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MAMBO 2 Novembre Nov 2015 1700 02 novembre 2015

La sinistra a Roma salti un giro: scelga Marchini

Perderà di sicuro. E allora appoggi un altro. Purché non sia Meloni, Salvini o Grillo. 

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Alfio Marchini.

Che cosa deve fare la sinistra quando ha la netta sensazione che non può vincere?
C’era in un famoso film di Monicelli, Romanzo popolare, una scena in cui Ugo Tognazzi sposato a una giovanissima Ornella Muti, di fronte all’ipotesi avanzata da qualche suo compagno di lavoro - che la sua spledida moglie potesse tradirlo o addirittura lasciarlo (come poi accadde con il poliziotto Michele Placido) - rispondeva serafico che in quel caso avrebbe fatto una sola cosa: «Si va a centrocampo, si saluta e ci si avvia negli spogliatoi».
Non andò proprio così ed è difficile che la sinistra che si avvia a perdere Roma si acconcerà a salutare a centrocampo.
PARTITA ORMAI DISPERATA. Probabilmente cercherà di rovesciare il risultato di una partita ormai disperata.
Però ci vogliono un’idea di città e un candidato. Quindi uno schieramento.
L’idea di città non c’è. Oggi sarebbe una grande idea far funzionare la città che c’è e trovare un onesto amministratore attento e severo.
Nel cortile della sinistra un mezzo purosangue così non c’è o, se c’è, non ha i voti: gliene mancano tanti anche perché deve convincere gli elettori, disamorati, a investire al buio.
La sinistra poi non è unita e non si sa che cosa sia.
MARINO, PARABOLA RIDICOLA. La parabola di Marino è intrigante. L’allegro chirurgo alla fine del suo breve mandato non lo voleva più alcuno, ma appena è diventato capofila di una battaglia di corrente ha trovato sostenitori e ammiratori anche fra vip o giù di lì. Ridicolo.
Una sinistra così può combattere una battaglia di bandiera e bruciare un suo uomo. Per esempio Fabrizio Barca.
Barca è un signore di mezza età, appassionato di politica, coltissimo e può essere generoso.
Quel che viene da chiedersi è perché esporre lui a una sconfitta certa.
Altri nomi sono stati fatti, gente brava e mezze calzette. Niente in grado di ribaltare il risultato.
La sinistra potrebbe invece, a differenza di Tognazzi, salutare a centrocampo.
MEGLIO UN NOME INDIPENDENTE. Questa non è la sua partita. Può saltare un giro e può far convergere i voti su un candidato che si dichiarasse indipendente e che rifiutasse i voti di Meloni e di Salvini, di quest’ultimo soprattutto visto che si porta appresso in dote CasaPound.
Questo personaggio può essere Alfio Marchini. La sinistra può dire: non è il mio candidato, ma lo voto purché non mi costringa a votarlo assieme e xenofobi e fascisti.
Poi potrebbe cercare di ricostruirsi, a condizione che mandi a casa i giovani-vecchi che l’hanno distrutta.
Non ci sono altre strade. A meno che non la si voglia dare per vinta a Beppe Grillo e ai suoi “ragazzi”. E allora per Roma sarebbe proprio la fine.

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