Bossi condannato, vilipendio Napolitano
IL CASO 2 Novembre Nov 2015 1500 02 novembre 2015

Rimborsi Lega: Bossi tira in ballo Salvini e Maroni

Il legale dell'ex leader padano a processo con Belsito attacca Matteo e Bobo.

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La vendetta è un piatto che va servito freddo. Ne sa qualcosa Umberto Bossi.
Mentre Camera e Senato sono stati ammessi come parti civili nel processo contro il Senatùr, l'ex tesoriere Francesco Belsito e tre ex revisori della Lega accusati di truffa aggravata ai danni dello Stato per la maxi truffa di 40 milioni di euro sui rimborsi elettorali, che potrebbero essere 59 milioni secondo l'avvocatura dello Stato, l'avvocato del vecchio leader padano Matteo Brigandì ha tirato in ballo pure i Roberto Maroni e Matteo Salvini. Oltre ad aver sollevato una eccezione di competenza territoriale sostenendo che il processo deve essere celebrato a Roma.
MARONI E SALVINI NEL MIRINO. E qui le cose si complicano: secondo il legale di Bossi, nel 2012 a capo del Carroccio non c'era più il Senatùr, ma Maroni e Salvini e quindi Bossi non dovrebbe essere chiamato a restituire i soldi relativi a quel periodo.
Il ragionamento di Brigandì è semplice: i rimborsi sarebbero stati dati a Maroni prima e a Salvini dopo la cacciata di Bossi (avvenuta dell'aprile 2012), e spesi dal partito. In pratica, sostiene l'avvocato se truffa allo Stato ci fu, ne hanno 'beneficiato' anche i segretari successivi.
BOSSI E QUEL BILANCIO IN ATTIVO. Non solo. Brigandì spiega di avere scritto alcune lettere a Salvini nelle quali sosteneva che Bossi aveva lasciato un bilancio in attivo di 41 milioni di euro. «Quei soldi», si legge nella lettera, «sono da te indicati come corpo di reato della truffa. Per questo ti diffido dallo spenderli».
Il segretario federale della Lega, dal canto suo, ha risposto a muso duro minacciando querele: «Chi mette in dubbio la mia onestà, la mia trasparenza e la mia correttezza ne risponderà ai cittadini e in tribunale».
Il pm Paola Calleri ha intanto anticipato che cambierà il capo di imputazione nella parte che riguarda i rimborsi elettorali relativi al 2010 ma percepiti nel 2012: la truffa non sarebbe solo tentata ma consumata.

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