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BASSA MAREA 3 Novembre Nov 2015 1330 03 novembre 2015

Al diavolo la Grecia, Varoufakis pensava a sé

Nuovi libri. Conferenze. Cattedre prestigiose. Così l'ex ministro ha gettato la maschera.

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Yanis Varoufakis con Fabio Fazio.

Fabio Fazio è un conduttore televisivo abile, soft nella forma, in genere all’ombra del politically correct.
Invita ovviamente chi vuole al suo talk show su RaiTre Che tempo che fa.
E a molti sarà piaciuto vedere il 27 ottobre per oltre 20 minuti il ben retribuito, per l’occasione, Yanis Varoufakis.
L’ospite greco dà infatti voce, e lo ha fatto per sei mesi con un’ampia platea internazionale, a chi vorrebbe cambiare il sistema.
Aria nuova. A partire dall’Europa.
Abbiamo sempre bisogno di chi vuole cambiare il sistema perché questo contribuisce a mitigare, se ne fosse rimasta, l’autocompiacenza.
FALLIMENTO POLITICO. Ma anche i sostenitori del cambiamento devono essere sottoposti al metodo critico. Vedere che cosa hanno fatto, se mai hanno avuto le mani in pasta. E Varoufakis ha fallito.
Se il suo obiettivo era ottenere per Atene condizioni meno onerose di quelle avute a metà luglio 2015, pochi giorni dopo la sua uscita dal governo, ha del tutto sbagliato strategia.
Non ci si inimica le uniche persone in grado di aiutarti.
L'UNICO A GUADAGNARCI. Se il suo obiettivo era invece crearsi l’immagine di un critico inflessibile dell’Europa allo sbando, passando così dalla serie C alla serie A accademica, e raccogliendo il plauso di quanti dicono da anni che l’Europa dell’euro non regge, fallisce, fallirà, anzi ha fallito - e questo soprattutto nell’accademia anglosassone che è per Varoufakis da sempre di riferimento - allora il professore ha fatto centro.
Ma è l’unico ad averci guadagnato.

È diventato il Bruce Willis delle cancellerie

Euclid Tsakalotos e Yanis Varoufakis.

Ministro delle Finanze da febbraio a luglio 2015, Varoufakis doveva difendere le buone ragioni della Grecia e trovare un ragionevole compromesso in una situazione terribile.
La peggiore che un ministro potesse immaginare, con un debito pubblico ed estero monstre da record storico.
Oggi il suo successore altrettanto di sinistra Euklid Tsakalotos fa ciò che Varoufakis si è rifiutato di fare: applica gli accordi con l’Eurogruppo che è poi l’unica realtà mondiale in grado di dare ossigeno alla Grecia.
Chi parla di usurocrazia da parte dell’Europa verso Atene, strozzata da tassi usurai, non sa che l’Europa fa ormai pagare alla Grecia tassi di estremo favore che nemmeno la Germania ha su gran parte del suo debito.
Certo, l’Europa non ha ancora condonato quei 100 e oltre miliardi che alla fine condonerà, ad acque più calme.
UN COSTO PER L'ITALIA. Ma non è uno scherzo dire, per esempio alle famiglie italiane, che per Atene occorre rinunciare a circa 1.000 euro.
Se Roma sarà chiamata prima o poi a condonare per metà quanto ha in vario modo sborsato per la consorella mediterranea, saranno circa 300 euro a testa e un migliaio in media a famiglia.
Varoufakis è diventato un personaggio, il Bruce Willis delle cancellerie, sguardo tenebroso e vessillo sempre al vento.
Voleva salvare l’Europa, ma non glielo hanno permesso, ha detto anche da Fazio, con fosche e non nuove, da parte sua, previsioni sull’Italia.
SUPER CORTEGGIATO. E mentre prima sarebbe stato intervistato al telefono, in fretta e gratis per qualche radio privata, oggi viene invitato con tutti gli onori da programmi importanti.
La malattia greca, ha sempre detto Varoufakis, era in realtà la malattia europea.
E si metteva d’impegno a spiegare ai colleghi dell’Eurogruppo il da farsi. Si può immaginare.

È stato una meteora, come era facile prevedere

Varoufakis dopo le dimissioni.

La sua strategia è stata sbagliata fin dall’inizio perché, come ha scritto Yves Smith - che guida il blog Naked Capitalism, tempio degli economisti radicali americani e dove Varoufakis veniva da tempo ospitato -, ha perseguito due obiettivi contraddittori: restare nell’euro, ma ripudiare le politiche di austerità e i diktat delle istituzioni che governano l’euro.
HA STANCATO TUTTI. Varoufakis ha da subito alzato la bandiera del dissenso, ha stancato i suoi colleghi che alla fine lo hanno definito «insopportabile perditempo, giocatore d’azzardo e dilettante» (a Riga, ad aprile), è piaciuto a quelli che dicevano «questo sì che gliele canta all’Europa», ha stancato anche il suo primo ministro, e ha dovuto alla fine andarsene.
Una meteora, come era facile prevedere fin dall’inizio.
Il suo predecessore Gikas Hardouvelis dice: «Biasimo Varoufakis. Ha reso un enorme disservizio a Tsipras, perché sapeva benissimo che cosa stava succedendo ma ha pensato soltanto alla sua autopromozione, sacrificando il suo primo ministro e il suo Paese».
«SI È FATTO 18 NEMICI». Il giudizio è pesante, ma Hardouvelis non è un avvocaticchio del Pireo, è un accademico di prima grandezza: studi internazionali, cattedre importanti negli Usa, e già braccio destro dell’ex premier Lucas Papademos, ex vice presidente della Bce (2002-2010), anch’egli accademico di vaglia, al quale il Paese si rivolse per aiuto nel 2011-2012.
Dice ancora Hardouvelis riferendosi ai colleghi dell’Eurogruppo e al presidente Bce Mario Draghi: «Varoufakis è riuscito a farsi 18 nemici. E questo è tutto quello che ha fatto».

Nel circuito ben retribuito delle conferenze

Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis.

Varoufakis ha anche twittato magnificamente, entusiasmando i suoi seguaci, anche italiani, e sono numerosi.
Dopo Riga, mettendosi nei panni di Franklin Roosevelt nel 1936, e mettendo i colleghi ministri che lo avevano scaricato in quelli degli allora banchieri di Wall Street arcinemici del New Deal, faceva sua con modestia esemplare la sfida del grande presidente americano: «Sono unanimi nel loro odio nei miei confronti e io sono lieto del loro odio».
NOBILI PAROLE. E POI? E dopo il referendum del 5 luglio che rigettava il piano europeo accettato poi di fatto però una settimana dopo dal governo Tsipras senza più Varoufakis, annunciava che «il 5 luglio rimarrà nella storia come un unico momento in cui una piccola nazione europea si è ribellata alla schiavitù del debito».
Nobili parole. Si passa ora al circuito delle conferenze, ben retribuito.
A un nuovo libro. E in prospettiva a una vera cattedra negli Stati Uniti, come quelle avute da Papademos e Hardouvelis, non più come visiting professor che è, come dire, uno strapuntino.
TSIPRAS HA PENSATO AI GRECI. Quanto all’amico Tsipras, «non aveva quello che serve, come sentimenti, emozionalmente, per portare il “no” del referendum in Europa e usarlo come un’arma».
Già. Tsipras comunque ha ingoiato un enorme rospo e ha pensato alla Grecia.
Il “no” referendario non serve e rinnegare i debiti, che verranno in parte notevole condonati quando sarà possibile farlo senza eccessivi contraccolpi.
Varoufakis ha pensato a Varoufakis.

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