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FACCIAMOCI SENTIRE 2 Novembre Nov 2015 1248 02 novembre 2015

Cos'ha Milano in più di Roma? Il senso civico

Meritocrazia contro economia relazionale: ecco cosa distingue davvero le due città.

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Raffaele Cantone presiede l'Autorità nazionale anticorruzione.

La recente espressione del presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione «Milano è la capitale morale d’Italia, Roma non ha anticorpi» ha riacceso un vecchio dibattito su questo tema.
La definizione di “capitale morale”, che sembra sia stata peraltro inventata da un napoletano nell’Ottocento, ha quindi caratterizzato Milano per lunghissimo tempo e ha avuto il suo culmine fino all’epoca della “Milano da bere” spazzata poi via da Tangentopoli tra la fine degli Anni 80 e l’inizio degli Anni 90.
Dopo quasi 25 anni la positiva conclusione del semestre di Expo 2015 ha riportato nella città meneghina quell’atmosfera del fare che per un paio di secoli era stata la sua caratteristica principale e, grazie a Cantone, la discussione sulle differenze tra Roma e Milano ha ripreso in modo vigoroso con la passione tipica di chi tifa per due diverse squadre.
UN SENSO DI RESPONSABILITÀ DIVERSO. Sono nato a Tarquinia e sono circa una ventina di anni che vivo a Milano avendo comunque trascorso 18 anni a Roma tra studio e lavoro. Personalmente credo di poter riconoscere una differenza sostanziale tra le due città: il senso civico.
Naturalmente le generalizzazioni penalizzano le minoranze ma il senso civico dei milanesi si fa certamente preferire a quello romano.
Credo dipenda dal fatto che i milanesi hanno un minor debito di riconoscenza nei confronti della politica in quanto non hanno la propria economia basata sui ministeri, le Authority, la Banca d’Italia, la Rai e/o organizzazioni similari.
A Milano si va in fabbrica e occorre farlo con un senso di responsabilità diverso se si vuole mantenere il posto di lavoro. Non è una contraddizione o un paradosso ma questo stimola un diverso senso della disciplina e contemporaneamente anche un diverso senso dei diritti nel momento in cui si è compiuto per intero il proprio dovere. Entrambi questi aspetti aiutano a far funzionare meglio le cose.
CONCETTO DI MERITOCRAZIA PIÙ SVILUPPATO. A Milano (pur avendo grandi spazi di miglioramento) il concetto di meritocrazia e più sviluppato. Non che non esistano le raccomandazioni anche nell’impresa privata meneghina ma qui, se poi non funzioni, vai a casa comunque.
A Roma (quasi) tutto rientra in un aspetto relazionale e se trovi la raccomandazione giusta per lavorare in un posto pubblico nessuno riuscirà più a mandarti via.
Anche le grandi aziende romane scontano un azionariato pubblico molto importante per cui per arrivarne ai vertici occorre certamente essere bravi ma anche appartenere o avere comunque il gradimento della “giusta” parte politica.
L’attuale presidente del Consiglio, conscio di questo problema, aveva cercato di cambiare i criteri di nomina nelle aziende a presenza pubblica arrivando subito dopo a dire che «l’economia relazionale è morta». Credo che oggi a questa domanda non risponderebbe con altrettanta determinazione.

A Roma tutti sono amici di tutti

Matteo Renzi interviene al convegno milanese sull'Expo.

Facciamo un gioco? Immaginate di avere per le mani un business plan perché avete intenzione di sviluppare un nuovo progetto. Se lo sottoponete a un team milanese la focalizzazione sarà su dimensione del mercato, fatturati attesi, possibilità di finanziamento, eccetera.
Se lo stesso progetto è sottoposto a un team romano la prima domanda in assoluto sarà: chi serve conoscere per poterlo realizzare? Poi arriverà il resto.
A Roma tutti sono amici di tutti. Anche nei colloqui privati, parlando occasionalmente di un personaggio noto, c’è una sorta di competizione a dire “è amico mio”. I salotti romani sono una sorta di pot-pourri dove si siedono attorno allo stesso tavolo politici, magistrati, manager, giornalisti, e via dicendo. Tutta gente che il giorno dopo dovrebbe trovarsi su fronti contrapposti, controllarsi l’uno con l’altro affinché le cose funzionino al meglio.
IL FASCINO IRRESISTIBILE DELLA CAPITALE. Vi sembra realmente possibile che ciò possa avvenire? Roma è una città ammaliante. Paradossalmente, nonostante i suoi problemi, pochi resistono al suo fascino.
Anche gli alfieri di “Roma ladrona” ne sanno qualcosa. Va però anche detto che c’è una fetta della popolazione romana che meriterebbe la medaglia d’oro al valor civile. I titolari delle piccole imprese (private) romane devono consumare tre volte le energie dei loro colleghi milanesi per ottenere lo stesso risultato.
Milano offre una densità e capillarità di servizi in modo quali/quantitativo impossibile da immaginare per il contesto romano. Per questa categoria di persone tutto è più difficile ma ciononostante si impegnano con determinazione riuscendo a superare le difficoltà quotidiane.
Naturalmente quando si confronta Milano con Roma per la prima si fa riferimento alle aziende private. Piccole medie o grandi che siano.
Per Roma il riferimento sono i ministeri, gli uffici pubblici e anche le aziende dove la presenza pubblica è importante e garantisce tutta una serie di privilegi che vanno dalla garanzia del posto di lavoro (a prescindere dalla performance) a pacchetti di benefit che non hanno riscontro nella business community nazionale.
DUE FIGLI CON UN CARATTERE AGLI ANTIPODI. A Milano tutti i barbieri hanno il loro negozio e lavorano se riescono ad attirare i clienti. Non hanno la possibilità di tagliare i capelli o fare la barba ai parlamentari ricevendo una remunerazione che spesso è un sogno per un manager di buon livello.
È evidente che tutto è molto più complesso di come ho cercato di semplificare, ma è chiaro che humus diversi consentono di avere coltivazioni diverse pur in terreni simili. È una verità storica che contraddistingue da sempre le due più importanti città italiane.
Forse ha ragione la giornalista Laura Vestrucci: Milano e Roma stanno all’Italia come due figli di opposto timbro caratteriale stanno alla famiglia. L’unica speranza è che il figlio migliore aiuti l’altro a crescere.

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