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INTERVISTA 3 Novembre Nov 2015 1849 03 novembre 2015

Brigandì: «I rimborsi della Lega? Chiedete a Maroni»

Parla l'avvocato Brigandì: «I soldi del 2010 sono andati a Bobo. Dove sono finiti?»

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«Voi giornalisti non capite un caz..».
Matteo Brigandì, ex senatore della Lega Nord, forte accento meridionale, nato a Messina nel 1952, ex consigliere del Csm, avvocato storico dell'ex vecchio capo del Carroccio Umberto Bossi, non la prende bene quando gli si domanda se la sua strategia nei processi sui rimborsi elettorali abbia creato una nuova guerra dentro il movimento.
«Ma no, bisogna capirle le cose! Ma quali guerre? Bossi tiene più alla Lega che ai suoi figli», urla al telefono, spiegando che «Umberto tutto vuole tranne che andare allo scontro, anzi. Si dimise da segretario all'epoca (5 aprile del 2012, ndr) proprio per non danneggiare la Lega».
«SU BOSSI METTO LA MANO SUL FUOCO». Brigandì è un legale a tutto tondo, ricorda inchieste, passaggi procedurali, cifre, atti, bilanci, non gli sfugge niente. O almeno così sembra. «Qui siamo in presenza di un'inchiesta nata con perquisizioni illegittime», spiega, «perché perquisirono l'ufficio di Bossi senza avere l'autorizzazione, c'erano pure gli elicotteri. Su di lui metto la mano su fuoco, non c'è assolutatamente nulla».
Il riferimento del legale è a quel 3 aprile del 2012, la mattina che sconvolse la Lega, con l'arrivo del pm Henry John Woodcock nella sede di via Bellerio.
DUE PROCESSI ANCORA IN PIEDI. Di quella storica battaglia senza esclusione di colpi, tra le presunte infiltrazioni della 'ndrangheta e il coinvolgimento dei figli di Bossi, Riccardo e Renzo, tra cerchi magici e guerra delle scope di Maroni, sono rimasti in piedi due processi.
Ce n'è uno a Genova, dove Bossi è accusato di truffa ai danni dello Stato e tentata truffa, poi un altro a Milano, dove invece viene contestata l'approprizione indebita.
È un groviglio giudiziario dove s'incrociano forse alcuni errori della procura, come sostiene Brigandì, e pure le richieste di Camera e Senato che chiedono la restituzione di 59 milioni di euro di rimborsi elettorali, non più 40.
Un vero caos dove si preannunciano colpi di scena nel caso la procura dovesse analizzare i bilanci della segreteria federale di Maroni, che a quanto pare sarebbe infuriato per le ultime novità processuali.
Brigandì, logicamente, difende il suo assistito e smentisce in continuazione l'ipotesi di battaglie interne al partito.
«La mia richiesta al processo», spiega, «riguardava esclusivamente la competenza territoriale. Nel senso che se l'ultima dazione al Senato, nel 2010, è stata data a Roma al conto presso la Camera di Roberto Maroni e poi incassata dallo stesso Roberto Maroni come segretario, la competenza non è Genova, ma appunto Roma».

Umberto Bossi e, nel riquadro, Matteo Brigandì.

DOMANDA. Lei dice che non c'è nessuna guerra. Eppure Salvini ha minacciato di querelare.
RISPOSTA. Ma non è vero, non lo ha detto. Il punto è un altro. Il pubblico ministero ha spiegato che gli servivano i documenti di Maroni, della nuova amministrazione della Lega Nord. Perché l'ultimo pagamento sul conto della Camera è stato rendicontato nel 2010 e incassato nel 2012.
D. Quindi?
R. Il reato viene contestato tra il 2008 e il 2009. Ma le cose sono state fatte male. C'è stata la costituzione di parte civile da parte della Camera e del Senato. L'hanno ammessa per una somma superiore a quella richiesta dal pubblico ministero. Quest'ultimo ha poi ritenuto di imputare gli anni 2008-2009 e per il 2010 di fare un tentativo, dicendo una cosa falsa. La Camera ha ratificato questa cosa falsa e quindi ha tirato fuori pure le somme per gli anni dopo il 2010.
D. Ma Bossi poteva spenderli quei soldi oppure no?
R. Le spiego. L'impostazione dell'accusa parla di appropriazione indebita: cioè ti sei appropriato dei fondi della Lega per fare quello vuoi. L'appropriazione indebita poi non è stata trascritta nei rendiconti che bisognava presentare alla Camera.
D. Va bene, e allora?
R. Facciamo un esempio. Mettiamo che io faccia una causa a qualcuno e alla fine della causa questo mi chiede quanto voglio e io rispondo di pagarmi le spese legali. Mi dai mille euro, quando li ho presi con quei soldi posso farci quello che voglio? O no?
D. Ma cosa c'entrano le spese legali con i soldi pubblici ai partiti?
R. Qui i soldi pubblici non c'entrano nulla! Questo vale anche per i rimborsi elettorali. Tu fai le elezioni, affronti la campagna, spendi i soldi e poi viene rimborsato. Le ricordo Domenico Lusi: i soldi della Margherita non sono andati alla Margherita quando era già chiusa? I soldi di Di Pietro sono andati a Di Pietro che mi pare si sia comprato gli appartamenti.
D. Ma Lusi è stato condannato...
R. Sì, ma perché ha rubato i soldi a Occhetto... Se i soldi li dobbiamo avere io e te, tu li prendi e poi me li devi restituire.
D. In pratica sta giustificando che una parte dei rimborsi pubblici possa essere usata per scopi privati.
R. Non sto dicendo questo! Poi non è vero che i rimborsi elettorali devono essere spesi solo per fini politici, la Lega li spende come vuole.
D. Quindi come se ne esce?
R. All'inizio la Lega si è costituita. Avrebbe fatto bene a farlo per appropriazione indebita, ma si sono costituiti per truffa. Gli ho spiegato, facendo anche dei disegnini, che i soldi li avrebbero dovuti dare loro. E a quel punto non hanno più fatto la costituzione di parte civile.
D. Però si sono costituiti Camera e Senato.
R. E la Camera dice che è stato pagato pure il 2010, chiedendo altri soldi. Il pm non ha lavorato bene. Perché il documento del Senato ha dimostrato che quando è stato effettuato il pagamento dei rimborsi, questi sono andati a Roberto Maroni.
D. Quindi tocca all'ex segretario restituire i soldi?
R. A me di questo non importa nulla. Quello che a me interessa non è che Maroni li tiri fuori, ma che essendo stato fatto l'ultimo pagamento alla Camera la competenza territoriale sia spostata a Roma.
D. Quindi lo scontro non c'è?
R. Io non ho nessun interesse, e neppure Bossi ha interesse a coinvolgere la Lega. Lui sta lì, impavido e fermo, perché tra la Lega e suo figlio preferisce la prima.
D. Ma in Lega adesso perché non ci sono più soldi?
R. Ci sono i bilanci da vedere. Gli ultimi tre bilanci di Bossi, come nel 2008 e 2009, erano in attivo di circa 8 milioni per anno. Questo perché oltre ai rimborsi c'erano 13 milioni di dazioni volontarie che erano le parti che davano tutti i deputati, me compreso. Da quando se n'è andato via il partito è stato sempre in perdita.
D. E dove sono finiti?
R. Forse bisognerebbe chiedere ai portinai di via Bellerio che hanno licenziato. Sui giornali leggo che sarebbero stati spesi nelle campagne elettorali di Maroni e Salvini, ma i conti non tornano. E la matematica non è un'opinione.

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