TRAGEDIA 3 Novembre Nov 2015 1700 03 novembre 2015

Volo A321, la pista dell'attentato contro la Russia

Disastro Metrojet, cresce l'ipotesi terrorismo: dal mistero Sos al lampo sui radar, fino ai missili in mano all'Isis. E il Califfato plaude alla tragedia in un altro video.

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L’ombra di un attentato nel Sinai pesa come un macigno sulla campagna militare russa in Siria.
Nei primi rilievi su quel che resta dell’Airbus 321 disintegrato, diretto da Sharm el Sheikh a San Pietroburgo, sarebbero state assenti tracce di «esplosivo» o di «impatti esterni», ma poi sarebbero stati rinvenuti degli «elementi che non hanno a che fare con la struttura del velivolo» (guarda la gallery).
Il condizionale è d’obbligo, le indiscrezioni sull'«incidente» da fonti egiziane contraddicono quelle diramate dalla compagnia russa Metrojet, che invece esclude errori o guasti tecnici.
Ma il caso del volo 7K9268 è abbastanza sospetto per diversi esperti di terrorismo.
GIALLO SUL SOS. La questione è spinosa per lo “zar” Vladimir Putin, che ha istituito una commissione, inviato periti anche balistici e promesso chiarezza ai famigliari delle 224 vittime: il Cremlino è un alleato di ferro dell’Egitto nella lotta all’Isis, a Mosca si resta cauti ma si vagliano «tutte le ipotesi».
Il giallo sul volo 7K9268 è infittito da un presunto sos, che i radar egiziani avrebbero captato «subito prima dell’incidente», ma che non risulterebbe dalle scatole nere. Da «strani suoni prima della sciagura nelle registrazioni». E ora anche dalla rilevazione di un satellite spia Usa di un lampo di calore nella porzione di cielo e negli istanti della tragedia, la mattina del 31 ottobre.
VENDETTA DELL'ISIS? La fiammata può essere stata provocata anche da incendi al motore o cedimenti strutturali e la paternità di Ansar Bait al Maqdis, gli affiliati dell’Isis in Sinai con le basi nella zona, è da prendere con le molle: la maggior parte delle rivendicazioni ex post del Califfato si è rivelata propaganda, e in Sinai l’occasione è ghiotta.
Tuttavia per gli israeliani si trattava di un attentato anche prima del video dubbio dei jihadisti sull’abbattimento del velivolo. E
ora è apparso online un nuovo video firmato Isis di plauso alla tragedia, di attendibilità come sempre incerta.
Putin è definito un «maiale» e si avverte che è solo l’inizio della vendetta, «invaderemo il vostro Paese e uccideremo la vostra gente».

Depistaggi in corso: le informazioni caotiche

Il sito Debkafile vicino all’intelligenge israeliana già nelle ore immediatamente successive riportava dell’aereo civile russo, «ritenuto abbattuto da un missile», citando le «cronache iniziali confuse e incomplete» di Mosca e del Cairo, nell’intenzione di «distogliere l’attenzione dalla probabilità che il velivolo potesse essere stato colpito dall’Isis nel Sinai».
La confusione di dati è un classico di molte tragedie aeree: anche per il volo fantasma della Malaysia Airlines le notizie della compagnia e dei diversi Stati coinvolti erano discordanti.
Sul disastro in Sinai però entrano in gioco molti più fattori politici e militari e siccome le informazioni trapelate non possono essere tutte vere qualcuno - la compagnia russa, Mosca, l’Egitto, l’Isis, altre potenze regionali - per interessi particolari o per qualcosa da nascondere sta depistando.
«NESSUN MAYDAY DALL'AEREO». I militari del Cairo, per esempio, hanno interesse a negare l'attentato per non far crollare il turismo sul Mar Rosso, le compagnie aeree a smentire gli incidenti per i costi delle assicurazioni.
Secondo l’osservatorio israeliano, la «chiamata d’emergenza del pilota alle autorità di controllo egiziane per un guasto tecnico con la richiesta di dirottare volo sugli scali di el Arish e del Cairo» sarebbe poi stata smentita: anche il capo dell’aviazione egiziana avrebbe riferito al quotidiano nazionale al Ahram Arabic che dal volo non arrivò nessun mayday.
Un rapporto del centro di ricerca sul terrorismo e sulla sicurezza italiano Itstime ha ricostruito però in modo preciso che l’aereo Metrojet è «decollato da Sharm alle 5.51 e ha volato per 23 minuti con rilevamento radar, perduto quando il velivolo ha approcciato quota 9.400 metri».
ESPLOSIONE IMPROVVISA. Nell’ultimo contatto ci sarebbe stata la «richiesta del pilota di un atterraggio d’emergenza» e anche «un’azienda specializzata con sede in Svezia, Flightradar24, dichiara che l’aereo, da quel momento, ha cominciato a perdere quota velocemente, circa 1.800 metri al minuto». Qualsiasi cosa sia successa i 217 passeggeri e i 7 membri dell’equipaggio hanno avuto a malapena qualche istante per accorgersene, dai sopralluoghi è risultato che sono morti seduti, con le cinture allacciate.
Se si escludono tre ucraini, tutte le vittime - tra cui 17 bambini in vacanza con le famiglie - sono russe: il luogo della tragedia e la loro nazionalità, a un mese dal lancio dei raid russi a tappeto in Siria e in Iraq, sono gli indizi più forti per l’ipotesi attentato.

Guasto per usura o attentato dell'Isis? Le ipotesi sull'incidente

Se insomma è stata una terribile coincidenza, i jihadisti di Ansar Bait al Maqdis hanno avuto molta fortuna, ma anche questo è possibile: «L’Airbus A321 è un modello generalmente affidabile», spiega a Lettera43.it il direttore ed esperto di terrorismo di Itstime Marco Lombardi da un meeting sulla sicurezza in Svezia, «ma la Kogalymavia (ora Metrojet, ndr) è una low cost famosa per la bassa sicurezza, soprattutto sulle tratte domestiche, per diversi motivi. Aerei vecchi e tecnologie arretrate, mancanza di addestramento adeguato e una rincorsa all'utile eccessiva che risparmia sulla sicurezza e l'affidabilità».
È ritenuto poi assai poco probabile, anche dagli Usa, che gli affiliati dell’Isis del Sinai dispongano di missili capaci di abbattere un aereo in volo al di sopra dei 9 mila metri di quota e sia Mosca sia il Cairo lo escludono categoricamente: la pista terroristica più probabile resta quella della bomba a bordo.
GLI ALLARMI ISRAELIANI. Ma già da alcuni mesi la Difesa israeliana - che sul Califfato si scambia informazioni con i russi - ammoniva sui sistemi missilistici dei quali, attraverso Gaza, sarebbero stati riforniti i gruppi jihadisti, e aveva innalzato il livello di allerta nelle regione.
Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania avevano raccomandato alle proprie compagnie aeree di non volare sul Sinai sotto la quota di 7.904 metri, e ora hanno deviato le rotte dalla regione. Anche Debkafile aveva di recente riferito dell’invio nel Sinai di «ufficiali dell’Isis, ex comandanti militari di Saddam Hussein, insieme a un sistema missilistico avanzato».
«MISSILI NELLE MANI DELL'ISIS». L’obiettivo era organizzare una campagna contro l’esercito egiziano, nel Sinai rami dell’Isis avrebbero «sviluppato un network di intelligence» con «informatori delle tribù locali dei beduini, anche tra lo staff di hotel, ristoranti e scali locali», che «tracciano tutti i movimenti nella penisola»,
Finora i terroristi avrebbero scelto di risparmiare i turisti del Mar Rosso, ma con l’offensiva russa tutto è diventato possibile.
Anche per il dossier Itstime i «miliziani islamisti nel Sinai non sembrano avere tali tecnologie e competenze, ma nulla è confermato». «Si è scritto di operazioni segrete della Cia che rifornisce di armi avanzate, missili compresi, i ribelli apparentemente moderati in Siria», conclude Lombardi «e sono stati già registrati armamenti del genere caduti nelle mani di Isis».

Twitter @BarbaraCiolli

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