India 151022163604
PROTESTA 3 Novembre Nov 2015 1000 03 novembre 2015

India, rivoluzione degli scrittori contro le violenze

Estremismo hindu. Odio anti-pakistano. Democrazia in pericolo. E Modi? Tace. Così gli autori restituiscono il premio dell'Akademi: «È emergenza democratica».

  • ...

da New Delhi

Narendra Modi, primo ministro indiano.


La cronaca indiana ha dato dimostrazione di come lo stato di salute della convivenza democratica nel Paese si stia facendo sempre più preoccupante.
Il 28 settembre 2015 un gruppo di giovani vicini agli ambienti dell'estremismo hindu ha attaccato la casa della famiglia Akhlaq, musulmana, residente nel villaggio di Dadri (Uttar Pradesh).
LO SCANDALO-CARNE. Dal tempio hindu locale si erano diffuse voci che gli Akhlaq fossero dediti al consumo di carne bovina, attività che non rispetta i dettami della forma maggioritaria di induismo, ma, secondo le leggi dell'Uttar Pradesh, completamente legale.
Mohammad Akhlaq, 50 anni, è morto linciato dalla folla; il figlio Danish è sopravvissuto, dopo alcuni giorni in prognosi riservata per le percosse subite.
«SOLO UN INCIDENTE». L'azione è stata derubricata dai membri del partito di governo guidato dal premier Narendra Modi, il Bharatiya Janata Party (Bjp) come «un incidente», mentre i quadri locali rassicuravano la comunità hindu dichiarando di voler andare a fondo sulla provenienza della carne trovata dentro casa Akhlaq.
Giorni dopo, test in laboratorio condotti dalla scientifica dell'Uttar Pradesh hanno provato che si trattava di carne di montone.
ODIO ANTI-PAKISTANO. In Maharashtra, due settimane più tardi, il maestro pakistano del ghazal Ghulam Ali è stato costretto a cancellare due concerti fissati a Mumbai e a Pune, minacciato dalle proteste del Shiv Sena, formazione ultra induista decisa a bloccare l'evento musicale “in onore” dei soldati indiani caduti al confine kashmiro col Pakistan.
Sempre il Shiv Sena, nella prima metà di ottobre, ha preso di mira Sudheendra Kulkarni, presidente dell'Observer Research Foundation Mumbai, reo di voler presentare a Mumbai il libro di Khurshid Mahmud Kasuri, ex ministro della difesa pakistano.
IMBRATTATO DI INCHIOSTRO. Un gruppo di uomini, in questo caso, ha lanciato dell'inchiostro in faccia a Kulkarni appena prima della presentazione, costringendolo a presenziare all'evento col viso completamente imbrattato di nero.
Una «protesta pacifica», secondo i leader del Shiv Sena, che si sono complimentati coi responsabili non appena tornati in libertà su cauzione.

Il governo Modi tace, protestano gli scrittori

Lo scrittore indiano Salman Rushdie.

La catena di eventi ha messo al centro della polemica nazionale il governo del Bjp, formazione di destra di stampo nazionalista e induista che intrattiene attivamente rapporti con tutte le sigle dell'estremismo hindu.
SOLO «RATTRISTATI». Alla richiesta di presa di posizione per tutelare la libertà d'espressione nel Paese, gli esponenti più in vista del partito - a partire dal ministro delle finanze Arun Jaitley, una “colomba” vicina al premier Modi - hanno ridimensionato l'allarme, dicendosi «rattristati» per episodi che non fanno onore all'India, ma accusando le opposizioni di attacchi gratuiti al governo, che non può ritenersi responsabile di quanto accaduto.
«COLPA DELLE OPPOSIZIONI». Anche il premier Modi, dopo settimane di silenzio, ha dichiarato a un quotidiano bengalese di essere «triste» per quanto successo a Dadri e a Ghulam Ali, scaricando però la colpa sulle opposizioni che istigano all'odio intercomunitario per trarne dividendi alle urne.
La risposta della società civile è arrivata dalla letteratura.
SOLLEVAZIONE LETTERARIA. Nayantara Sahgal - scrittrice, giornalista e nipote del primo premier indiano Jawaharlal Nehru - ha deciso di riconsegnare il premio ricevuto in passato dalla Sahitya Akademi - l'Accademia delle Lettere indiana, massima istituzione letteraria del Paese - protestando contro l'inazione delle istituzioni indiane di fronte al progressivo restringersi degli spazi democratici nel Pese, schiacciati dall'avanzata dell'estremismo religioso.
«NON CI RICONOSCIAMO PIÙ». Nel giro di qualche giorno, più di 40 scrittori e sceneggiatori premiati dalla Akademi hanno seguito l'esempio di Sahgal, non riconoscendo più nell'India di oggi i valori democratici e pluralisti che ispirano l'Akademi stessa.
A dare eco al gesto di protesta si sono aggiunti due tra gli autori più conosciuti in India e nel mondo: Amitav Ghosh e Salman Rushdie.

EMERGENZA DEMOCRATICA. In un commento pubblicato dall'Indian Express, Ghosh ha sostenuto la presa di posizione dei colleghi - seppur non riconsegnando il premio dell'Akademi, per ora - esortando la comunità degli scrittori a far sentire la sua voce in questo momento di emergenza democratica.
Allo stesso modo, su Twitter e intervistato dalla stampa indiana, Rushdie ha appoggiato l'iniziativa di Sahgal, denunciando «tempi cupi per la libertà d'espressione in India».
BOLLATA COME MESSINSCENA. Il ministro delle finanze Arun Jaitley, in un post su Facebook, ha bollato la protesta degli scrittori come una messinscena per screditare il partito di governo, «una dimostrazione di intolleranza ideologica» verso il Bjp.

Correlati

Potresti esserti perso