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INTERVISTA 3 Novembre Nov 2015 1732 03 novembre 2015

Giobbe Covatta: «Io come Grillo? Non pensiamo sempre al ribasso...»

Giobbe Covatta candidato portavoce dei Verdi. Ma lui non intende fare il leader. «Perché è un mestiere molto serio. All'Italia di oggi servono più Gramsci».

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Giobbe Covatta, a Napoli, ha già raccolto il 100% dei voti da parte dei delegati del partito: candidato portavoce, in vista del congresso nazionale dei Verdi che si terrà a Chianciano Terme il 14 e 15 novembre.
Obiettivo della due giorni è scegliere un nuovo leader, ma a condurre il Sole che ride (in cerca di un rilancio) verso il Sol dell'avvenire, Covatta non ci pensa proprio: «Semmai, per quanto mi riguarda, immagino un ruolo da testimonial», dice a Lettera43.it.
Guai però a paragonarlo a Beppe Grillo: «Ma perché pensiamo sempre al ribasso? Perché invece non pensiamo a figure come quella di Antonio Gramsci?».
Insomma, per Covatta, leader non ci si improvvisa. «Smettiamola con questa storia che la politica non è un mestiere. Non è vero. È un mestiere serio, impegnativo e importantissimo. È quel mestiere che fa sì che l'Italia cammini o non cammini, e che cammini nel verso giusto oppure no».
Se gli si fa notare che proprio questo è un linguaggio da leader politico, risponde con ironia: «Parlo sufficientemente da politico per capire che non lo sono. Tutto qua. Ho una preparazione politica sufficiente a farmi riflettere sul mio ruolo».

Giobbe Covatta.

DOMANDA. Dunque, cos'ha da dire a proposito della sua possibile elezione a leader del partito dei Verdi?
RISPOSTA. Ci sono quattro o cinque errori in una frase sola, pensa un po' che cosa straordinaria.
D. Non è stato forse già eletto con un plebiscito a Napoli come candidato portavoce?
R. Sì, ma io... a mia insaputa. Dovrò spiegare a voce alta in modo che lo sentano tutti che cosa sta succedendo.
D. Ecco, che cosa sta succedendo?
R. Al momento nulla. Anche perché siamo in attesa di un congresso.
D. Appunto. Saranno prese delle decisioni, no?
R.
Quando ci sarà il congresso, il partito potrebbe farmi delle richieste. Ma tu non sei il primo che mi chiama. Che c'è scritto sui giornali?
D. Il Corriere della Sera, per esempio, sembra entusiasta. Scrive: «Assisteremo a un autentico spettacolo. Una certa politica seriosa farà i conti sull'ambiente col serissimo Covatta».
R. Mi fa piacere, nel senso che il mio ego se ne nutre. Ma detto questo, non c'è ancora nessun tipo di soluzione.
D. Nemmeno a livello informale?
R.
Ho parlato molto informalmente con il segretario, Angelo Bonelli, ma non siamo ancora arrivati da nessuna parte.
D. Ma se dovesse arrivare una chiamata, risponderebbe positivamente?
R. Una chiamata per fare che?
D. Il nuovo leader del Sole che ride.
R. Se mai fossi chiamato a ricoprire questo incarico, ringrazierei con molto affetto e con molto orgoglio, perché non è un segreto che io sono vicino ai Verdi da tempo immemorabile. Ma rifiuterei, con altrettanta decisione.
D. Non rientra tra le sue priorità?
R. No, non rientra tra i miei programmi. Anzi, ne approfitto per farmi un po' di pubblicità. A gennaio parto con una nuova tournée. E un leader non può andare in tournée, dai! Non è serio! (ride).
D. Perché? Se pensiamo a figure come quella di Beppe Grillo...
R. Ma perché non pensiamo invece a figure come quella di Antonio Gramsci? Perché pensiamo sempre al ribasso?
D. Guardando al successo del Movimento 5 stelle, non è così strano immaginare che i Verdi abbiano pensato a un'operazione simile...
R. A me fa molto piacere, più che altro per orgoglio personale, che me l'abbiano chiesto. Ma insisto, sarebbe un altro mestiere. Fare il leader politico non è una cosa che uno dice: «Oggi sai che faccio? Mi metto a fare il leader». Serve una storia politica lunga, servono esperienze, percorsi già segnati. Io faccio ridere la gente, il mio mestiere è un altro.
D. Eppure, le sue battaglie hanno molti punti di contatto con quelle dei Verdi.
R. Non solo hanno punti di contatto, in alcune circostanze coincidono proprio. Però, non è che se uno si preoccupa dell'ambiente, deve diventare leader di partito. Tu capisci che in Italia, altrimenti, ci sarebbero 12 milioni di leader. Non è possibile.
D. E un ruolo che comportasse un impegno meno gravoso?
R. Un ruolo che comportasse un impegno meno gravoso, e che fosse in qualche maniera vicino al mio mestiere... Insomma, per quanto mi riguarda, io immagino un ruolo da testimonial. Ma più di questo no. Non vado oltre, non solo per motivi pratici, di tempo a disposizione da dedicare. Ma anche per motivi di capacità, obbiettivamente.
D. Non sia così modesto...
R. Ma non lo sono affatto. I leader non si inventano. Diventano tali per storia, non per acclamazione. Uno è leader se nella sua storia c'è un percorso che l'ha condotto fino a quel punto. Altrimenti diventa un Masaniello, che è cosa diversa.
D. Ma la sua è una concezione da vecchia politica. Oggi non comanda lo storytelling?
R. Io credo che la politica sia una cosa molto seria, che va fatta da persone preparate. Questo non significa che tutti quelli preparati siano dei bravi politici, attenzione. Ma questa storia che la politica non è un mestiere, non è vera. È un mestiere serio, impegnativo e importantissimo. È quel mestiere che fa sì che l'Italia, o qualsiasi altro Paese, cammini o non cammini. E che cammini o non cammini nel verso giusto e nella direzione giusta. Insomma, è una cosa complicatissima.
D. Vede però che lei parla da leader politico?
R. Ma io parlo sufficientemente da politico per capire che non lo sono (ride). Tutto qua. Ho una preparazione politica sufficiente a farmi riflettere sul mio ruolo.
D. D'accordo, e sulla sua nuova tournée cosa ci può dire?
R. Siamo io e Enzo Iacchetti, regia di Gioele Dix. Ci divertiamo molto a lavorare insieme. Stiamo preparando questo spettacolo che è un... un.... uno spettacolo teatrale. Di un autore norvegese, di cui non ricordo il nome.
D. Come non ricorda il nome?
R. Perché ovviamente è pieno di puntini e di sbarrette! Non me lo ricordo come si chiama (l'autore è Axel Hellstenius, ndr). Il titolo dello spettacolo però sì: Matti da slegare.
D. Un titolo basagliano.
R. I protagonisti sono infatti due malati mentali, che ritrovano dopo molti anni la libertà ed escono dall'istituto. La prima ufficialissima sarà al Teatro Carcano di Milano, che ne è anche il produttore. La prima messa in scena per il pubblico sarà invece a Bagnacavallo.
D. E c'è già una data?
R.
Ehm, no. Ma mica per altro, perché non me la ricordo (ride).

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