Matteo Renzi 151103220350
NAZARENO 3 Novembre Nov 2015 2101 03 novembre 2015

Assemblea Pd, Renzi difende la manovra

Il premier: «Sul sociale investiamo più di prima». Ma D'Attorre, Folino e Galli lasciano.

  • ...

Matteo Renzi.

La manovra? «È di sinistra». E chi non se ne accorge fa «semplice demagogia». Regioni e 'dissidenti' della minoranza sono avvisati.
Il premier davanti alla platea dem ha difeso la Stabilità, compreso l'innalzamento della soglia del contante che aveva fatrto arricciare il naso a più di un collega di partitro (e non solo).
L'ADDIO DI D'ATTORRE, GALLI E FOLINO. Il sigaro portato da Cuba per Pier Luigi Bersani, però, non è servito a riportare la pace all'interno del partito: i bersaniani Alfredo D'Attorre, Carlo Galli e Vincenzo Folino hanno infatti annunciato l'addio al Pd. «Il Pd così non regge», ha spiegato. «Il processo di distacco è destinato ad accentuarsi nei prossimi mesi. Renzi ritiene che la sinistra non abbia possibilità, ma io ritengo che non ci sia spazio per la sinistra nel Pd».
Tuttavia il timore di un'altra emorragia all'interno del partito (la settimana scorsa aveva dato l'addio al Pd anche Corradino Mineo) non ha spinto Matteo Renzi a usare toni dialoganti: il premier, come al solito, ha invitato i 'dissidenti' ad accomodarsi fuori dal Pd a fianco di Landini e Fassina. «Chi va a raggiungere Landini, Camusso, Vendola, Fassina faccia pure», ha detto. «Io non seguo la logica del vecchio Pci: mai nemici a sinistra. Se si vuole militare in una sinistra di testimonianza, d'accordo. Ma, con questa sinistra, certo non si può governare».
TENSIONE CON LA MINORANZA PD. La tensione però è rimasta alta anche per l'intenzione della minoranza di dare battaglia sulla legge di Stabilità all'esame della commissione Bilancio del Senato, dopo l'alzata di testa di Sergio Chiamparino che si è dimesso dalla Conferenza Stato Regioni in polemica con i tagli dell'esecutivo. E la bocciatura da parte della Corte dei Conti.
CHIAMPARINO: «NON MI DIVERTO, LAVORO». «Preferisco avere le mani libere dal punto di vista politico per portare avanti le proposte legate alla nuova stagione che si apre», ha detto il presidente della Regione Piemonte in risposta alla sfida lanciata agli Enti locali da Renzi. «Le mie dimissioni restano. Non vado all'incontro col governo con spirito di divertimento ma di lavoro. Lo considero un importante, impegnativo appuntamento nella mia agenda di lavoro».
La possibilità di ripetere con la manovra lo schema delle riforme, con i 25 senatori bersaniani pronti ad aprire un braccio di ferro, però pare non spaventa il premier. Convinto delle misure varate - tagli alla Sanità e soglia del contante in testa - che ha difeso a spada tratta. Un intervento per la prima volta non a braccio. Particolare che ha colpito la platea.
PIER E IL SIGARO DELLA PACE. Dopo il siparietto del sigaro Romeo y Julieta portato in regalo da Cuba a Bersani, al quale non ha potuto consegnarlo direttamente perché l'ex segretario è arrivato in ritardo, il premier ha spiegato che la manovra è di sinistra. «Sulla sanità, il sociale e la cultura, noi investiamo più di prima», ha chiarito. Aggiungendo: «Bisogna avere uno sguardo diverso sulla legge di stabilità: vinciamo se gli altri li sfidiamo in positivo. Lo dico alle tante minoranze del Pd: attenzione, i nemici non siamo noi».
Una cosa è certa: giù le mani dall'innalzamento del tetto dei contanti: «Non esiste correlazione con l'evasione», ha ripetuto il premier.
«Sulla sanità è demagogico dire che mettiamo meno soldi», ha poi attaccato Renzi rivolto alle Regioni.
«EXPO, CAPORETTO DEI GUFI». Expo è ormai la parola d'ordine, il nuovo paradigma della politica di governo.
«Si è dimostrata la Caporetto dei gufi», ha spiegato Renzi, elencando i dati degli ultimi mesi, dal Jobs act che «sta mostrando il suo volto migliore» alle stime di crescita che «sono state sottostimate». Nella convinzione che l'Italia è «il Paese più longevo, alla faccia di chi vorrebbe farci mangiare insetti...».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso