzi, nei giorni scorsi ha rilanciato una sua possibile candidatura a livello nazionale.
Il punto vero intorno a cui ruotano i dilemmi del centrodestra è la candidatura di Sala. L’ex direttore generale della Moratti è una candidatura di fatto bipartisan, che scontenta una parte del centrosinistra milanese, ma allo stesso tempo trova apprezzamenti proprio ad Arcore, nel quartier generale di Berlusconi.
Si tratta di quel Nazareno bis che Lettera43.it ha anticipato nei giorni scorsi. Perché in molti hanno capito, sondaggi alla mano, che a meno di colpi di scena per le primarie del Pd o sulle indagini Expo, Sala dovrebbe avere partita facile. Anche per questo motivo né Del Debbio né, soprattutto, Salvini hanno voglia di candidarsi: la vittoria sarebbe difficile se non impossibile. Una sconfitta a Milano significherebbe pregiudicare possibili scenari futuri a livello nazionale.
DA SANGALLI A ROMANI, CANDIDATI DI BANDIERA. I nomi rimasti sul tavolo sono davvero pochi. Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio, viene valutato dai sondaggi interni come il più forte in questo momento. Ma l’età, più di settant’anni, e la buona amicizia con Sala lo scoraggiano.
Daniela Santanchè è un profilo troppo estremista in una città moderata come Milano. E Mariastella Gelmini, altra papabile, è di Brescia: difficile riesca a trovare consenso sotto la Madonnina. Paolo Romani, invece, sarebbe una candidatura di bandiera: le speranze di vittoria contro il numero di Expo sono al minimo.
Un candidato nel centrodestra ci sarebbe. È Corrado Passera, l'ex ministro per lo Sviluppo Economico del governo Monti e numero uno di Banca Intesa, da mesi in campo con Italia Unica.
I sondaggi non sono buoni, ma un appoggio di Berlusconi potrebbe aiutare. Ma anche qui appare improbabile che l'ex Cavaliere appoggi uno dei membri di quel governo 'golpista' che lo fece fuori.
E alla fine anche lui, nel caso, preferirebbe convincere Letizia.
I vecchi amori a volte ritornano.

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